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Belluno
16 gennaio | 23:11

Dal riuso degli edifici al turismo, un anno di lavoro e quasi 200 idee per sviluppare il territorio. Ecco le "nuove Dolomiti" e il Green deal Cadore: "Un volano per le vallate"

Sono stati analizzati i punti di forza del Cadore e le diverse esperienze per vivere e sviluppare il territorio. Il prossimo appuntamento nelle proposte di Welcome Dolomiti è “Il nuovo lusso: valli incontaminate e autentiche”

BORCA DI CADORE. Un percorso lungo un anno, un processo partecipativo, 13 tavoli tematici e quasi 200 idee e linee di intervento. Una governance e un'intesa con la Regione Veneto ma anche un'analisi dei punti di forza del territorio per migliorare l'attrattività e la promozione dell'area. E ancora la manutenzione dei sentieri, il riuso di edifici dismessi e la riqualificazione di diverse opere. Questo in sintesi il Green deal Cadore 2030 per sviluppare la zona, non solo in chiave turistica.

 

L’hotel Boite ha lanciato, assieme a Welcome Dolomiti e con il patrocinio del Comune di Borca di Cadore, una serie di iniziative dedicate agli ospiti, ai residenti, ma anche agli amministratori pubblici e alle realtà private del territorio cadorino e bellunese per fare squadra e dare valore al territorio.

 

Green Deal Cadore 2030 e le nuove opportunità di sviluppo del territorio” è stato il titolo della prima puntata del calendario, introdotta da Katia Tafner di Welcome Dolomiti e Francesco Accardo, general manager di Hotel Boite, che ha visto il presidente della Magnifica Comunità di Cadore Renzo Bortolot, il presidente dell’Associazione Comelico Nuovo Francesco De Bettin e l’antropologo esperto di storia e civiltà delle Alpi Annibale Salsa conversare con la giornalista Marina Menardi nella nel Gellner Lounge dell’hotel Boite.

 

I tre relatori si sono focalizzati sulle terre alte della provincia di Belluno mettendone in luce le problematiche, le idee e progettualità per il futuro, la necessità di fare rete e puntare a un governo differenziato del territorio riconoscendo particolari forme di autonomia a quello montano penalizzato da un metodo amministrativo centralista che non permette al nostro territorio di svilupparsi e vivere in maniera ottimale.

 

In particolar modo il presidente della Magnifica Bortolot ha spiegato in cosa consiste il green deal Cadore 2030: è un progetto partito nel 2020, e durato un anno, che è frutto di un processo partecipativo dove sono stati coinvolti enti pubblici, associazioni di categoria, il terzo settore che si sono seduti intorno a 13 tavoli tematici coordinati da giovani che hanno prodotto quasi 200 idee e conseguenti linee di intervento.

 

Si sono individuati come punti di forza del Cadore il paesaggio, la cultura e la realtà stessa della Magnifica che estende la sua azione su tutti i 22 comuni da Selva di Cadore a Sappada inclusa ed è stata individuata come ente utile a creare una governance riconosciuta (che mancava) che si è tradotta poi nell’intesa programmatica d’area firmata con la Regione del Veneto.

 

L’Ipa del Cadore, strumento di programmazione decentrata e di sviluppo del territorio, attraverso il quale la Regione offre la possibilità agli enti pubblici locali e alle parti economiche e sociali di partecipare alla programmazione regionale, vede la partecipazione dei Comuni, delle Unioni montane, delle associazioni di categoria, della Consulta giovani Cadore e ha sintetizzato le centinaia di spunti in alcuni filoni di intervento tra i quali l’ottimizzazione dei sentieri creati dai vari enti e la loro messa in rete, il riuso di edifici comunali dismessi, un focus sulla stazione di Calalzo quale porta delle Dolomiti e il coinvolgimento dei giovani nella rete museale del territorio con attività messe in campo nelle scuole locali.

 

Di idee ha parlato anche De Bettin di Acn raccontando come la sua associazione sia nata nel 2022 vedendo nel Next Generation Eu, varato dall’Unione europea e a suo avviso “il primo vero atto politico dell’Europa unita”, la prima possibilità per l’Italia dal secondo dopoguerra di investire e non semplicemente di spendere denaro per progetti che possono diventare davvero un volano anche per le nostre vallate.

 

Perciò Acn si è creata e attivata con l’idea di approfondire opportunità e possibilità che il territorio Comeliano può recepire cercando di “aprire le menti sui temi legati al territorio, che in questo caso specifico, può diventare un crogiolo dove sperimentare dei progetti trovandosi a fare da cerniera tra la Regione del Veneto e l’Europa”.

 

Annibale Salsa, antropologo esperto di storia e civiltà delle Alpi, ha analizzato come l’autogoverno della montagna, attraverso ad esempio le regole, sia risultato vincente per secoli e che il processo avviato con l’introduzione dei Comuni da parte di Napoleone abbia di fatto creato nel tempo un metodo di governo uguale dal mare alla pianura alla montagna e questo ha notevolmente penalizzato le aree interne montane riducendo la montagna da cuore dell’Europa a periferia dell’impero.

 

Per secoli, infatti, la gestione delle nostre vallate è stata fatta in maniera comunitaria sviluppando un governo virtuoso che consentiva alle comunità e alla gente di montagna di abitarla e farvi reddito oltre ad aver sviluppato contesti di livello culturale e di istruzione.

 

Il 19esimo secolo è stato teatro dello smantellamento delle autonomie (vedi legge del 1927) perché incompatibili con la forma dello stato moderno centralizzato che ha visto il suo proseguimento  con il progresso che però “non ha reso un buon servizio alla montagna e su questo punto è necessario distinguere il progresso tecnologico da quello etico-culturale perché se è ben vero che la tecnologia ha raggiunto anche le aree periferiche nelle stesse si è visto un impoverimento dal punto di vista culturale”.

 

“Nell’arco alpino il metodo vincente di governo federale si riscontra in Svizzera dove la confederazione degli stati detti cantoni (non si tratta di regioni) e le relative autonomie sono stati costruiti dal basso e non concessi da un governo centrale”, ha proseguito Salsa, “e nel panorama italiano vediamo che le uniche realtà alpine che funzionano sono quelle delle regioni interamente montane come Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige mentre in quelle miste come Piemonte, Lombardia, Veneto e lo stesso Friuli Venezia Giulia, sebbene autonomo, si nota che un’amministrazione standard per aree marittime, di pianura e montane risulta fallimentare. Risulta quindi necessario pensare a degli enti intermedi che abbiano autonomia di autogoverno, ad esempio le province elettive, che abbiano ampi margini di azione”.

 

Prossimo appuntamento mercoledì 7 febbraio, sempre alle 18, dove si parlerà di “Il nuovo lusso: valli incontaminate e autentiche” assieme all’assessore al turismo della Regione Veneto Federico Caner, alla nuova direttrice della Fondazione Dmo Dolomiti Bellunesi Valentina Colleselli e un rappresentante dei Veneto Creators che ha abbracciato il nuovo cavallo di battaglia della comunicazione delle Dolomiti Bellunesi “Fuori dai luoghi comuni”. Modererà l’incontro Francesca Cresta.

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