Da Dachau al Lago di Braies, storia di 139 ostaggi (dal figlio di Badoglio al futuro capo del governo francese), che le SS volevano usare come merce di scambio con gli alleati
E' una storia ancora poco conosciuta quella che verrà raccontata i una mostra nella Certosa di San Giacomo di Capri. Erano aristocratici, statisti, diplomatici e politici di alto rango provenienti da diverse nazioni europee. Liberati in Alto Adige vennero poi portati a Napoli e Capri per essere interrogati. Tra loro i familiari di von Stauffenberg, il capo e il vicecapo della polizia della Repubblica Sociale, i vertici militari della Grecia sconfitta dai tedeschi, l'ultimo primo primo ministro austriaco prima dell'Anschluss

BOLZANO. C'erano i familiari del conte von Stauffenberg catturati dopo il fallito attentato a Hitler, l'ultimo cancelliere austriaco prima dell'Anschluss Kurt von Schuschnigg, il generale greco Alexandros Papagos che bloccò l'avanzata italiana e poi cedette a quella nazista, il figlio di Badoglio, Mario, il capo e il vicecapo della polizia nella Repubblica di Salò, il generale Sante Garibaldi nipote di Giuseppe Garibaldi e tanti altri. Vennero portati da Dachau a Villabassa, sostando poi sul Lago di Braies e le SS li tennero prigionieri fino all'ultimo sperando di poterli usare come merce di scambio con gli alleati.
E' una storia ancora poco conosciuta quella che verrà raccontata i una mostra nella Certosa di San Giacomo di Capri (promossa dal Comune di Capri in collaborazione con la regione Trentino- Alto Adige) dall’11 maggio al 3 giugno. Si tratta dell’odissea di 139 prigionieri delle SS. Erano aristocratici, statisti, diplomatici e politici di alto rango provenienti da diverse nazioni europee, tenuti in ostaggio per essere usati come merce di scambio con gli alleati, e infine, una volta liberati dagli americani nella primavera del 1945, condotti a Napoli e Capri per gli interrogatori.
Tutto ha avuto inizio nel 1945 a Villabassa vicino al lago di Braies in Alto Adige, dove nell'albergo sul lago, tra l’aprile e il maggio di quell’anno vennero condotti 139 prigionieri delle SS, provenienti dal campo di concentramento di Dachau e appartenenti a diciassette nazioni europee diverse. Gli ostaggi, secondo i piani del generale nazista Ernst Kaltenbrunner, avrebbero dovuto essere utilizzati come “merce di scambio” in caso di trattative con gli alleati anglo-americani. Dei salvacondotti che avrebbero permesso loro di salvarsi o poter avanzare qualche tipo di pretesa.
Vennero liberati da un gruppo di soldati della Wehrmacht, capitanati dall’ufficiale Wichard von Alvensleben il 30 aprile 1945. Sulla mappa di questo lungo tragitto verso la libertà, la destinazione successiva è segnata presso l’Hotel Lago di Braies: i prigionieri vennero portati in questo luogo per garantire loro una maggiore sicurezza dopo la liberazione e le truppe americane vi giunsero il 4 maggio del 1945 per prendere in consegna gli ostaggi liberati. La vicenda però prosegue, poiché i prigionieri furono condotti, tra l’8 e il 10 maggio del 1945, tra Napoli, dove per alcuni l’incubo ebbe fine, e Capri, dove gli altri vennero sottoposti a nuovi interrogatori.
Coloro che provenivano da paesi in guerra con gli alleati vennero alloggiati nell’albergo Eden Paradiso di Anacapri. Ma chi c’era tra gli ostaggi? I familiari del colonello di Stato maggiore nazista, il conte von Stauffenberg, che il 20 luglio del ‘44 architettò l’attentato, non riuscito, al Führer, il cancelliere austriaco Kurt von Schuschnigg, assieme alla moglie Vera ed alla figlioletta Elisabeth, il vicecancelliere austriaco e sindaco di Vienna, Richard Schmitz. Ma non finisce qua: c’erano il generale greco Alexandros Papagos con l’intero stato maggiore militare greco, il vescovo di Clermont Ferrand, Gabriel Piguet, il generale tedesco Franz Halder, il presidente della banca centrale tedesca ed ex ministero dell’economia, Hjalmar Schacht. E ancora dalla Francia, il primo ministro Leon Blum, unico ebreo assieme alla moglie Jeanne, che subito dopo la guerra diverrà il Capo del Governo provvisorio della Repubblica francese e cinque italiani, tra cui forse il più illustre è Mario Badoglio figlio del maresciallo Pietro Badoglio, in quel momento capo del governo italiano dopo la caduta di Mussolini avvenuta il 25 luglio del ‘43. Poi Tullio Tamburini ed Eugenio Apollonio, rispettivamente capo e vicecapo della polizia nella repubblica di Salò. E infine, il generale Sante Garibaldi nipote di Giuseppe Garibaldi ed il principe Filippo d’Assia, marito di Mafalda di Savoia.
Dopo più di 80 anni, per ricordare queste personalità e ciò che hanno vissuto, l’isola di Capri vuole rendergli omaggio: oppositori al nazismo, prigionieri d’onore, ufficiali, statisti, persone che per ciò che rappresentavano potevano essere usate come monete di scambio. La mostra, patrocinata e finanziata dal Comune di Capri, insieme alla regione TrentinoAlto Adige, in collaborazione con l’Hotel Lago di Braies e con la sezione eventi della Casa d’aste Bozner Kunstauktionen evidenzierà tutti gli aspetti storici e umani della vicenda, cercando di dare risposte ad alcune domande: chi erano queste persone? Da dove provenivano? Quale era l’obiettivo delle SS? Come avvenne la loro liberazione?
24 pannelli con interrogativi e chiarimenti disposti nel Chiostro Piccolo della Certosa di San Giacomo (gioiellino del Quattrocento): pare scontato dire che si andrà indietro nel tempo in un’epoca impossibile da dimenticare, ma che anzi, come dimostra questa vicenda, nasconde ancora moltissime piccole storie di vita e di prigionia. Goethe, nel suo Viaggio in Italia, percepì quella che era l’atmosfera omerica dell’isola di Capri, sentì viva la parola dell’antico poeta greco. In relazione all’opera mitologica, il monumento di roccia in mezzo al mare divenne quindi, in questa vicenda, l’ultimo avamposto, la tappa finale di una prigionia politica senza precedenti. Dal Lago di Braies a Capri: due nature diverse sì, ma anche molto simili, che custodiscono un silente pezzo di storia da raccontare e mostrare tramite le testimonianze rimaste. L’esposizione, visitabile fino a mercoledì 3 giugno, chiuderà con il concerto in ricordo di quello che fu organizzato il 3 giugno del 1945 come omaggio alla libertà dei prigionieri. Tra i musicisti ci furono anche i nonni del Sindaco di Capri, il violinista Paolo Falco e sua moglie Elisabeth Rudorff.












