Contenuto sponsorizzato

Coronavirus, la distanza mette alla prova le cooperative per disabili. La Rete: ''Una settimana prima dei divieti abbiamo chiuso per non rischiare. Ma non ci siamo fermati''

La vicinanza nella distanza tra foto, racconti e una quotidianità che è cambiata. La vicinanza è impegno reciproco alla condivisione. L’inevitabile “distanziamento sociale” è un trauma per tutti. Tommasini: "Non potevamo rischiare e far rischiare. Quella di chiudere una scelta dolorosa. Ma per noi stop non può voler dire fermarsi, continuiamo a correre.  Ci siamo anche da lontano. Con più fantasia e impegno"

Di Carmine Ragozzino - 23 aprile 2020 - 06:01

TRENTO. Per trent’anni hanno materializzato ogni forma di vicinanza, umana, sociale. Ogni forma di affetto. Ogni forma di rispetto. Per trent’anni hanno mappato nuove strade, fortificando la consapevolezza in chi rischiava di smarrirsi nei propri guai fisici e nelle disagevoli e ingiuste conseguenze sociali della disabilità. L’hanno praticata, questa vitale vicinanza, gli educatori, gli operatori, i volontari. E i volontari oggi sono un esercito. La leva è sempre e comunque aperta. 

 

La vicinanza può essere solo metafora? Non per “La Rete”. Alla cooperativa che è al servizio delle persone con disabilità e delle loro famiglie, la vicinanza è azione. Un’azione che sostanzia in piccoli e grandi fatti quotidiani mille teorie sull’assistenza. Che sono teorie solide ma che non possono essere mai statiche. Quelle della Rete sono teorie innovative, spesso coraggiose. A volte scientemente azzardate.

 

Alla Rete la vicinanza è sostanza di abbracci e di allegrie. Ma anche di tristezze, incertezze, di gioie ma anche di paure. La vicinanza è impegno reciproco alla condivisione. Del bello e del brutto.

 

 La vicinanza è una mano che accende un pc a chi non può. E’ la mano ferma che guida quella più incerta sui tasti. Che aiuta a raccontarsi ma anche a credere in sé stessi fino alla difficile autonomia nel lavoro o di una casa ”da soli”.

 La vicinanza è fatta di matite che colorano la vita su fogli dove è vietata una sola tinta: il grigio. La vicinanza è fatta di manualità che cresce. Di oggetti e di storie.

 La vicinanza, per “La Rete” è anche un campo, un terreno, un agriturismo: si coltivano capacità che sembravano inimmaginabili. Si produce la salute - terapeutica - di una soddisfazione. La vicinanza è l’intreccio di corpi, di anime, di pensieri, di timori, di imbarazzi, di depressioni e di esuberanze. Succede in una sala prova per il teatro, su un palcoscenico. La vicinanza è l’armonia di una musica che si ascolta e che si suona: insieme. La vicinanza è scrittura collettiva. La vicinanza è piscina, è mare, è montagna, è gita, è un cinema, è una pizza, una passeggiata, una compagnia. La vicinanza è gruppo: abili e disabili che si scambiano la forza rivoluzionaria di accettare la diversità e la trasforma in risorsa. Senza esclusioni, senza autoesclusioni. E senza pietismi.

 

La vicinanza è anche poter andare in bagno senza fatica. E senza vergogna.  

La vicinanza è un quotidiano “a tu per tu”. Che cambia tanto chi riceve sostegno quanto chi il sostegno lo dà. 

La vicinanza è prossimità, è contatto. A “La Rete” la prossimità non si misura in metri. Si misura in rispetto. Nel rispetto dei diritti di donne e uomini semplicemente più fragili.

Ebbene, questo improvviso e improvvido “calvario virale” – un calvario che inchioda, imprigiona, confonde – oggi ha abolito la vicinanza. L’inevitabile “distanziamento sociale” è un trauma per tutti. Per “La Rete”, è “di più”.

Per “La Rete” le restrizioni sono punti di riferimento (la sede sempre affollata di via Taramelli, ad esempio) che spariscono. Per centinaia di persone: utenti, volontari, educatori, servizi civili, famiglie.

 

Per “La Rete” le limitazioni imposte dal Covid 19 sono groviglio di problemi, aggravati dall’incognita di un “dopo” che non potrà assomigliare più al prima. C’è l’urgenza di ripensare prassi consolidate, servizi consolidati. Sperimentando altri modi. Altre forme, di contatto, di scambio, di crescita.

Sperimentando la vicinanza a distanza, che non è contraddizione in termini ma una sfida, un’ambizione, una necessità.

 

"Noi – spiega Mauro Tommasini, il direttore di una cooperativa che nei suoi gradi organizzativi e amicali è famiglia e famigliare ai tanti che la frequentano – abbiamo chiuso la sede una settimana prima dei divieti. Non potevamo rischiare e far rischiare. Una scelta dolorosa, perfino angosciante di fronte ai nostri utenti. Ma per noi stop non può voler dire fermarsi. Ci siamo messi a correre e continuiamo a farlo. Vogliamo fare il possibile e l’impossibile per esserci, per essere ancora 'con' i disabili e con le loro famiglie. È dura, complicata. Ma ci stiamo riuscendo. Perfino sorprendendoci”.

