Bruno Bertoldi compie 107 anni: ultimo testimone dell'eccidio nazista di Cefalonia, deportato dai tedeschi finito in un gulag dell'Armata Rossa salvo per miracolo
Disse no all'arruolamento nell'esercito tedesco, venne più volte catturato e deportato. Un compleanno, quello di Bertoldi, che non può essere “privato” ma che, come sottolinea Anpi, deve rappresentare un'occasione di riflessione e di impegno civile per le istituzioni, per tutte e per tutti

BOLZANO. E' riuscito a salvarsi per miracolo, scampando a una fucilazione, fuggendo per mesi nella steppa, trovando aiuto negli sconosciuti o dovendo fare affidamento esclusivamente sulla sua voglia di lottare per esserci. E' stato catturato, deportato, internato. E poi è riuscito a salvarsi e a riconquistare la sua libertà, la sua vita. A tornare a casa.
Ultimo testimone dell'eccidio di Cefalonia, ultimo pezzo di una memoria storica che si va perdendo, Bruno Bertoldi festeggia il traguardo dei 107 anni, e lo fa accanto alla sua famiglia e accanto all'associazione Anpi. Un compleanno che non può essere “privato” ma che, come sottolinea Anpi, deve rappresentare un'occasione di riflessione e di impegno civile per le istituzioni, per tutte e per tutti.
“Le scelte della sua vita straordinaria, ci parlano anche oggi. Tutto ciò fa parte a pieno titolo della Resistenza e della riconquista della dignità e delle libertà del nostro Paese. Di fronte ai pericoli che minacciano, oggi, la pace, la libertà, i diritti umani i valori espressi da Bruno e tante persone come lui restano un punto di riferimento fondamentale per non rassegnarsi e costruire concretamente nuove speranze”, dichiara Anpi.
Nato il 23 ottobre del 1918 a Mitteldorf (Austria) e cresciuto a Carzano (Trento) in quello che all'epoca era Tirolo austriaco, Bertoldi fu arruolato nel 1937 a Bolzano come comandante della auto drappello della divisione Acqui. Sbarcato prima in Albania e poi militare di stanza a Cefalonia, sopravvisse miracolosamente all'eccidio. Il militare austriaco chiamato a fucilarlo era infatti un optante sudtirolese che già in un'occasione gli aveva risparmiato la vita e che anche in quell'occasione gli consentì di scappare. Rifugiatosi presso una famiglia greca, al termine della strage Bertoldi si consegnò alla Wehrmacht per evitare rappresaglie sul villaggio nel quale si era nascosto.
Rifiutandosi di arruolarsi nell'esercito tedesco, fu caricato su un treno diretto in Polonia con destinazione finale Minsk in Ucraina. Qui Bertoldi lavorò per sei mesi come meccanico prima di essere consegnato all'Armata Rossa dai partigiani, insieme ai quali si era rifiutato di combattere pur appoggiandone la causa, quando le sorti della guerra volsero a favore dei russi e i tedeschi batterono in ritirata.
Finito nelle mani dell'Armata Rossa, Bertoldi fu caricato su un treno merci dal quale però riuscì a fuggire, sopravvivendo per l'ennesima volta a morte certa. L'ex militare camminò quindi per due mesi attraverso la steppa gelata fino ad arrivare al lager di Tambov nella Russia sud occidentale, da dove venne poi trasferito in Turkestan e qui per sei mesi viene impiegato nella raccolta del cotone in un gulag. Nell'ottobre del 1945, finalmente, la libertà. Bertoldi venne caricato nuovamente su un treno che lo trasportò per 17.000 chilometri fino a Vienna e da lì in Valsugana, dove poté riabbracciare infine la madre. Nel 2013 Bertoldi testimonia al Tribunale di Roma nell'ambito del processo contro Alfred Stork, ex caporale dei Gebirgsjäger all'epoca 90enne, accusato dell'uccisione di "almeno 117 ufficiali italiani" sull'isola di Cefalonia.
Oggi, 23 ottobre, Bruno Bertoldi festeggerà 107 anni. Ci sarà una torta, ci sarà la famiglia, ci sarà Anpi, ci saranno gli amici di sempre. E con l'occasione, l'associazione partigiani d'Italia, lancia una proposta. “La Città di Bolzano dovrebbe trovare il modo di ricordare in modo permanente gli altoatesini della Divisione Acqui, gli Internati Militari Italiani e i militari e i civili caduti negli scontri seguiti all'8 settembre. Storia, troppo spesso dimenticate, che, invece, devono trovare il giusto spazio, in particolare, tra le nuove generazioni”, conclude Anpi.












