Sopravvissuto all'eccidio di Cefalonia, Bruno Bertoldi compie 104 anni. Allo Spazio resistenze, una festa per omaggiarlo e "mantenere in vita la memoria"
La storia di Bruno Bertoldi avrebbe potuto ispirare la trama di un film. L'uomo, ultimo testimone dell'eccidio nazista di Cefalonia, ha festeggiato oggi i suoi 104 anni ricordando "i tanti ragazzi che non ci sono più e che si sono sacrificati per la nostra libertà"

BOLZANO. La memoria non sempre basta, ma è comunque necessario mantenerla in vita. A farlo, non soltanto i posteri ma a volte anche chi alle stragi o alle guerre è sopravvissuto come Bruno Bertoldi, ultimo testimone dell'eccidio nazista di Cefalonia, nel quale persero la vita, su ordine diretto di Adolf Hitler, oltre 8mila soldati italiani. Centoquattro anni, quelli oggi festeggiati (sebbene compiuti il 23 ottobre ndr) dal protagonista d'uno straordinario vissuto, colmo di esperienze da narrare ma soprattutto da ricordare.
La storia di Bruno Bertoldi è una di quelle che avrebbe potuto ispirare la trama di un film: nato il 23 ottobre 1918 a Mitteldorf (Austria) e cresciuto a Carzano (Trento), Bertoldi fu arruolato nel 1937 a Bolzano come comandante della autodrappello della divisione Acqui. Sbarcato prima in Albania e poi militare di stanza a Cefalonia, sopravvisse miracolosamente all'eccidio, grazie al militare austriaco chiamato a fucilarlo che gli permise di fuggire.
Rifugiatosi nell'abitazione di una famiglia greca, al termine della strage Bruno si consegnò alla Wehrmacht per evitare rappresaglie sul villaggio nel quale si era nascosto. Rifiutatosi di arruolarsi nell'esercito tedesco, fu caricato su un treno finendo a Minsk in Ucraina. Qui, l'uomo lavorò per sei mesi come meccanico prima di essere consegnato all'Armata rossa dai partigiani, insieme ai quali si era rifiutato di combattere pur appoggiandone la causa.
Finito nelle mani dell'Armata rossa, Bertoldi fu caricato sull'ennesimo treno merci dal quale però riuscì a scappare, sopravvivendo a morte certa. L'ex militare camminò per due mesi attraverso la steppa gelata fino a arrivare al lager di Tambov nella Russia sud occidentale, da dove venne poi trasferito in Turkestan. Nell'ottobre del 1945, finalmente, la libertà: Bruno venne caricato su di un ultimo convoglio, che lo trasportò fino a Vienna e da lì in Valsugana, dove potè riabbracciare la madre.
Non soltanto l'ultimo testimone dell'eccidio nazista di Cefalonia, quindi, ma anche di un'esperienza di vita e scelte fondamentali, al quale un omaggio come la festa organizzata oggi nello Spazio resistenze di via Torino dall'Anpi (Associazione nazionale partigiani d'Italia) era dovuto. Un omaggio che si fa anche impegno, affinché quanto avvenuto venga ricordato: l'associazione ritiene infatti che, anche a Trento, agli altoatesini della divisione Acqui, Internati militari italiani, militari e civili caduti negli scontri seguiti all'8 settembre in quello che rappresentò l'inizio della Resistenza, sia necessario dedicare un monumento.
Un momento di festa con stuzzichini e torta, quello che onorato l'oltre un secolo di vita di Bruno, al quale per l'occasione è stata consegnata la tessera onoraria Anpi per il 2022 e un libro di Mario Avagliano sugli Internati militari italiani. Presente al felice momento, il sindaco di Bolzano Renzo Caramaschi, che ha portato al festeggiato gli auguri della Città insieme a un omaggio dell'Amministrazione comunale e dai rappresentanti dell'Associazione divisione Acqui che gli hanno consegnato un cd con la sua ultima intervista.

Durante il momento conviviale, Bruno Bertoldi ha voluto ricordare "i tanti ragazzi che non ci sono più e che vanno ricordati perché si sono sacrificati per la nostra libertà" attraverso un brindisi che mostra, ancora una volta, la necessità di mantenere viva la memoria per rafforzare, nel mondo d'oggi, valori fondamentali come pace, libertà e giustizia.












