Alessandro Laudon, a Belluno il nuovo direttore della nefrologia vuole "copiare" il Santa Chiara di Trento: "Vogliamo portare l’ambulatorio nei territori"
L’unità operativa di nefrologia dell’ospedale di Belluno ha un nuovo direttore. Da Trento arriva il dottor Alessandro Laudon, che vuole replicare il modello territoriale realizzato al Santa Chiara. I numeri sono già buoni: sono infatti sopra la media nazionale le terapie domiciliari e anche la percentuale di trapianti

BELLUNO. Cambio di vertice all’unità operativa di nefrologia dell’ospedale di Belluno: il nuovo direttore è il dottor Alessandro Laudon, che punta a replicare il lavoro di prossimità delle cure sul territorio realizzato con successo negli ultimi anni in Trentino.
Laudon subentra al dottor Andrea Bandera, arrivato nel 2015 come direttore a Feltre e, dal 2020, a Belluno. Un reparto, quello del capoluogo, che parte già con numeri positivi: nel 2025 i 300 ricoveri si sono confermati in linea con l’anno precedente, ma è forte soprattutto l’attrazione intra ed extra regionale (116 ricoveri da fuori provincia). In crescita, inoltre, le prestazioni ambulatoriali, con un +12% (in totale 19.243).
A fare la differenza, però, è la tipologia di trattamenti. Sempre per il reparto di Belluno, infatti, i pazienti emodializzati sono stati 35 (di cui due a domicilio) e 11 in dialisi peritoneale, mentre 50 sono stati i trapiantati di rene. Dati che, in percentuale, superano la media italiana: la media della peritoneale - cioè il trattamento per l’insufficienza renale cronica effettuato a domicilio dal paziente con un familiare o un caregiver - è del 18% (mentre l’emodialisi è il trattamento tramite macchinario in ospedale) contro il 10% a livello nazionale. Così, se in Italia la media dei trapiantati è del 30%, a Belluno sale al 42%. In altre parole, significa che molti pazienti già fanno i trattamenti a casa e una buona percentuale riesce ad accedere al trapianto.
“Ho iniziato la mia carriera lavorativa 25 anni fa all'ospedale di Feltre - afferma Laudon - come frequenza volontaria, poi dal 2007 ho operato a Trento dove negli anni mi sono occupato di emodialisi, dialisi peritoneale e, nell’ultimo periodo, di gestione delle terapie domiciliari e territoriali. In particolare, abbiamo portato l’ambulatorio di nefrologia dal Santa Chiara di Trento in tutti gli ospedali periferici, con l’obiettivo di non far arrivare i pazienti fino lì soprattutto dalle aree più lontane”.
Un modello che Laudon punta ora a rafforzare a Belluno, la cui situazione è giudicata già ottimale. “In questo reparto conosciamo i nostri pazienti a un certo punto della loro vita - prosegue - e da lì li accompagniamo per anni, quando non per decenni. Dopo la diagnosi, passano infatti per l’ambulatorio fino al momento della decisione per un’eventuale terapia dialitica. Qui dobbiamo essere pronti sia a seguire il paziente che sceglie di non farla, offrendo terapia domiciliare e cure palliative, sia ad accompagnare chi sceglie invece di sottoporvisi e decidere insieme per quella ospedaliera o a casa. Cercherò quindi di puntare su quanto fatto a Trento, cioè avvicinare sempre di più l’ambulatorio ai pazienti, iniziando con l’appoggiarci sulle strutture di Agordo e Pieve di Cadore (dove dal 2023 è già attiva la teledialisi)”.
Nel frattempo, con l’avvicinarsi della stagione estiva l’Ulss 1 Dolomiti si prepara a offrire anche quest’anno il servizio per i turisti, soprattutto tra Agordo e Pieve: sono infatti una quarantina quelli da tutta Italia che, nel trascorrere le vacanze tra le Dolomiti bellunesi, si appoggiano alle tre strutture potendo così continuare la dialisi senza rinunciare al viaggio.












