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Dieci anni fa un'immensa colata di fango travolse Campolongo. I vigili del fuoco: ''I colleghi dall'alto ci avvertirono di scappare''

Nella notte tra il 14 e il 15 agosto 2010 il borgo venne travolto da una terribile frana. Il sindaco, Ugo Grisenti: "Quella sera, era un sabato, ero al teatro comunale per assistere ad uno spettacolo. Quando siamo usciti, diluviava. La pioggia non smetteva di cadere, sempre di più e sempre più forte. Alle 4 del mattino trovai 50 telefonate". Il comandante dei pompieri: "Ho perso 5 chili in una settimana per il grande lavoro"

Foto di Protezione civile del Trentino
Di Arianna Viesi - 14 August 2020 - 20:45

CAMPOLONGO (BASELGA DI PINE'). Una pioggia torrenziale che sembra non voler cessare, il buio della notte e il torrente Molinara che si fa sempre più impetuoso. E poi l'acqua, il fango e i detriti che scendono lungo il fianco della montagna, giù giù verso valle, contro le case. Centodiecimila metri cubi di materiale.

 

Era la notte tra il 14 e il 15 agosto 2010, esattamente dieci anni fa. In quei giorni il Trentino venne investito da un'ondata di maltempo con precipitazioni forti e diffuse. La peggio, allora, toccò all'abitato di Campolongo, piccola frazione del comune di Baselga di Piné, che venne investito e travolto da una colata detritica di dimensioni impressionanti.

 

"Ero sindaco da appena due mesi - racconta Ugo Grisenti, il primo cittadino - e ricordo perfettamente quei giorni. Quella sera, era un sabato, ero al teatro comunale per assistere ad uno spettacolo. Quando siamo usciti, diluviava. Sono tornato a casa e mi sono messo a dormire. La pioggia non smetteva di cadere, sempre di più e sempre più forte".

 

"Verso le 4 del mattino - continua il sindaco - mi sono svegliato e sul telefono, che avevo lasciato sul tavolo in cucina, ho trovato cinquanta telefonate. Dopo qualche minuto sento suonare alla porta, erano i vigili del fuoco: un ammasso di acqua e fango aveva investito Campolongo. Dovevo andare, subito".

 

Quando Ugo Grisenti arrivò sul posto, fece fatica a credere ai suoi occhi. Tutti conoscono l'Altopiano di Piné per i suoi laghi e il Dosso di Costalta, che li sovrasta. Il monte è solcato da numerose conche, che scendono verso valle. Una di queste accoglie il torrente Molinara, che le dà il nome: Val Molinara, appunto. Dalle verifiche effettuate a posteriori, si è potuto accertare come, dalla sommità del Dosso, l'acqua caduta copiosa in quelle ore si sia poi incanalata nella valletta del torrente Molinara, portando con sé fango, pietre e detriti, per poi terminare la propria corsa a valle, disperdendosi tra le case.

 

"Appena arrivato non nascondo di aver provato molta paura - racconta il sindaco -. Ma i vigili del fuoco, sia i volontari di Piné sia i permanenti di Trento, erano già lì e molto attivi. Tutti erano coordinati dall'ingegnere De Col, della protezione civile, che non ringrazierò mai abbastanza".

 

Il primo problema cui il sindaco e i soccorsi dovettero far fronte fu uno ed uno soltanto: capire se ci fossero persone (ed eventualmente quante) sotto quell'immensa colata di fango. Il borgo contava, allora, poco più di cento abitanti, tra residenti stabili e proprietari di seconde case. "Nel frattempo si stava cercando di capire come evacuare tutto il paese, ma era ancora buio, non si riusciva a capire pienamente l'entità dei danni e la portata dell'evento".

 

Qualche ora più tardi, con l'arrivo delle prime luci, tutto iniziò ad avere contorni più definiti. "Verso le sei e mezza, con la luce del giorno, ci siamo resi conto della quantità enorme di detriti scesi a valle. E' stato impressionante. Fortunatamente, però, tutti erano illesi. Tutte le case del paese, al primo piano, erano state inondate dal fango. Apparentemente, però, non avevano riportato danni strutturali, le persone si erano messe al sicuro ai piani superiori e nessuno, fortunatamente, aveva provato a fuggire all'esterno: se così fosse stato, non ci sarebbe stato scampo". 

