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Trento brilla tra le città più smart d'Italia, primo posto per tutela ambientale e terzo posto per sostenibilità economica

Il dato più basso è quello relativo alla mobilità sostenibile, il capoluogo in sedicesima posizione. L'assessora Chiara Maule: "I progetti sul tavolo sono diversi e possono cambiare il volto di Trento. In generale il risultato è ottimo e conferma la qualità di vita del capoluogo"

Di Luca Andreazza - 26 novembre 2019 - 18:40

TRENTO. La città di Trento si conferma nella Top10 delle realtà più smart d'Italia. Un sesto posto che arriva dalla media dei risultati negli indici solidità economica, mobilità sostenibile e tutela ambientale, qualità sociale, capacità di governo e trasformazione digitale.

 

Il capoluogo si conferma ai vertici nazionali per quanto riguarda la tutela ambientale. Dopo aver strappato il primo posto nel report Ecosistema Urbano, la ricerca di Legambiente, Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore, Trento primeggia anche nella classifica stilata Icity Rank 2019. Terzo posto nell'indice di "Solidità economica", mentre per "Qualità sociale" e "Trasformazione digitale" si piazza rispettivamente in quinta e decima posizione.

 

La "Capacità di governo" si attesta in quattordicesima posizione, quindi "Mobilità sostenibile" in sedicesimo posto. La media porta Trento in sesta posizione, dietro solo a Milano, Firenze e Bologna, Bergamo e Torino. Chiudono la Top 10 Venezia, Parma, Modena e Reggio Emilia

 

"Un ottimo risultato - commenta l'assessora Chiara Maule - siamo la seconda città di medie dimensioni in classifica a ridosso di Bergamo. Non solo siamo distanti appena due punti a Torino. Il primo posto in tutela ambientale è una conferma davvero importante. Sono tanti i fattori che ci permettono di primeggiare in questo contesto. Non è mai facile trovarsi tra i primi posti di queste graduatorie e non ci si deve accontentare per migliorare e confermarsi".

 

Un risultato raggiunto soprattutto per la depurazione dei reflui e la qualità del servizio idrico. Seguono Prato, Bologna, Pisa, Firenze, Verbania, Rimini, Biella, Macerata e Perugia. A differenza di altre dimensioni, la tutela ambientale risulta meno condizionata dalla dimensione demografica e dalla collocazione geografica delle città e vede al primo posto in un ognuno dei suoi indicatori molte città diverse, che spesso non rientrano nella Top 10, a testimonianza del fatto che l’eccellenza in un singolo aspetto non si accompagna necessariamente a una buona performance complessiva.

 

Se Firenze, Milano e Bologna occupano le prime tre posizioni della graduatoria dedicata alla "Qualità sociale", Trento regge il confronto. Questa dimensione comprende gli ambiti povertà e esclusione sociale, istruzione e capitale umano, attrattività artistico-culturale, alta incidenza dell’occupazione e imprenditorialità culturale, popolazione con istruzione terziaria e elevata offerta universitaria, ma anche diffusione della formazione continua.

 

Le città dell’Emilia-Romagna occupano sei delle prime dieci posizioni in "Capacità di governo", che racchiude gli ambiti governance e partecipazione e legalità e sicurezza: Bologna ottiene il primo posto. Il capoluogo chiude tra le prime 20 realtà. Il dato più basso nell'indagine per Trento è quella relativa alla "Mobilità sostenibile".

 

"Questo è un dato - conclude Maule - nel quale dobbiamo investire. In questi cinque anni abbiamo messo diversi progetti sul tavolo e il prossimo Consiglio è chiamato a prendere le decisioni finali". L'ascensore obliquo Trento-Mesiano, il grande impianto per il Bondone e il Nordus sono alcuni dei temi. "C'è anche l'interramento della ferrovia. Queste scelte cambiano la mobilità della città e il volto di Trento per migliorare la qualità di vita dei cittadini, che comunque si mantiene elevata".

 

Per realizzare il rapporto, Fpa individua e analizza 15 diversi ambiti della vita urbana nei capoluoghi. Per ognuno sono presi in considerazione un certo numero di indicatori che descrivono e misurano, i diversi aspetti che vengono sintetizzati in indici dimensionali o di ambito. I quindici indici “settoriali” vengono poi trasformati e aggregati in un unico valore di sintesi che consente di calcolare un indice finale.

 

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