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| 05 apr 2023 | 18:17

Intelligenza artificiale, il docente di filosofia della scienza: ''Fase di rottura della società: serve un innalzamento del senso critico e della consapevolezza civica''

Dalle immagini alle chatbot, l'intelligenza artificiale ha compiuto un balzo in avanti. Il punto sulle prospettive e sulle criticità di questa tecnologia con Federico Laudisa, docente di Logica e Filosofia della Scienza all'Università di Trento

Intelligenza artificiale, il docente di filosofia della scienza

TRENTO. "Ci può essere un momento di rottura, una fase di shock che porta a ripensare modelli, strutture e sistema". A dirlo a Il Dolomiti è Federico Laudisa, docente di Logica e Filosofia della Scienza all'Università di Trento. L'argomento è l'intelligenza artificiale in pieno boom dopo la crescita delle chatbot e delle immagini deepfake che rischiano di diventare impossibili da distinguere dalla realtà (Qui approfondimento con Paolo Traverso - Fondazione Bruno Kessler). "E' chiaro che si deve ritornare a riflettere con attenzione sull'importanza di riaffermare la capacità nel valutare e analizzare le diverse situazioni: un innalzamento del senso critico e della consapevolezza civica".

 

Un altro strappo nell'evoluzione tecnologica con l'intelligenza artificiale che ha compiuto un balzo in avanti. Un rischio è quello che un eccessivo ricorso a sistemi che forniscono risposte sempre più articolate porti un indebolimento nella capacità poi di analisi e di verifica. Già l'era dei social in questo senso ha avuto tra gli effetti negativi quello di aumentare le distanze sulle opinioni e rendere l'utilizzatore più passivo: non si cercano più le notizie, ci pensa l'algoritmo e spuntano in bacheca in base agli interessi, quasi sempre contenuti dirompenti, spesso fakenews, che portano ai click. Questo ha generato una specie di equivoco sulla libertà di parola e sul concetto di democrazia.

 

"Un equivoco, se vogliamo, che è diventato un elemento di marketing", evidenzia il docente di Logica e Filosofia della Scienza. "L'illusione di poter utilizzare questi mezzi per far sentire la propria voce e poter sostenere qualunque tesi, anche sbagliata. E' complesso indicare una causa-effetto, ma è chiara invece la connessione indiscutibile tra istruzione e consapevolezza critica. Ridurre la formazione è un danno e queste fragilità sono un tassello di una sottovalutazione dell'importanza della cultura e di un calo complessivo, e non solo economico, dell'investimento nel fattore educational. Adesso il dibattito è sull'intelligenza artificiale, ma è solo la punta dell'iceberg, quando da affrontare ci sono soprattutto temi quali le disuguaglianze e la crisi della società democratica".

 

La tecnologia non è buona o cattiva, dipende dall'uso. "La storia in questi casi ci insegna che ci sono due atteggiamenti contrapposti nella fase iniziale - spiega Laudisa - una paura preconcetta e un entusiasmo preconcetto. Reazioni opposte e forti, quando servirebbe cautela e si dovrebbero evitare gli slogan. Questi software riproducono procedure che non sono puramente di riflesso, c'è un ragionamento, anche sofisticato. Non c'è un confronto con l'intelligenza artificiale del passato e i processi di assistenza sono più alti e più vicini a quelli degli esseri umani: evidente il salto di qualità".

 

La sfida è quella di saper utilizzare l'intelligenza artificiale nel mondo scolastico, scientifico e accademico ("Ci interroghiamo del livello di ricorso, per esempio, a ChatGpt nella stesura di tesi o di papers"), ma più in generale nella vita quotidiana. Intanto OpenAI, l’organizzazione statunitense che possiede Chat Gpt, ha reso irraggiungibile in Italia il sito che ospita il chatbot; una decisione presa dopo l'avvio di un'istruttoria da parte del Garante per la protezione dei dati personali, chiamato anche Garante della Privacy, dovuta a una presunta raccolta illecita dei dati personali.

 

C'è una lettera indirizzata ai governi e alle aziende ha l'obiettivo di portare a una moratoria di 6 mesi per creare dei sistemi di sicurezza: nuove autorità di regolamentazione; monitoraggi dei sistemi di intelligenza artificiale; sviluppo di tecniche per aiutare a distinguere il reale dall'artificiale e istituzioni per gestire i cambiamenti che queste tecnologie possono apportare alla società. Un appello di Elon Musk, firmato anche un docente del Dipartimento di fisica dell'Università di Trento (Qui articolo).

 

"C'è un appello internazionale per redigere protocolli e per valutare i rischi, gli stessi protagonisti in campo auspicano regolamentazioni stringenti e non simboliche", continua Laudisa. "Una richiesta di cautela e prudenza che merita una seria attenzione. Certo, una partita non semplice perché il ricorso alle informazioni è essenziale, se non cruciale, nel migliorare l'addestramento del chatbot e per migliorare i modelli di calcolo e quindi le prestazioni. Ecco non è sempre banale distinguere i dati che devono essere protetti, da quelli invece che possono essere accessibili ai software. Non a caso si è formato un movimento di artisti che cercano di resistere e di impedire che le opere rientrino nelle banche dati per elaborare, per esempio, attraverso l'intelligenza artificiale immagini impressionanti per accuratezza e realismo". 

 

Al netto degli errori e delle imprecisioni ancora presenti, con ChatGpt sembra veramente di rapportarsi con una persona vera. La robotica è sempre più sofisticata. Difficile non pensare a grandi capolavori del cinema, come 2001 Odissea nello spazio o Blade Runner, e letterari di Philip K. Dick, George Orwell o Aldous Huxley. Arriveranno anche emozioni e sentimenti. 

 

"Questo dibattito non mi appassiona più di tanto. Il progresso e i miglioramenti nel campo tecnologico sono rapidissimi e senza precedenti ma ci sono i limiti cognitivi delle macchine, che sono rese possibili dal lavoro umano. Le emozioni sono spesso di difficile interpretazione per un essere umano, complicato trasferirle a un bot per 'provare' o riprodurre i sentimenti. La preoccupazione deve essere eventualmente sul rischio di usare male oppure in modo distorto la tecnologia per nuocere, cioè le nostre debolezze nell'operatività pratica", conclude Laudisa.

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