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Il vino delle grandi cantine Mezzacorona tiene testa alla pandemia: "Bilancio in crescita che sfiora i 200 milioni"

Bilancio positivo per il Gruppo Mezzacorona, tra crescita di fatturato, tutela della produzione e, ancor prima, della salute dei tantissimi soci viticoltori e dunque dei consumatori. Senza tralasciare azioni di sostenibilità ambientale e progetti di sviluppo anche in ambiti lontani dall’alveo del Noce, Sicilia in primis

Di Nereo Pederzolli - 14 dicembre 2020 - 20:11

MEZZOCORONA. Un bilancio corposo in crescita costante, che sfiora i 200 milioni di euro, ha portato grandi soddisfazioni in casa del Gruppo Mezzacorona. Luca Rigotti, presidente (riconfermato) della rinomata società, ha snocciolato tutta una serie di dati con il ‘segno più’, senza per questo insistere su evidenti riscontri di successo. In particolare va sottolineata la solidità di questo autentico "colosso enoico" sotto l’aspetto finanziario e imprenditoriale, con importanti investimenti per l’innovazione sia tra le botti che nei filari vitati. Il tutto per tutelare i quasi 500 dipendenti del Gruppo, coinvolti nella diversificazione commerciale, tra ambiti nazionali, società per l’export verso Stati Uniti e Germania - le zone prioritarie del loro eno-business - proponendo vini con marchi diversificati, prodotti sia in Trentino che in due belle aziende sicule, Feudo Aranci e le tenute Solsicano e Villa Albius. Senza tralasciare il comparto frutticolo, mele Valentina compreso.

 

"Il Covid ha stravolto tutte le operazioni di mercato, ma noi nella Gdo - la grande distribuzione - siamo riusciti non solo a reggere l’urto, ma anche a trovare stimoli per superare questa difficile situazione" spiega Rigotti a uno sparuto gruppo di giornalisti disseminati tra la vastità della struttura, barriques e bottiglie di spumante Trento Doc sistemate come suggestiva scenografia. Supermercati e grandi catene alimentari hanno incentivato la richiesta di vino, compensando il drastico calo dei consumi tra bar, osterie, ristoranti e alberghi. 

 

L’80% del fatturato è legato all’export, anche se mai è stata abbassata la guardia verso produzioni "nostrane e a km Zero". I successi del Rotari Flavio sono splendidi, per un Trentodoc che s’aggiudica da sette anni i Tre Bicchieri del Gambero Rosso e si pone tra le ‘bollicine d’autore’.  Bella performance pure dei vini della Linea Musivum, dei bianchi assolutamente dolomitici, talmente in gran spolvero da mettere (forse) in secondo piano addirittura versioni di Teroldego come il blasonato Nòs e consolidate vinificazioni per un consumo più spensierato, Pinot grigo e Chardonnay.

 

Torniamo ai dati. Ai quasi 1600 soci viticoltori sono stati liquidati oltre 64 milioni di euro. Per una resa ettaro che s’aggira attorno ai 18.500 euro, decisamente più che soddisfacente se riferita ad altre ‘cantine sociali’ del Trentino, in grado di competere con i primati remunerativi stratosferici (quasi 25 mila euro) di qualche "Kellerei" sudtirolese.

 

Ogni fase della produzione è stata improntata alla sostenibilità ambientale. Dotando ogni struttura aziendale di impianti energetici rispettosi dell’habitat e, come ha spiegato il direttore Francesco Giovannini, "uve vendemmiate dopo un controllo SQNPI, sigla di un sistema nazionale che tutela la sostenibilità". Una definizione, quest’ultima, molto presente in ogni sfumatura di bilancio, in merito all’uso dell’energia solare per riscaldare ogni fase enologica come strutturale, rete idrica compresa. 

 

Settore mele: annata commercialmente complicata, per giacenze in tutti i magazzini della regione, ma con il lokdown primaverile i consumi domestici sono notevolmente aumentati, consentendo di liquidare ai frutticoltori di Valentina ben 37 euro di media al quintale. Mezzacorona in gran evidenza pure sui canali social, che, con 1 milione di like, pone l’azienda sul podio nazionale tra quanti cercano in Internet vini buoni e a prezzo giusto.

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