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Belluno
04 maggio | 15:13

Ci sono stati 50 affidi familiari nell'ultimo anno. L'Ulss 1 Dolomiti: "Una risorsa per il benessere pisco-fisico dei minori"

Per approfondire il tema dell’affidamento l’azienda sanitaria organizza due volte l’anno dei corsi di formazione e informazione oppure altre iniziative anche in collaborazione con enti e associazioni quali per esempio il Lions Club di Belluno che l’anno scorso ha sostenuto la proiezione al Cinema Italia di Belluno

BELLUNO. Nell'ultimo anno sono stati 50 i bambini accolti in affido nell'ultimo anno. Questo il punto tracciato dall'Ulss 1 Dolomiti in occasione della Giornata nazionale dell’affido familiare per "riaccendere un riflettore su questa tematica che ha a che fare comunque con la salute e la prevenzione”, spiega il commissario Dal Ben. "L’azienda sanitaria si occupa di affido familiare attraverso i piani di zona e gli incarichi che arrivano dai Comuni”.

 

Alla dottoressa Cristina Micheluzzi, direttrice Uoc Infanzia adolescenza famiglia e consultorio Belluno Feltre, il compito di approfondire il tema della giornata: "L’affido familiare deriva dalla legge 184 del 1983 che è molto importante per portare aiuti a bambini e famiglie se nelle stesse sono presenti delle fragilità. Ovviamente la famiglia di origine è sempre il contesto preferibile per la crescita dei bambini ma quando vi sono delle criticità ecco che si ricorre alla famiglia affidataria di modo da tutelare il benessere psico-fisico del bambino operando di fatto una forma di prevenzione della sua salute".

 

Nella pratica l’affido familiare è uno strumento di tutela che garantisce ai bambini e ragazzi in difficoltà il diritto a una crescita sana, equilibrata e serena attraverso l’accoglienza in una famiglia diversa da quella di origine e può essere di diversi tipi: c'è l’affido residenziale dove il bambino vive stabilmente, oltre cinque notti a settimana, con la famiglia affidataria per il periodo di tempo previsto dal suo progetto, l’affido a tempo parziale dove il bambino vive e trascorre tra le 2 e 4 notti a settimana con la famiglia affidataria e l’affido diurno che prevede che il bambino stia presso la famiglia affidataria per massimo 25 ore a settimana situazione che viene scelta, ad esempio, per venire in aiuto di famiglie monogenitoriali che riescono con difficoltà a conciliare lavoro e vita domestica.

 

In tutti i casi per ogni bambino è pensato un progetto personalizzato e a termine che non dovrebbe di norma durare più di 2 anni ed è uno degli elementi che differenzia l’affido dall’adozione. Altre caratteristiche differenti riguardano il fatto che la famiglia affidataria non ha limiti di età e può essere formata anche da una coppia non sposata o da una persona single.

 

Per la gestione dell’affido ci sono i Casf, centri per l’affido e la solidarietà, legiferati dalla Regione del Veneto e formati da una equipe multidisciplinare che si occupa di promozione dell’affido, con campagne di sensibilizzazione sul territorio, e formazione e sostegno alle famiglie affidatarie durante l’esperienza partendo da incontri conoscitivi con le famiglie che si propongono per poi seguirle in tutto il percorso. Le stesse vengono anche inserite in una banca dati di modo da garantire un costante monitoraggio che permetta un giusto equilibrio con la famiglia di origine di modo da affiancarla ma non sostituirla.

 

Esaminando alcuni dati riguardanti la provincia di Belluno si vede che nell’ultimo anno i bambini accolti in affido familiare sono 50 a fronte di una disponibilità di famiglie affidatarie che è circa il doppio con al momento 56 di queste disponibili. Di questi 35 bambini stanno seguendo un progetto di affido giudiziale, sancito dal tribunale per i minori, mentre 15 sono in affido consensuale quindi d’accordo con le famiglie di origine che hanno riconosciuto di avere delle difficoltà.

 

La residenzialità coinvolge 38 su 50 dei bambini mentre 12 sono in affido diurno e dei 50 bambini 37 risultano in affidi eterofamiliari quindi accolti da famiglie fuori dal quarto grado di parentela mentre 13 sono in affido intrafamiliare che è sempre il primo step che si cerca di attivare.

 

Entrando poi nello specifico del distretto di Belluno su 33 minori in affidamento 27 di loro sono residenziali, 12 sul totale sono di cittadinanza straniera, 9 minori stranieri non accompagnati di cui 4 ucraini; sul totale per 26 di loro è attivo l’affidamento giudiziale.

 

Le fasce di età più coinvolte sono 15-17 anni seguita da 6-10 anni e poi da 3-5 anni ma sono presenti anche 4 maggiorenni perché, attraverso un provvedimento amministrativo, si può dichiarare il bisogno di essere aiutati fino all’età di 21 anni.

 

Il distretto di Feltre vede 22 minori in affidamento dei quali 11 di cittadinanza straniera, 14 sul 22 in affidamento giudiziale e per 4 minorenni sul totale vi è anche un procedimento del tribunale che li dichiara adottabili. In questo distretto circa il 60% di loro è compreso nelle fasce di età tra gli 11 e i 17 anni.

 

Utile notare che nell’area dell’Ulss 1 oltre la metà degli affidamenti si protrae sopra i 4 anni ed è sintomo che si tratta di situazioni familiari che non mutano negli anni e sono frutto o di situazioni psichiatriche o di tossicodipendenze. Per approfondire il tema dell’affidamento l’azienda sanitaria organizza due volte l’anno dei corsi di formazione ed informazione oppure altre iniziative anche in collaborazione con enti e associazione quali ad esempio il Lions Club di Belluno che l’anno scorso ha sostenuto la proiezione al Cinema Italia di Belluno di un film riguardante questa tematica e quest’anno ha contribuito a redigere un vademecum grazie anche all’aiuto dell’avvocata Cecilia Franciosi De Castello membro del club bellunese.

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