"Limitare l'aborto legale? Aumento di quelli clandestini". Il consultorio di Bolzano: "Con l'attuale clima di restaurazione continueremo a difendere la 194"
Alla conferenza "Diritto all’aborto: dobbiamo parlarne" le relatrici hanno espresso preoccupazione a seguito dell'insediamento del Governo Meloni. Camin: "Quest'anno abbiamo ricevuto 30 telefonate di richiesta di informazioni sull’aborto e rilasciato 3 certificati per quello farmacologico. Se e quando diventare madre è una scelta libera"

BOLZANO. "Limitare o impedire l'aborto legale, vuol dire aumentare gli aborti clandestini". Non ha dubbi Silvia Camin, presidente dei Consultori Aied di Bolzano, relatrice alla conferenza "Diritto all’aborto: dobbiamo parlarne", tenutasi all'Accademia di Studi Italo-tedesco a Merano il 22 ottobre scorso. "Sicuramente se riscrivessimo noi oggi la 194, la scriveremmo diversamente, semplificheremmo l’iter, riconoscendo il diritto insindacabile della donna di autodeterminazione e scelta".
Consultori familiari, ma anche i rappresentanti dei servizi di accompagnamento educativo, psicologico e assistenziale e anche parte del personale sanitario dell’Alto Adige e del Trentino hanno partecipato all'incontro.
"Visto l’attuale clima di restaurazione, intanto continueremo a difendere la 194 - prosegue Camin-, possiamo cercare di rendere completa ed omogenea nel Paese l’applicazione della legge, facilitando l’accesso all’intervento e favorendo il ricorso all’aborto farmacologico (RU486), dobbiamo continuare a promuovere una corretta informazione sulla contraccezione e quella d'emergenza, e garantire che i consultori continuino a essere luoghi di informazione, prevenzione, promozione della salute, crescita culturale e empowerment".
Secondo i dati riportati dalla presidente del consultorio Aied, "quest'anno abbiamo ricevuto circa 30 telefonate di richiesta di informazioni sull’interruzione volontaria di gravidanza, abbiamo rilasciato 3 certificati per donne che volevano ricorrere all'aborto farmacologico e 5 sono state le consulenze psicologiche con donne indecise".
Tutte le relatrici hanno mostrato preoccupazione per la direzione che potrebbe prendere il Governo Meloni sul fronte dei diritti civili e per le donne.
"La legge 194, conquistata nel 1978, continua a salvare la vita di molte donne, quando rischiano complicazioni al parto o sarebbero costrette a sottoporsi ad aborti clandestini. Nessuna donna prende la decisione di affrontare un aborto con leggerezza, a prescindere dalle motivazioni", emerge dalla conferenza.
Rispetto all'obiezione di coscienza? "Siamo convinte che servano bandi dedicati all’applicazione della legge, - prosegue Camin - quindi rivolti esclusivamente al personale non obiettore, ma comunque il servizio deve essere garantito ricorrendo dove necessario a collaborazioni esterne".
Come già è risaputo, l'Alto Adige registra un alto numero di medici obiettori: "Sono l'82,4% e per garantire il servizio all’ospedale di Bolzano è stata avviata una collaborazione con un medico esterno. Da quando è possibile accedere all’ospedale di Bolzano direttamente, cioè senza dover già avere il certificato con la richiesta di interruzione volontaria di gravidanza, è decisamente più veloce l’iter che le donne devono seguire. E spesso in consultorio, se la donna ci dice di aver già deciso di voler abortire, ci limitiamo a darle, telefonicamente o di persona, le informazioni su come contattare direttamente l'Ospedale di Bolzano che fornirà loro un appuntamento per essere seguite".
La presidente ricorda che "se e quando diventare madre deve essere una scelta libera". Nella provincia di Bolzano nel 2020 "sono stati 532, le donne che ricorrono all'aborto sono prevalentemente nella fascia di età tra i 24 e i 35 anni, un terzo di loro ha vissuti di migrazione e in generale le donne con un livello di istruzione più basso presentano valori di abortività più elevati".
L'empowerment delle donne rappresenta uno strumento fondamentale "per rendere consapevole la sessualità e le eventuali scelte riproduttive - conclude la presidente del consultorio -. Diventa quindi fondamentale educare all'affettività e alla sessualità, rendere questa materia curriculare nei percorsi scolastici e sostenere, incrementare i consultori e i servizi sociosanitari per garantire a tutti e tutte gli strumenti per vivere la propria sessualità liberamente e consapevolmente".














