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Coronavirus, la Fiera di san Giuseppe va in quarantena: i contadini diventano social e la verdura te la portano anche a casa

Tutto a km zero con la tradizionale Mostra dell’Agricoltura di Montagna che virtualmente rievoca le tappe dell’evoluzione agricola del Trentino

Di Nereo Pederzolli - 19 marzo 2020 - 21:57

TRENTO. Stare a casa, scegliendo il fabbisogno vegetale servendosi dei servizi online. E farlo nei giorni di quarantena, in concomitanza con il calendario che prevedeva la tradizionale Mostra dell’Agricoltura di Montagna, quella che per tutti i trentini è semplicemente la ‘Fera de sangiusepe’.

 

Ricordi del passato e nuovi stimoli, per recuperare la tradizione, ma soprattutto per dare risposte alle domande di agricoltura pulita in tempo di Coronavirus.

 

I giovani delle micro aziende rurali si sono organizzati per non sprecare i loro raccolti, ma anche e specialmente per offrire valide alternative a quanti – rigorosamente rimasti tra le mura domestiche – vogliono gustare i prodotti della terra senza spostarsi e senza ricorrere alle grandi catene alimentari.

 

Particolarmente attivi i giovani imprenditori agricoli che fanno riferimento al sito Naturale green&food, che basa la sua offerta decisamente variegata su verdure e – a breve – anche carni e formaggi.

 

Tra i promotori Andrea Pedrotti, agricoltore di Cavedine, poderi lungo le sponde dell’omonimo lago, che ha coinvolto altre micro aziende. Assieme, da qualche giorno, stanno svolgendo un servizio sociale a tantissime persone delle vali attorno Trento, specialmente ad anziani o quanti non hanno la bottega sotto casa.

 

Una rete che distribuisce produzioni bio con la specifica di eliminare l’utilizzo di plastica e lavorare con il vuoto a rendere.

 

Stesso discorso per alcune micro aziende zootecniche – come Malga Brigolina – mentre anche i florovivaisti del Trentino si sono mobilitati nel proporre un ‘servizio a domicilio’ di fiori o piante da giardino.

 

Una situazione tra necessità e intraprendenza. Che riesce a sopperire anche alla mancata edizione della tradizionale Fiera di San Giuseppe.

 

Una rassegna nata nel lontano 1947. Che da quella data ha sempre occupato la città tra piante da giardino, macchine agricole, tanti fiori e una kermesse decisamente coinvolgente con almeno 100 mila visitatori, una folla dalle valli e dalle province limitrofe. Nata su imput delle Aziende Agrarie, emanazione del Consiglio Provinciale dell’agricoltura del Tirolo meridionale, ha davvero scandito l’evoluzione agricola trentina.

 

Qualche dato: la sede era nel piazzale di via Verdi, dove si potevano ammirare delle chicche meccaniche come un motocoltivatore che poteva trainare un vomere. O mastodontiche irroratrici che spruzzavano ad altezze incredibili soluzioni chimiche a base di polisolfuro o miscela zolfocalcica destinata a piante da frutto alte fino a 20 metri.La meccanizzazione era davvero scarsa.

 

Nell’archivio di Sergio Ferrari – patriarca dei giornalisti agricoli trentini, prezioso collaboratore de ilDolomiti – si trovano curiosi elenchi relativi ai trattori. Prima della seconda guerra, in Trentino, erano in moto solo 34 trattrici. In occasione della prima Fiera, nel 1947, il conteggio è salito a 85 e l’attrazione era un Fergusson rosso che costava 1 milione 200mila lire. Uno sproposito. Riusciva solo ad estasiare i poveri – davvero poveri – contadini giunti in città.

 

La produzione di uva era attorno ai 75 mila quintali annui, in un mix tra uva da tavola e quella destinata alla pigiatura. Sorvoliamo sulla qualità dei vini. Il comparto zootecnico contava 100 mila capi, e ogni vacca rendeva neppure 15 quintali di latte l’anno. Patate ovunque: 10 mila ettari, un milione di quintali. Non mancava il mais da polenta ( 11 mila ettari) con la bachicoltura ( sfruttando le foglie dei gelsi) che dava 300 mila chili di bozzoli e preziosa la coltura del tabacco, su quasi 600 ettari. Scarsa la produzione di mele (300 mila quintali), in compenso si consumava carne di pollo: ad un milione di capi veniva tirato il collo.

 

Ogni famiglia aveva almeno un maiale - 30 mila suini - oltre 50mila capi tra pecore e capre. Decisamente scenografica la presentazione degli attrezzi agricoli. Le macchine si provavano non sul campo, ma sulla salita che dal convento dei frati francescani di via Grazioli porta verso Mesiano.

 

I fiori fanno capolino inizialmente e solo in piazza Duomo dal 1960, lasciando spazio anche ai vivaisti e ai floricoltori. Una kermesse che ha sempre coniugato la campagna con la città e che ora ha dovuto fare i conti con il Covid19. Lasciando a casa i visitatori, ma dando spazio a quanti sfruttano il web con le varie piattaforme digitali.

 

Un click e la campagna – con i suoi prodotti – entra in casa. Senza farci uscire.

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