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Nasce in Trentino la prima associazione per la cannabis terapeutica. La presidente Anedda: "Lavoriamo per portare questa terapia nel normale iter medico"

L'associazione Chacruna Cannabis Social Club, nata nel febbraio 2021 dall'esperienza quasi ventennale degli smart shop di Trento e Bolzano, rappresenta la prima realtà in Trentino per informare e seguire chi si vuole avvicinare alla cannabis terapeutica. Medici, psicologi, naturopati, accompagnano il percorso. La presidente Cristina Anedda: "Diamo supporto ai pazienti e ai loro familiari"

Di Davide Leveghi - 16 marzo 2021 - 16:43

TRENTO. Una nuova associazione per la canapa terapeutica fa capolino in Trentino. A lanciarla è Chacruna, realtà attiva dal 2003 nella vendita di articoli per fumatori, semi di cannabis e, negli ultimi anni, nella produzione e nella vendita della cannabis light. Aperta nel febbraio 2021, conta già una decina di soci, dando sostegno a coloro che si volessero avvicinare per necessità all'utilizzo terapeutico della canapa.

 

Il settore d'altronde si deve scontrare con gli ostacoli legislativi e la diffidenza che regna attorno al tema. Ma la marijuana terapeutica, ormai, è una realtà consolidata nel nostro Paese come in tutto il mondo. E anche a Trento, dopo la fondazione a Bolzano di un'associazione analoga (Cannabis Competence Center), fa capolino un'associazione nata con la finalità di informare e dare supporto.

 

L'essere da 18 anni sul territorio ci fa dire che lo stupore e la diffidenza nei confronti della cannabis in Trentino sono venuti meno – racconta Cristina Anedda, titolare dei negozi Chacruna di Trento e Bolzano assieme al marito, e presidente dell'associazione Chacruna cannabis social club – rispetto all'inizio, le persone che sempre più si avvicinano al nostro mondo sono avanti con gli anni. Persone che magari hanno problemi di insonnia, di dolori, trovano nel Cbd una soluzione naturale. Chi vuole provare la cannabis terapeutica, invece, solitamente è all'ultima spiaggia. Ha provato tutti i farmaci, con le conseguenze e le controindicazioni che possono avere. Sono ad esempio persone con malattie gravi e degenerative, come la sclerosi multipla. O persone che soffrono di malattie come l'encefalite a grappolo”.

 

Il primo scoglio in cui incappano – continua – è il medico di base. Il feedback che riceviamo da chi si rivolge a noi è di medici che sono disinformati se non diffidenti. Difettano di informazione, molto spesso. Questo anche perché la cannabis non passa dai canali farmaceutici classici. Se il medico è avulso alla terapia, che in quanto naturale è più agevole rispetto a quelle farmacologiche, è più difficile che venga prescritta. Ormai però esiste tantissima letteratura sulle proprietà della cannabis. E le stesse persone arrivano più informate al nostro negozio”.

 

Ma come funziona l'associazione e perché è stata creata? “Il direttivo è tutto al femminile. Io sono la presidente, mentre la vice-presidente è la dottoressa Maruo Camin, medico chirurga con specializzazione in riabilitazione neurologica e membro dell'Associazione trentina sclerosi multipla – spiega Anedda – è lei che fa la prima valutazione medica. Poi c'è Chiara Lazzeri, che ha il ruolo di segretaria. Per i servizi ci appoggiamo alla collaborazione a Trento con la farmacia di Roncafort e a Bolzano con la Perini. Ci abbiamo messo del tempo per riuscire a creare questi rapporti, perché il discorso della cannabis terapeutica è innovativo e difficile da comprendere”.

 

Oltre ad un medico, l'associazione conta anche su una psicologa e psicoterapeuta. Una figura centrale per offrire il supporto necessario in caso di utilizzo della cannabis terapeutica. “Valentina Zanon si occupa della psicoeducazione e del supporto psicologico al paziente e ai familiari. Questo perché spesso c'è reticenza anche in questi ultimi. Invece serve dare supporto anche a loro. Come socio onorario, infine, possiamo contare con Alberto Frattini, un naturopata di Grosseto che ha condotto grandi ricerche sul Cbg, cioè il cannabigerolo, un altro fitocannabinoide presente nella pianta”.

 

Come accennato per il mondo della canapa, in Italia, gli ostacoli di certo non mancano. E come per i rifornimenti della cannabis terapeutica ci si deve rivolgere all'Olanda o al Nord America, così chi lavora nel settore "a tutto tondo" è costretto a muoversi in un'area giuridica grigia, in cui nulla è definito e tutto è volubile. “Sulla canapa in Italia c'è un buco normativo, poca chiarezza e poca volontà di farla – spiega Anedda – chi lavora nel settore qui lo fa per passione e perché vuole riportare questa pianta al suo posto. La canapa è infatti come il maiale del mondo vegetale. Una pianta di cui non si butta via nulla e che ha una sinergia organica e fisiologica con l'uomo”.

 

Per questo l'associazione punta a scardinare dei pregiudizi, anche da parte del mondo medico, che impediscono di guardare alla cannabis come un enorme opportunità per il benessere delle persone. “Speriamo che l'associazione sia un canale più agevole affinché la cannabis entri nell'iter medico normale, portare la possibilità di questa terapia a più persone e anche nel settore ufficiale”, conclude

 

Maggiori informazioni sono disponibili alla mail chacrunacsc@gmail.com.

 


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