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Al via in Vallarsa al festival per valorizzare tradizioni e costumi della valle (con l'obiettivo di recuperare gli storici terrazzamenti): ecco '98 Terrazze'

Si tratta di un nuovo progetto per la Vallarsa, che ha visto coinvolte molte realtà coordinate dalla Pro Loco Vallarsa, dal Comune di Vallarsa e dall'Apt Rovereto, Vallagarina e Monte Baldo: l'obiettivo, da realizzarsi nel corso degli anni, è il recupero dei terrazzamenti storicamente vitati mentre dall'1 al 3 luglio, nella splendida cornice di Valmorbia, si terrà un festival per conoscere e approfondire usi e costumi della valle

Di F.S. - 29 giugno 2022 - 17:58

VALLARSA. La riscoperta e la valorizzazione di usi e costumi, agricoli, storici e culturali, della valle tra proiezioni, convegni, degustazioni e pasti agricoli: ecco l'obiettivo del progetto '98 Terrazze' a Vallarsa. Dall'1 al 3 luglio la piccola frazione di Valmorbia è pronta ad accogliere valligiani, contadini, vignaioli e appassionati di storia del proprio territorio con un programma da non perdere. Il fine del progetto per i prossimi anni è il recupero collettivo di alcuni dei 98 terrazzamenti, patrimonio rurale della valle, attraverso interventi di restauro conservativo da destinare all'allevamento di varietà storiche di vite, con l'ambizione di produrre un vino locale frutto della partecipazione e delle abilità della comunità.

Durante il festival, in programma come detto dall'1 al 3 luglio, si proporranno tante attività che possano animare le tradizioni e gli aspetti folcloristici legati alla Vallarsa, da sempre luogo di crocevia, passaggio e scambio tra il mondo trentino, veneto e cimbro. I partecipanti potranno assistere a proiezioni cinematografiche dedicate al mondo della montagna in dialogo con gli autori, partecipare a corsi di agricoltura e convegni storici di viticoltura, con la presenza di importanti ospiti, attivi in entrambi gli ambiti.

Valmorbia si animerà con allestimenti testimoni del lavoro delle generazioni passate e con due mostre: una divulgativa dedicata ad una storia sconosciuta della Vallarsa (da Napoleone al Risorgimento) ed una più introspettiva (un progetto fotografico di Luca Matassoni che ha raccolto i volti, le mani, i dettagli di alcuni dei contadini che ad oggi ancora coltivano la terra sugli impervi crinali).

Non mancheranno poi degustazioni di vini terrazzati alternati a momenti conviviali di pasto, con pizze agricole e pasti rurali. Spazio anche per le famiglie, con passeggiate alla scoperta del paesaggio e delle leggende che lo hanno caratterizzato. Qui il programma completo dell'iniziativa, che ha visto coinvolte molte realtà coordinate dalla Pro Loco Vallarsa, dal Comune di Vallarsa e dall'Apt Rovereto, Vallagarina e Monte Baldo.

 

Ecco come gli organizzatori introducono il progetto di 98 terrazze:

 

La terra non è unicamente luogo di produzione, una merce cui dare un prezzo di scambio, privandola dei suoi più profondi valori espressione dell’identità di una comunità. Allo stesso modo, l’agricoltura, che da quella terra prende forma come espressione durevole di simbiosi tra uomo e ambiente, non può essere ridotta ad un semplice sistema produttivo; incapace di adottare una contabilità del valore che vada oltre un calcolo economico, ma consideri i costi sociali, economici, ambientali e paesaggistici.

 

Un quadro economico di profitto è sempre più diffuso in fondovalle, ma difficilmente replicabile per l’agricoltura di montagna, caratterizzata dalle limitate possibilità di utilizzo del suolo, le difficili condizioni climatiche, le forti pendenze e la situazione di extra-marginalità. L’agricoltura di montagna deve andare oltre questo e ritrovare la sua tipicità: che è prima di tutto la radice dell’identità del mondo rurale fatta di tradizioni, usi e costumi, paesaggio, architettura, varietà di specie vegetali ed animali, gastronomia ed arte e di molteplici benefici collettivi mai monetizzati quale la gestione dei suoli, delle acque, delle foreste.

 

In un processo agricolo montano vanno considerate le economie di scopo e non di scala, valorizzando salute del terreno e di chi ci vive, valorizzando i saperi e le culture locali, le tecniche tradizionali e il mantenimento del paesaggio storico frutto di orme di storia e di natura.

 

Orme, queste, visibili nel disegno di piccole e grandi terrazze sui versanti delle nostre montagne, definite da Alberto Folgheraiter “un pentagramma di muri a secco che disegnano i fianchi della montagna per trattenerne la terra dell’autoconsumo”; visibili anche nelle immagini e nelle parole: negli usi e costumi della tradizione cimbra, nelle leggende e nei linguaggi sempre più rari nella parlata”.

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