"Non si confonda un diritto con un privilegio", la Cisl Fp sugli arretrati d'oro dei consiglieri: "Distanza tra politica e cittadini"
Il sindacato si prepara a riprendere e chiudere le trattative per i rinnovi dei contratti per tutto il comparto pubblico 2025/27 ma ribadisce la necessità di togliere l’applicazione del vincolo che comporta quasi in automatico il ritocco alle indennità politiche

TRENTO. “Non si deve confondere un diritto con un privilegio”. A dirlo Giuseppe Pallanch, segretario della Cisl Fp, sul meccanismo che comporta un adeguamento delle indennità politiche ai rinnovi contrattuali nel pubblico impiego. “Questo vincolo deve essere rimosso. Anche perché ormai non crediamo più alla storia che li restituiscono: tutti i politici in modo trasversale, anche quei pochissimi consiglieri che timidamente si oppongono, non si capisce bene come li accantonino”.
Il sindacato si prepara a riprendere e chiudere le trattative per i rinnovi dei contratti per tutto il comparto pubblico 2025/27 ma ribadisce la necessità di togliere l’applicazione del vincolo che comporta quasi in automatico il ritocco alle indennità dei consiglieri provinciali.
“Il rinnovo dei contratti è un diritto delle lavoratrici e dei lavoratori che rappresentano una componente fondamentale del sistema Trentino e che ogni giorno erogano servizi di qualità”, aggiunge Pallanch. “Gli adeguamenti politici a rimorchio e senza trattative segnano invece la distanza tra la classe dirigente e i cittadini”.
Per la Cisl Fp il rischio è quello di dimenticare il significato di servizio pubblico.
“E’ grave e strumentale giustificare questi aumenti appellandosi all’aggancio con i rinnovi dei contratti del pubblico impiego. I lavoratori del pubblico personale sanitario e non, vigili del fuoco, forestali, polizia locale e tutti gli operai e amministrativi di tutti i comparti, attendono da anni il giusto riconoscimento economico in questo contesto di inflazione e di erosione del potere di acquisto”.
Il sindacato auspica un passo indietro della politica e che rinunci a questo meccanismo, ormai poco aderente alla realtà.
“Le retribuzioni sono il risultato di una trattativa sindacale complessa per garantire tutele e dignità a chi ogni giorno serve la comunità. L'aumento degli stipendi dei consiglieri provinciali, invece, non è frutto di un riconoscimento del merito o di una necessità, ma di un’autodeterminazione che non si concilia per nulla con il momento economico e sociale che viviamo”.
Per questo motivo, “la nostra richiesta è chiara e non ammette repliche: la norma che lega gli stipendi dei consiglieri ai rinnovi dei contratti pubblici deve essere rimosso immediatamente. La politica non può nascondersi dietro questo meccanismo automatico che non può diventare la scusa per aumenti a beneficio di pochi. I cittadini devono tornare al primo posto e chiediamo alla politica un atto concreto: rinunci a questo vincolo e che la politica abbiamo maggiore cura nella gestione delle risorse comuni ”, conclude Pallanch.


















