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| 31 lug 2020 | 16:09

Enormi terrazzamenti e scalinate monumentali, così i Romani fortificarono il Dosso di Castel Penede, "guardiano" del Garda

La sua storia affonda le radici addirittura nell'Età del Ferro. L'importanza e la rilevanza del Dosso di Castel Penede si deve senza dubbio alla sua posizione strategica. Adagiato su uno sperone sul versante nord-occidentale del Monte Baldo, chiude il valico che separa la conca della foce del Sarca e la valle di Loppio, unico passaggio possibile dall'Alto Garda alla Valle dell'Adige. Ma non solo. La particolare posizione consentiva di controllare e difendere il sottostante porto di Torbole

Enormi terrazzamenti e scalinate monumentali, così i Romani fortificarono il Dosso di Castel Penede, "guardiano" del Garda
di Redazione

NAGO-TORBOLE. Partiranno a breve i lavori di valorizzazione di uno straordinario sito storico, archeologico e, latamente, culturale del nostro territorio: quello del Dosso di Castel Penede, a Nago.

 

La sua storia affonda le radici addirittura nell'Età del Ferro, ed arriva sino a noi. L'importanza e la rilevanza, lungo i secoli, del Dosso di Castel Penede si deve senza dubbio alla sua posizione strategica. Adagiato su uno sperone roccioso sul versante nord-occidentale del Monte Baldo, chiude il valico che separa la conca della foce del Sarca e la valle di Loppio, unico passaggio possibile dall'Alto Garda alla Valle dell'Adige. Ma non solo. La particolare posizione consentiva di controllare e difendere il sottostante porto di Torbole.

 



 

La fortificazione che, oggi, si trova in cima al dosso è di chiara origine medievale e fu frequentata, probabilmente, per circa cinque secoli (dal XII al XVI). I lavori condotti da archeologi e restauratori hanno messo in luce, consolidato e restaurato le antiche murature interne e perimetrali, prima coperte da materiale di crollo, restituendo una situazione planimetrica della imponente struttura, così come ci è stata tramandata nella planimetria del 1615, oggi conservata ad Innsbruck al Tiroler Landesarchiv.

 

Prima delle fortificazioni medievali, però, il dosso di Castel Penede fu oggetto di attenzione (e attività edilizia) anche in epoca romana e addirittura durante l'Età del Ferro. Lo scavo archeologico coordinato dal Dipartimento di Lettere e Filosofia dell'Università di Trento, in collaborazione con l’Ufficio beni archeologici della Soprintendenza, ha infatti iniziato ad indagare un vasto e articolato complesso edilizio di epoca romana costruito lungo le pendici del dosso, accertando peraltro una prima frequentazione del sito già nella seconda età del Ferro (cultura di Fritzens-Sanzeno o retica).

 


 

Inoltre, dalle indagini è emerso che, molto probabilmente, il sito romano si pose in continuità con quello precedente. L'insediamento romano sorgeva su poderosi terrazzamenti raccordati tra di loro mediante un sistema di scalinate monumentali. Le ricognizioni nel bosco stanno rivelando la presenza di numerose altre murature tanto da far ritenere l’insediamento assai esteso, forse addirittura fino all’area sommitale.

 

Il progetto di ricerca e di valorizzazione dell’intero dosso permetterà di procedere nei prossimi anni con le indagini archeologiche estensive, lo studio dei risultati e la loro divulgazione, assieme al restauro delle strutture e dei contesti che potranno essere aperti ai visitatori. Un lavoro che richiederà la costante collaborazione delle istituzioni, della realtà locale, delle diverse figure professionali (architetti, archeologi, restauratori) come è stato fino ad oggi.

 


Si è così inaugurata una nuova fase che intende ridare vita a questa rilevante testimonianza della storia del Garda e del Trentino, luogo straordinariamente ricco di storia. Il progetto di recupero, intrapreso dal comune di Nago Torbole con il supporto e l’assistenza della Soprintendenza per i beni culturali della Provincia e quello del Dipartimento di Lettere e Filosofia, verrà presentato martedì 4 agosto alle 18.00 alla casa della comunità di Nago. 

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