Contenuto sponsorizzato
Trento
24 dicembre | 16:58

''Quelli che...gli alberi'': storia di una quercia in val dei Mocheni, di un'azienda nel mantovano che ha rivoluzionato l'industria del legno e di un quasi romanzo

Ai piedi di una maestosa e spettacolare quercia ultrasecolare che troneggia a Tuneger, in Val dei Mocheni, spicca un cartello che recita ''A Mauro Saviola, che ha salvato milioni di alberi e continua a salvarne. Dalle foreste del cielo''. E' la storia di una semplice quanto geniale rivoluzione attuata in tempi - anni ’60 - improntati allo sfruttamento delle materie prime, senza badare ai rifiuti, specialmente quelli legnosi

TRENTO. A Natale si ostentano alberi, simboli di amene fraternità, per ricordare boschi incantati, foreste dove il tempo rimane sospeso, per gioire aspettando l’anno nuovo. Alberi - specialmente abeti - tagliati o sradicati tra specifiche coltivazioni, anche se il mercato propone più frequentemente piante fatte con materie plastiche, facili da conservare, ma ingannevoli: certo non aiutano a garantire l’equilibrio forestale e neppure quello ambientale. Che gli alberi vadano tagliati, le foreste curate, gestite secondo scienza e coscienza e piani di gestione boschiva ben strutturati (e in Italia per certi versi si è all'avanguardia in questo senso) è una certezza ma è altrettanto interessante scoprire come ci siano iniziative industriali che del legno ''di scarto'' siano riuscite a fare la fortuna loro e di chi lo utilizza riducendo gli sprechi e dando nuova vita a ciò che altrimenti rischierebbe di diventare spazzatura.

 

La risposta è in questa ‘storia di Natale’, un curioso romanzo di recente pubblicazione scritto da Guido Vigna: Quelli che ... gli alberi. Racconta l’evoluzione dei Saviola, azienda mantovana che in sessant’anni ha rivoluzionato l’industria mondiale per aver inventato il riciclo del legno. Ha progettato e realizzato un pannello davvero ecologico, dando forma lamellare a ramaglie e materiale legnoso altrimenti destinati al rifiuto. Intuizione e sfida a retrograde pratiche. Merito del fondatore Mauro Saviola, imprenditore (scomparso nel 2009) decisamente visionario quanto innovativo. Con la sua intuizione ha ridato vita al legno di scarto. Operazione davvero monumentale. Testimoniata - e questo è il legame con il Trentino - da una maestosa, spettacolare quercia ultrasecolare che troneggia a Tuneger, in Val dei Mocheni, nella minuscola frazione di Fierozzo.

 

''A Mauro Saviola, che ha salvato milioni di alberi e continua a salvarne. Dalle foreste del cielo''. Questa la scritta sulla targa posta alla base dell’imponente quercia mochena, pianta appositamente adottata da Guido Vigna, giornalista mantovano, sagace scrittore ‘di una certa età’ - come lui si definisce - esperienze nei più importanti quotidiani nazionali, da anni assiduo frequentatore dei boschi trentini, appassionato di funghi e in costante simbolico confronto con Cunegonda, una sua ‘fata del bosco’.

 

Ma torniamo al ‘quasi romanzo’ come Guido Vigna indica l’ultima sua pubblicazione. Lo ha scritto con affetto, frutto di una solida amicizia con il fondatore di un gruppo industriale che fa capo alla famiglia Saviola. Quelli che a Viadana hanno inventato il pannello ecologico, concreto e perfetto interprete dell’economia circolare del legno. Intuizione e operatività veramente rivoluzionaria, attuata in tempi - anni ’60 - allora improntati allo sfruttamento delle materie prime, senza badare ai rifiuti, specialmente quelli legnosi. I Saviola erano - e continuano ad esserlo - controcorrente. L’azienda Saviola adesso è nelle mani del figlio Alessandro. Come si legge nella pubblicazione di Guido Vigna, rimangono scolpite nella memoria le parole continuamente ribadite dal Fondatore in merito agli alberi e al valore del legno: ‘se non lo bruci continua a vivere’.

 

Rispetto degli alberi ‘in pianta’, per concretizzare un sogno, dar forma ad una magia, proprio come richiama il fascino simbolico degli alberi natalizi. Una ‘mission’ che il Saviola scriveva sotto il fazzolettone del suo taschino: ‘Legno di scarto all’ingresso, mobile finito all’uscita’. Sintetizza l’idea di disarmante semplicità: se a Viadena entrava legno destinato alle discariche e questo legname dopo un certo percorso, liberazione dagli elementi estranei, bagno, macerazione, pressa, diventava solido pannello, questi, a sua volta, poteva, affrontando un altro viaggetto nel perimetro Saviola diventare un mobile, un tavolino, una cassettiera, uno scaffale e altro ancora. Senza mai sfruttare la vitalità di altre piante radicate nei boschi (perché è bene ricordarlo, di legno comunque si parla e anche se di recupero sempre dagli alberi arriva).

 

Pannello ecologico costantemente elaborato con operazioni d’alta tecnologia, per renderlo idrofugo, pure ignifugo. Indispensabile per l’edilizia e per quanti usano legno nella fabbricazione dei mobili per la cucina e per il bagno in virtù della sua capacità di resistere all’umidità. Resistendo pure al fuoco in caso di roghi accidentali. Pannello che rende sicuri gli arredamenti di tutti gli ambienti molto frequentati, dai supermercati, cinema, banche e uffici più disparati. Sempre con un ‘legno rinato’, mai con materiale da alberi tagliati all'uso. Onorando così quella quercia che si staglia nel cielo mocheno, archetipo vitale di una sincera cultura boschiva alpina, emblema di fiducia, pianta rispettosa pure di una imprenditoria che nella tutela dell’habitat ha potente forza economica e momenti di schietta sostenibilità. Da essere protagonista di una piccola quanto significativa ‘storia di Natale’.

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 25 maggio | 14:01
Momenti di grande paura si sono vissuti attorno a mezzogiorno di oggi, lunedì 25 maggio, in via dei Zeni, a Cavedago. Un'auto ha investito [...]
Cronaca
| 25 maggio | 12:41
Il  pauroso incidente stradale si è verificato nella mattinata di oggi - lunedì 25 maggio - a Glorenza, in Alto Adige. La moto, [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato