"Gli aumenti fuori scala dei consiglieri provinciali vanno bloccati subito", i sindacati: "No all'ennesimo privilegio"
Cgil, Cisl e Uil: "Il consiglio individui meccanismi di calcolo equi e coerenti con le retribuzioni di lavoratori e lavoratrici"

TRENTO. "Gli aumenti fuori scala delle consigliere e consiglieri regionali vanno bloccati subito. E va trovato in tempi brevi un meccanismo di calcolo che garantisca equità e misura. Criteri che l’attuale sistema non è in grado di assicurare".
Lo dicono i segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil che fanno appello alla responsabilità di tutte le forze politiche trentine in vista degli imminenti aumenti di oltre il 7% legati al rinnovo contrattuale dei dipendenti regionali per il triennio 2025-2027 e i relativi arretrati.
"Non è più tempo di giocare al gatto e al topo. E’ ora in modo responsabile e rispettoso delle cittadine e dei cittadini il Consiglio metta mano all’attuale meccanismo, dimostrando di voler affrontare la questione in modo trasparente senza rinvii strategici, calcoli fantasiosi e scorciatoie", sottolineano Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Largher, che non apprezzano il tentativo di "sfilarsi" di alcune forze politiche.
"Fare di tutto perché non si affronti la questione equivale a sostenere che l’attuale meccanismo di calcolo va bene così come è. Si abbia almeno il coraggio di giustificare a lavoratori e pensionati che è normale incassare aumenti di migliaia di euro, somme anche cinque, dieci volte superiori all’aumento medio contrattuale di un barista o un commesso".
Per i sindacati, al di là delle proposte in campo, la strada è una sola: definire incrementi che siano equivalenti, in valore assoluto, alla media degli aumenti contrattuali nel settore pubblico e privato.
"Solo così si potrà garantire un trattamento equo", concludono i tre sindacalisti.












