Chi ha paura dell'intelligenza artificiale? "La scuola non deve. Strumento che moltiplica le possibilità educative ma vanno formati gli insegnati e cambiati i sistemi di valutazione''
Il vantaggio principale in questo nuovo metodo, secondo il pedagogista Dario Ianes è il risparmio di tempo nella fase di preparazione dei materiali, proporre un'offerta che vada bene per ogni singolo studente, ma serve formare gli insegnanti e cambiare la valutazione tradizionale

BOLZANO. "Il principio pedagogico dietro l'intelligenza artificiale è l'universalità, in modo che possa dare un'offerta che vada bene per tutti, in modo che lo studente possa scegliere quello che è meglio per sé stesso", questo è il pensiero professore di pedagogia e didattica speciale alla Libera Università di Bolzano Dario Ianes sul progetto "Book in Progress Ai", al quale ha aderito la scuola italiana dell'alto Adige.
Il progetto, nasce all'istituto Majorana di Brindisi, ed integra tecnologie avanzate e pedagogia per costruire ambienti personalizzati di apprendimento, basati su una banca dati realizzata dai docenti e che vengono proposti in modo differente a seconda dello studente (QUI L'ARTICOLO).
I docenti in questo modo "governano" l'Ia per metterla in condizioni di produrre contenuti ad hoc per le classi e gli studenti, ma il rischio, questa la preoccupazione di alcuni, è quello di poter superare la linea sottile che c'è tra il ruolo del docente e l'intelligenza artificiale. Secondo il pedagogista Ianes, però questo rischio non esiste: "È sempre il docente a scegliere l'argomento e a decidere come generare i diversi input da offrire agli alunni alla fine. L'Ia è uno strumento che permette di moltiplicare le possibilità educative".
Per questo, il principio pedagogico della didattica universale, è quella di proporre diversi modi di ricevere le informazioni, di elaborarle in base alle difficoltà e al materiale proposto, rendendo di conseguenza la didattica più inclusiva, anche per gli studenti che preferirebbero cimentarsi in argomenti più complessi.
Il vantaggio principale in questo nuovo metodo, secondo il pedagogista è il risparmio di tempo nella fase di preparazione dei materiali: "L’intelligenza artificiale accelera enormemente il lavoro di elaborazione, permettendo all’insegnante di dedicare più energie alla relazione educativa, alla collaborazione tra gli studenti e al supporto personalizzato".
Quanto al pericolo che l'Ia possa ridurre lo sforzo cognitivo degli studenti, Ianes fa delle distinzioni: "Dipende come viene usata: se ci si affida passivamente, il rischio per lo studente di non saper più utilizzare la propria mente esiste. Se invece lo si usa in modo dialogico, come un partner di pensiero, non c’è alcun impoverimento". La proibizione imposta da alcuni docenti, secondo il pedagogista , nasce da una visione ormai superata dello studente che “copia" : "Dovremmo piuttosto considerare gli studenti come soggetti pensanti, capaci di dialogare non solo con l’insegnante e con i compagni, ma anche con sistemi intelligenti".
I rischi di virare verso una scuola prestazionale più che relazionale, non è legato allo strumento in sé: "La scuola può diventare prestazionale anche con carta e penna - ha spiegato Ianes - se l'obiettivo della scuola è l'inclusione e l'emancipazione, allora ben vengano questi strumenti".
La vera sfida, quindi, riguarda la formazione degli insegnanti: "È fondamentale che i docenti si prendano il tempo per conoscere e approfondire questi strumenti" conclude. E cambia anche il modo di valutare: "La valutazione tradizionale non ha più senso, ma in realtà non lo aveva nemmeno prima. Oggi è necessario puntare su progetti e lavori complessi e non più su temi e verifiche, che permettano alle diverse individualità di esprimersi".












