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| 06 giu 2023 | 21:53

Buono pasto, i sindacati: "Una disdetta generale delle convenzioni e un vertiginoso aumento dei prezzi. Doppio danno per i lavoratori nel silenzio della Provincia"

I sindacati Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl parlano di una tempesta perfetta sulla gestione e sull'utilizzo del buono. "La Provincia non ha mai voluto affrontare il problema in modo serio. A pagare il conto sono le lavoratrici e i lavoratori"

Buono pasto, i sindacati: Una disdetta generale delle convenzioni e un vertiginoso aumento dei prezzi
di Redazione

TRENTO. "Evidenziamo, purtroppo, una disdetta generale delle convenzioni e un vertiginoso aumento dei prezzi". A dirlo Luigi Diaspro (Fp Cgil), Giuseppe Pallanch (Cisl Fp) e Andrea Bassetti (Uil Fpl), sul buono pasto. "Il tutto avviene nel silenzio generale della Provincia, incapace di trovare soluzioni, e dell'ente gestore".

 

I sindacati parlano di una tempesta perfetta sulla gestione e sull'utilizzo di questo strumento. "La Provincia non ha mai voluto affrontare il problema in modo serio. Il cambio di gestione porta un agio dell’8% della ditta di intermediazione e questo produce una salita dei prezzi e alla rinuncia di molti esercenti, non più disposti ad accettare il buono pasto. A pagare il conto sono le lavoratrici e i lavoratori".

 

Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl tornano a sollecitare un patto per salvaguardare i lavoratori di tutti i settori, compresi quelli delle Apsp, che a oggi non ne usufruiscono, e il potere d'acquisto, perché un buono pasto di valore dignitoso comporta benefici da più parti, anche nel garantire le convenzioni e nell'opportunità di rafforzare la capillarità delle mense aziendali.

 

"E' necessario e urgente aggiornate i valore del buono pasto, ormai fermo da decenni. Si deve poi ampliare la possibilità di scelta mentre il totale disinteresse della Provincia porta all'effetto contrario - evidenziano Diaspro, Pallanch e Bassetti - sono molti gli esercenti che si chiamano fuori dalle convenzioni. Un doppio danno: i prezzi salgono e l'offerta diminuisce. Sono tanti i lavoratori che contattano i sindacati per denunciare una situazione oramai inaccettabile: molti locali non hanno aderito al nuovo servizio di mensa adottato dalla Pat perché ritenuto troppo costoso a causa dell’aumento delle commissioni. Anche esercizi commerciali che avevano inizialmente aderito non accettino più il buono. Questo si traduce in un danno e una beffa per il lavoratore che materialmente non può spendere il buono ed è costretto a pagare di tasca propria".

 

I sindacati chiedono alla Provincia di prendersi carico con responsabilità di questa criticità. "Questo strumento è troppo poco competitivo in generale. È evidente la necessità di ristrutturare il buono pasto: rafforzando il valore, introducendo cumulabilità, pasti convenzionati, allargando il perimetro per la consumabilità e adeguandolo al costo della vita e potenziando la capillarità delle  mense aziendali. Tutte le parti coinvolte possono e devono avere soddisfazione con ricadute positive anche sul sistema economico e produttivo", concludono Diaspro, Pallanch e Bassetti.

 

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