 

Una persona, che da quella colata di acqua, fango e detriti, è riuscita (ad uscire e) a scappare, però, c'è stata. "Sul torrente Molinara passa un ponte - ricorda ancora Grisenti -. Verso l'una, le due di notte il torrente era talmente gonfio d'acqua, pietre e ramaglie che la zona sotto il ponte s'era intasata e l'acqua aveva iniziato ad invadere la strada. Sono quindi intervenuti i vigili del fuoco che hanno chiamato una ditta qui di Baselga per rimuovere i detriti con un escavatore. Quando è arrivata la prima ondata, però, l'escavatore è stato trascinato un po' a valle ma, fortunatamente, il ragazzo che lo stava manovrando è riuscito a scappare".

 

Quella tra il 14 e il 15 agosto 2010, insomma, fu una notte che i pinaitri difficilmente scorderanno: l'acqua, il fango, la paura. Ma, quella notte, non ci fu solo buio. L'intervento dei vigili del fuoco, della protezione civile, del soccorso alpino e di tutti i volontari che portarono il loro aiuto in quelle prime, concitate, ore è ricordato con particolare commozione dal sindaco. "La protezione civile trentina ha funzionato benissimo. Sin dalle prime battute è stato garantito anche supporto psicologico a chi ne avesse bisogno. Un'organizzazione e uno spirito di squadra, quelli dei soccorsi, fuori dal comune. A mezzogiorno erano già pronti i pasti, preparati dai Nuvola, per gli abitanti e per i circa 200 vigili del fuoco, volontari ecc. In tempi record è stata montata una cucina da campo. Insomma, nonostante la tragedia, la perfetta e tempestiva organizzazione dei soccorsi ci dava tranquillità".

 

Nel frattempo, si procedette all'evacuazione del borgo. Alcuni trovarono alloggio in albergo, altri da amici o familiari, altri ancora (proprietari di seconde case nella frazione dell'altipiano) fecero ritorno a casa propria. Dopo ogni incubo, arriva il momento di ricostruire. E, a Campolongo, la ricostruzione avvenne a tempi record. "Ricordo ancora - continua Grisenti - le parole del presidente Dellai e di De Col. Era il pomeriggio di domenica 15 agosto e mi dissero che, entro quella sera, si sarebbe dovuto portare via tutto il materiale e che, entro il sabato successivo, le persone sarebbero rientrate nelle loro case".

 

Ed effettivamente, il sabato successivo, tutti tornarono a Campolongo. Sabato 21 agosto 2010, alle 15.00, si celebrò una messa per festeggiare la fine della (prima) emergenza e il (lento) ritorno alla normalità. "Le tubature dell'acqua, del gas, della luce erano state ripristinate, tutti i detriti portati via dalle strade ed erano state fatte tutte le verifiche strutturali".

 

"Se posso - conclude il sindaco Grisenti - aggiungerei un piccolo grande ricordo personale. Il 23 agosto di quell'anno è nata la mia secondogenita, Rebecca, 'quella della frana'. Ricordo che andavo in ospedale da mia moglie e mi addormentavo, sulla sedia, stremato dalla fatica di quelle settimane che furono, per me, indimenticabili, nel vero senso della parola".

 

Grisenti era sindaco, allora come ora. Così come Aldo Moser era, ed è tutt'oggi, il comandante dei vigili del fuoco volontari dell'Altipiano. Anche lui, quella notte, non la scorderà mai. "Ero comandante da un anno - ricorda Moser - e, quando si è staccata la frana, noi eravamo nel pieno dell'attività. Eravamo stati chiamati la sera per diversi interventi data la pioggia che continuava a cadere copiosa. Stavamo lavorando con gli escavatori e con le pompe per liberare gli scantinati dall'acqua. Quello del ponte intasato, di cui vi ha già raccontato il sindaco, se l'è vista davvero brutta".

 

"Quando è scesa la frana - continua - noi eravamo lì. Ci hanno chiamato i colleghi dall'alto e ci hanno detto 'Scappate, sta arrivando'. Siamo riusciti a portare via un po' di persone e a mettere in sicurezza, nelle case, le altre. Il problema è che non sapevamo il numero esatto delle persone presenti in paese dato che, quello, era periodo di ferie".

 

Quella notte, dalla montagna, scesero 110 mila metri cubi di materiale, l'equivalente di oltre 1.200 rimorchi di camion (da 90 metri cubi ciascuno). Tutto venne poi portato via, nei giorni successivi, dai vigili del fuoco, accorsi da tutto il Trentino per aiutare i colleghi di Baselga di Piné. "Eravamo lì, proprio in mezzo alla frana quando è venuta giù - conclude il comandante -. Si è portata via anche due nostri mezzi, un carrello e un fuoristrada. E' stata una settimana tosta, ho perso cinque chili in sette giorni. Ma, l'importante, è che nessuno si sia fatto male".

 

 

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