In realtà Tommasini non ha di che restare stupito. Quel che “La Rete” ha seminato negli anni sembra raccogliere frutti impensabili nel periodo teoricamente più arido per quello sviluppo di rapporti, fiducia e coscienza che è l’essenza del lavoro della cooperativa. La semina di un volontariato diverso per età ma accomunato da una sempre più convinta disponibilità ha prodotto un moltiplicatore di impegno verso i disabili che sono costretti a casa. I dipendenti, gli operatori, gli educatori, i volontari ci sono ovunque serva. Il telefono, i gruppi whatsapp, le videochiamate, i laboratori che continuano anche senza fisicità sono un’Agorà ampia, intensa, fondamentale. 

"No – dice ancora Tommasini – non è solo l’obbligo di solidarietà, di assicurare vicinanza e servizi. È che La Rete non può fare altrimenti: la nostra missione non è solo quella di rispondere a bisogni. Ormai siamo noi, l’intera Rete, ad aver bisogno che utenti e famiglie, della loro diritto al protagonismo sociale”. 

 

Un protagonismo che per ormai molti disabili si esplicita nella sfida dell’autonomia, dell’abitare. “E stiamo lavorando – continua Tommasini – perché questa autonomia non abbia ad interrompersi durante e dopo questa fase. Così come sappiamo che tecnologia e umanità saranno un binomio inscindibile anche dopo questo drammatico periodo. Con il cartello solidale Etika, fondamentale progetto di sostegno, garantiremo tablet ma anche assistenza all’uso per gli utenti e per i loro famigliari. Ma quello che sta già succedendo, non è solo confortante. Per tutti noi della Rete è un ulteriore insegnamento che ci viene dai nostri utenti”.

L’insegnamento di cui parla Tommasini viene dalla risposta di partecipazione e maturità che arriva ogni giorno dai laboratori che La Rete ha tenuto in piedi, adattandoli all’impossibilità di rapporto diretto, chiamando i disabili a farsi beffa dell’isolamento lavorando di fantasia, mobilitando il supporto di genitori e fratelli per trasformare tutti in attori di un’unica, grande, rappresentazione: la voglia di esserci, comunque.

“Si recita senza palco, si canta senza microfono, si fanno crescere piante senza terra, si fanno foto di posti distanti. Non lo stesso soggetto ma l’unione del desiderio”: lo scrive una delle responsabili dei servizi in una lettera de "La Rete". Che continua: “Whatsapp ti fa nuovamente credere che tutto potrà continuare. Cambia, si modifica, alle volte è faticoso e alle volte diventa commozione intensa”.

 

Alla Rete tutto continua e tutto potrà, anzi, dovrà continuare. Dovrà continuare perché in queste settimane gli operatori, i volontari, gli utenti che sono tanti e tanti hanno mostrato come e quanto sanno reinventarsi anche grazie alla fiducia in sé stessi e negli altri, acquisita frequentando la cooperativa dentro e fuori la sua sede. “Le persone con disabilità, sono loro i veri maestri del limite. Lo conoscono da vicino e lo sanno vivere. Ci insegnano che si è rinchiusi ma si può essere liberi”: scrive ancora Eleonora.  

 

Tommasini raccoglie e amplifica il concetto: “Certo, non sarà facile ma proveremo a fare passi avanti - dice - progettando il nostro futuro proprio ora, proprio dentro questa grande difficoltà che non è solo logistica. Torneranno alla Rete e troveranno la Rete pronta ad accogliere rivoluzionando tutto ciò che si potrà in termini di utilizzo di spazi in sicurezza, al chiuso e all’aperto. Ad esempio ci stiamo attrezzando per produrre tecno mascherine con un partner. Ma è solo un esempio. Abbiamo idee. Apporti tecnici di tanti amici. Volontà. Abbiamo un ottimo collaborazione con il Comune di Trento, non solo finanziaria. Temiamo, come tutte le realtà, che il post emergenza possa penalizzare il welfare in provincia e nelle città. E staremo in guardia. Ma dalla nostra c’è una dedizione che coinvolge tutti coloro che stanno nella rete della solidarietà e dei diritti. Gli ostacoli ci saranno. Li supereremo contagiando ogni referente con la nostra convinzione. Con quella dei nostri utenti”. 

Contenuto sponsorizzato
Telegiornale
Ultima edizione
Edizione ore 19.30 del 24 ottobre 2020
Il DolomitiTg, le notizie della giornata in sessanta secondi. Cronaca, politica, ambiente, università, economia e cultura: tutte le news in un minuto
Contenuto sponsorizzato

Dalla home

25 ottobre - 14:12

Il Governo si è preso l’impegno di erogare i primi aiuti già a novembre: “Abbiamo previsto una serie di indennizzi per coloro che saranno penalizzati dalle nuove norme”. In arrivo nuovi contributi a fondo perduto, cancellata la seconda rata Imu e confermata la cassa integrazione

25 ottobre - 12:19

Stagione invernale a rischio, con il nuovo Dpcm il Governo ha disposto la chiusura degli impianti nei comprensori sciistici che potranno essere utilizzati solo dagli atleti professionisti e di interesse nazionale. Gli sciatori amatoriali dovranno sperare in un eventuale via libera del Comitato tecnico-scientifico

25 ottobre - 12:09

La consigliera ha avuto i primi sintomi nei giorni scorsi. Ora si sottoporrà al tampone molecolare, lo stesso faranno anche il consigliere Ghezzi e l'assessore Spinelli 

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato