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Precipitato per 6 metri durante una scalata sul ghiaccio, ringrazia il Soccorso: "Terrorizzato, ho visto i volti d'angelo calarsi nella forra per salvarmi"

A una settimana di distanza dalla terribile caduta in una scalata di una cascata di ghiaccio, la guida alpina Fabrizio Della Rossa ha scritto un lungo e intenso post per ringraziare gli operatori che l'hanno salvato. "Non sono servite le parole, perché tra chi condivide una passione ci si capisce che basta uno sguardo"

Di Davide Leveghi - 06 febbraio 2021 - 11:08

SANTO STEFANO DI CADORE. “E' passata una settimana dal mio incidente, un paio di secondi vissuti ad occhi aperti che ora battono sul portone del lobo temporale con le valige in mano, per una convivenza inaspettata che si preannuncia lunga e turbolenta. Una settimana passata sonnecchiosa tra letto e salotto, tra infusi alla frutta e pasticche per il dolore, tra telefonate e visite di amici preoccupati”. È un lungo e intenso messaggio quello della guida alpina Fabrizio Della Rossa.

 

Caduto durante una scalata di una cascata di ghiaccio nell'orrido dell'Acquatona, tra Santo Stefano di Cadore e Sappada, il 35enne originario di Udine è precipitato per diversi metri a causa di un cedimento di un ancoraggio. Un chiodo saltato, un volo di 6 metri ed una caduta tremenda. A salvarlo l'arrivo dell'elisoccorso, che si è calato, l'ha imbarellato e caricato per un viaggio d'urgenza in ospedale.

 

Passata una settimana, Della Rossa, alpinista esperto e guida alpina, ha voluto ringraziare il soccorso in un lungo messaggio su facebook dove ha raccontato la proprio vicenda, le proprie emozioni e la gioia di poter ancora raccontare la sua disavventura. “La giornata era iniziata con una calata nell'orrido, circondati da un mondo alieno di ghiaccio, timidamente illuminato dai raggi del sole: una giornata di scalata come tante altre, sempre uguale ma sempre diversa”, ha esordito.

 

“Facciamo pari e dispari per chi tocca e inizio a scaldarmi su un tiro di ghiaccio verticale e delicato, con pazienza e un buon numero di viti da ghiaccio arrivo in cima. Troppe viti? Non sono mai troppe ci diciamo, non puoi mai essere sicuro della tenuta delle viti, se il ghiaccio non è pieno e denso quelle possono tradirti e saltar via. Ci spostiamo così verso i tiri di dry, dove il ghiaccio lascia ampio spazio alla roccia, qui picche e ramponi anziché battere e penetrare, si agganciano delicatamente a fessurine e buchetti in un gioco Shanghai di equilibri fragili. Tanto aleatorio da preferire solitamente, come protezioni, la presenza di solidi chiodi a espansione piantati col trapano anziché aggeggi più precari. Rivolgiamo così il nostro interesse a un tiro di M7 i cui spit, osservando da terra, sembrano in buono stato, placchetta intatta e bullone con qualche segno di ruggine. Il primo ancoraggio si trova fottutamente alto, ma io, con l'ausilio dell'apposito bastone da tre metri e mezzo (altresì furba), mi stiro in punta di piedi ad agganciare rinvio e corda direttamente da terra: anche oggi portiamo a casa le caviglie, penso”.

 

 

Preparata la risalita, Della Rossa comincia poi ad arrampicare, fino a quel terribile momento in cui, in un battito di ciglia, si trova con la schiena a terra dopo la bruttissima caduta. “Parto in top-rope. Pianto picche e ramponi sui primi metri di ghiaccio, poi mi allungo ad agganciare gli strumenti sulla roccia, un aggancio, poi un altro e un terzo di cui non mi fido troppo – continua - avviso Carlo di questo fatto, ormai sono da primo, lo spit è a 20 centimetri dal mio nodo, carico la picca e come prevedibile quella schizza via. Cazzo mi sono mangiato la on-sight della via! Ma qui non blocca, non blocca niente: sento Carlo gridare e un dolore lancinante spezzarmi la schiena. Mi rendo conto che non c'è niente da fare ormai, non è il dolore che mi devasta, è il terrore di quello che mi aspetta.  Ora non rimane che attendere, i volti d'angelo che si calano nella forra a tirarmi fuori dai guai, il rumore salvifico dell'elicottero, l'iniezione che mi allevia la sofferenza”.

 

Il pensiero, a una settimana di distanza, va agli operatori del Soccorso, una vera e propria visione salvifica per Della Rossa. “Questo post è per ringraziare loro, tutte quelle persone a cui non servono molte parole, perché tra chi condivide una passione ci si capisce che basta uno sguardo. Comunque grazie a tutti ragazzi”.

 

 

Diverso il discorso verso chi non ha risparmiato critiche nei confronti dell'infortunato, “sbizzarrendosi” sui social tra teorie varie e commenti non certo lusinghieri. "Chi invece ha più bisogno di rassicurazioni sono tutti quelli che la passione per la montagna non ce l'hanno e scrivono e commentano... Tranquilli che ero autorizzato a girare in zona arancio e sono assicurato e credo che non dovrete pagare voi con le vostre tasse il mio soccorso”. L'appello finale si rivolge infine a chi, come Della Rossa, condivide l'amore folle dell'alpinista verso la montagna. “Spero che questo lungo post serva, oltre a me come esercizio catartico, a tutti noi climber che nel futuro dovremmo sempre più impegnarci in prima persona, con un po' di lavoro e buona volontà, ad aumentare gli standard di sicurezza di questo sport cosi anarchico e cosi bello”.

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