"La Provincia non controlla l'applicazione delle convenzioni", la Cisl sul buono pasto e Trento la città più cara d'Italia per la pausa pranzo: "Non si sa nulla dell'appalto"
Il segretario della Cisl Fp sul buono pasto: "Tutto viene lasciato un po' al caso e per questo chiediamo urgentemente un intervento"

TRENTO. "La Provincia non controlla l'applicazione delle convenzioni". A dirlo Giuseppe Pallanch, segretario della Cisl Fp. "Le istituzioni avevano promesso la promozione di un pasto a convenzione agevolata per le lavoratrici e i lavoratori ma a oggi tutto è fermo e non si sa nulla se nel prossimo appalto è previsto questo obbligo".
Lo studio dell'osservatorio SumUp condotto in venti città italiane, tra il 2023 e il 2024, evidenziano che la pausa pranzo più cara d'Italia è quella di Trento. Per un panino e un caffè ci vogliono in media 6,80 euro.
"Non c'è un controllo sui prezzi e c’è chi specula", aggiunge Pallanch. "Tutto viene lasciato un po' al caso e per questo chiediamo urgentemente un intervento". Dopo mesi di trattative il buono pasto è stato leggermente adeguato, dopo 15 anni di blocco, a quello nazionale. I sindacati però da tempo chiedono di compiere ulteriori passi in avanti, come quello della cumulabilità e il rafforzamento delle mense.
"Abbiamo sempre evidenziato che non basta per migliorare il servizio: si deve puntare sulla capillarità delle mense, una convenzione che obblighi i gestori e su uno strumento più moderno del ticket. E' necessario rendere competitivo questo strumento, che incide anche sul welfare. Serve una pianificazione delle convenzioni per difendere il reddito delle lavoratrici e dei lavoratori. E' tempo di affrontare in modo approfondita questa situazione", conclude Pallanch.


















