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| 30 mag 2021 | 18:25

Ritorno al Futuro in Val di Sole: dal turismo (che non deve solo massimizzare le presenze) a una nuova idea di imprenditorialità

La Val di Sole sta affrontando il cruciale tema di come cambierà tra vent’anni il territorio montano, e con esso i suoi turisti e i suoi residenti. Sono la qualità della vita, l’imprenditorialità, il coinvolgimento dei giovani e la rigenerazione dell’ambiente gli elementi chiave, le “ricette” individuate nel corso dell’incontro, che porterebbero ad un cambio di rotta all’interno del sistema turistico. Ecco cosa è emerso

Ritorno al Futuro in Val di Sole: dal turismo (che non deve solo massimizzare le presenze) a una nuova idea di
di Redazione

COGOLO DI PEIO. Da quasi cento anni, le acque del fiume Noce vengono trasformate in energia all’interno della centrale di Cogolo. Ed è proprio in questo scenario che negli scorsi giorni si è parlato del futuro della Val di Sole, cercando di capire come cambierà tra vent’anni il territorio montano, e con lui i suoi turisti e i suoi residenti. L’incontro è stato trasmesso anche in streaming – 200 le persone che, da casa, l’hanno seguito – e apre un nuovo progetto, “Val di Sole – Ritorno al Futuro”, avviato dall’Azienda per il Turismo della Val di Sole in collaborazione con la Comunità di Valle e i Comuni della Val di Sole.

 

Non è un caso che il primo incontro si sia svolto all’interno di una centrale idroelettrica. L’idea del progetto, infatti, è quella di “trasformare le risorse in energia progettuale”, come ricorda Alessandro Bazzanella, coordinatore della Trentino School of Management, partner scientifico di “Val di Sole – Ritorno al Futuro”. Un’energia progettuale volta a modificare non solamente il settore turistico, messo in ginocchio dalla pandemia, ma anche la nostra visione del territorio e del futuro. “È necessario ripensare al territorio coinvolgendo tutti i suoi attori”, ha spiegato Luciano Rizzi, presidente dell’Apt Val di Sole. Si parte “dai sogni, dalla visione d’insieme”, ha aggiunto poi il direttore della stessa Apt, Fabio Sacco. “Iniziamo quindi con l’immaginare il traguardo – ha aggiunto – per poi costruire la strada migliore per arrivarci: ‘Ritorno al futuro’ significa anche questo”.

 

Era presente all’incontro anche Barbara Poggio, prorettrice alle Politiche di equità e diversità dell’Università di Trento, che ha espresso il bisogno di un cambio di paradigma nel mondo del turismo. “Occorre un cambio di passo nel rapporto tra il territorio e i più giovani – ha detto Poggio -. Ed è urgente conciliare le sfide di oggi con le specificità del luogo rendendo tutti gli attori parte attiva del processo e tenendo conto delle diversità, a cominciare da quelle generazionali e di genere, promuovendo infrastrutture al servizio comunità e facendo leva sull’accessibilità ai servizi e sull’alfabetizzazione digitale”.

 

Sono la qualità della vita, l’imprenditorialità, il coinvolgimento dei giovani e la rigenerazione dell’ambiente gli elementi chiave, le “ricette” individuate nel corso dell’incontro, che porterebbero ad un cambio di rotta all’interno del sistema turistico. Parola d’ordine, poi, specie nel post pandemia, è “sostenibilità”, come ha spiegato Signe Jungersted, amministratrice delegata di Group Nao, una società che ha sede a Conpenhagen. “Oggi non si tratta di massimizzare il numero dei turisti – ha detto - ma di promuovere in pieno la capacità del turismo di contribuire al miglioramento della qualità della vita di una comunità e di un territorio. È un modo per rispondere ai problemi più pressanti del mondo post pandemico: recessione, cambiamento climatico e collasso della biodiversità”.

 

È indispensabile anche una nuova idea d’imprenditorialità, ha aggiunto Patrick Kofler, amministratore delegato di Helios, una società che ha sede a Bolzano e si occupa di sviluppo e comunicazione di servizi di mobilità e turismo sostenibile. Un’idea che parta non dal risultato, e cioè da fatturato e profitto, ma da una visione d’impresa che sia “basata su pilastri decisivi come dignità, trasparenza, sostenibilità ecologica e solidarietà”. Le nuove generazioni, in questo scenario, dovranno essere protagoniste, ha affermato Veronica Barbati, consigliera di presidenza con delega ad ambiente e agricoltura del Consiglio Nazionale Giovani e delegata nazionale Coldiretti Giovani Impresa. “Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è una grande opportunità ma si tratta pur sempre di risorse che costituiscono un debito per le nuove generazioni – ha detto -. Per questo motivo possono essere realmente valorizzate solo se costituiscono un investimento per il futuro”.

 

Per scommettere sulle nuove generazioni, quindi, c’è bisogno che in quelle stesse generazioni cresca la voglia di rimanere nelle proprie piccole comunità montane. “Siamo passati dalla resilienza a quella che definirei restanza - ha affermato Barbati – la voglia di rimanere e di puntare sullo sviluppo di progetti sostenibili in senso ambientale, economico e sociale”. La montagna, tra vent’anni, dovrà essere abitata e “non soltanto visitata”, ha aggiunto Fabio Renzi, segretario della Fondazione Symbola. “La contemporaneità – ha proseguito – è amica della sostenibilità, e quindi lo è anche di questi territori che in passato erano stati condannati a essere marginali da quella stessa impostazione economicista che ha accompagnato il vecchio modello di sviluppo industriale. Oggi, insomma, la montagna può diventare la vera frontiera avanzata delle sfide del presente”.

 

Il progetto entrerà nel vivo nei prossimi giorni. Saranno coinvolti e ascoltati tutti gli attori del territorio. 

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