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| 26 giu 2023 | 20:01

Guerra in Ucraina e rivolta di Prigozhin. L'esperto: "Messinscena medievale, Putin ha mostrato debolezza. Armate frammentate e il suo regime non è un monolite"

La rivolta del gruppo Wagner è durata poche ore, poi è stato trovato un accordo, del quale non si conoscono i contenuti. L'esperto Matteo Zola: "E' chiaro che la posizione di Prigozhin è complessa, si è esposto molto con l'obiettivo di salvaguardare la sua incolumità fisica e politica. In questo caso mettersi sotto i riflettori è anche una forma di tutela. Per la Russia e per Putin è un momento delicato"

TRENTO. "Una messinscena molto medievale, l'esercito è stato portato fin sotto le mura per ripotare qualcuno a più miti consiglio, poi il dietrofront. E' una fase molto delicata della guerra, ma anche per il regime in Russia". Queste le parole di Matteo Zolaesperto di Europa centro-orientale e area post-sovietica e giornalista per l'Osservatorio Balcani Caucaso e direttore dell'East Journal. "Ma sono più le domande che le risposte e bisogna avere molta cautela perché non bisogna cadere nell'errore di esportare un ragionamento occidentale in un mondo completamente diverso. Non ci sono certezze anche se il potere di Putin appare meno monolitico e attaccabile, l'esercito sembra frammentato e la guerra in Ucraina va male e questo può aprire scenari per un cambiamento ai vertici". 

 

La rivolta del gruppo Wagner è durata poche ore, poi è stato trovato un accordo, del quale non si conoscono i contenuti (Qui articolo). Dopo giorni di silenzio sono tornati a parlare Yevgeny Prigozhin e Vladimir Putin. Ma i contorni restano vaghi.

 

"E' probabile che Prigozhin abbia usato la leva della Wagner, l'unica forza che è riuscita a raggiungere qualche risultato in Ucraina, per ottenere un vantaggio, in quanto teme per la propria sicurezza. Il Cremlino vede in questo gruppo un potere scomodo e ha cercato di ridurre la sua influenza, prima con l'invio a Bakhmut e poi con altre azioni per metterla ai margini dell'elite militari".

 

Un peso in qualche modo da limitare e "Prigozhin ha notato che la sua posizione si è indebolita e non ha trovato emissari. Si è ribellato ma ha cercato di evitare uno scontro, tanto che si è fermato alle fortificazioni della Russia lungo il fiume Oka". Il risultato? "Non c'è nulla di chiaro. Dall'incorporazione della Wagner nel sistema del ministero al il ruolo del capo del gruppo in Bielorussia con 5 mila unità ai suoi ordini, dalla reale forza contrattuale per cambiare i vertici militari alla mediazione di Lukaschenko. Si parla anche della sospensione del procedimento penale, ma non c'è ancora stata la revoca. E' tutto molto fluido e non si capisce se effettivamente ci sia un salvacondotto".

 

L'ingresso delle truppe di Prigozhin ha creato un certo caos, anche a livello internazionale con la tensione che è salita anche nei vari governi occidentali. "La mia impressione è che Putin abbia dimostrato comunque una certa debolezza. Ha sempre giocato su più tavoli, un modello da spia del Kgb ma sembra che la situazione sia un po' cambiata e non ha tutto perfettamente sotto controllo: le armate sono frammentate e i vari gruppi di potere cercano spazio. Inoltre non è intervenuto in modo diretto nella mediazione. Si è sbilanciato affermando che i traditori verranno punti ma se così non dovesse succedere diventa ricattabile. Oggi il presidente appare attaccabile, un segnale che si potrebbe scalare il regime".

 

Resta in dubbio anche la solidità dell'accordo in un regime abituato a eliminate le forme di opposizione. "Ci sono tanti gruppi di potere che cercano un posto al sole o di salvarsi la vita quando tutto va a rotoli nei regimi. E' chiaro che la posizione di Prigozhin è complessa, si è esposto molto con l'obiettivo di salvaguardare la sua incolumità fisica e politica. In questo caso mettersi sotto i riflettori è anche una forma di tutela. I silenzi e le uscite così vaghe lasciano tutte le incertezze di un momento per la Russia molto delicato", conclude Zola. 

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