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I ladini di Fodom e Ampezzo scrivono alla Regione Veneto: "Tutelare la nostra identità, anche nelle scuole. Oggi tutti voterebbero per passare all'Alto Adige"

Dopo l'uscita dalla Federazione delle Unioni ladine del Veneto, i tre Consigli comunali di Cortina, Livinallongo del Col di Lana e Colle Santa Lucia hanno votato un documento per chiedere tutele alla Regione Veneto: "Oggi la direzione va in senso opposto a quanto viene chiesto dai territori"

Di Antonio Gheno - 16 aprile 2024 - 22:03

BELLUNO. "Per le tre comunità ladine presenti sul territorio della provincia di Belluno, definite come ladini de Souramont. Quello che noi chiediamo è rispetto e riconoscimento della nostra identità che nei secoli si è distinta, rispetto le altre comunità montane bellunesi, per la conservazione, la tutela, lo sviluppo della coscienza ladino-ampezzana e del patrimonio culturale quale lingua, storia, usi e costumi, folclore, toponomastica", sono queste le parole di Elsa Zardini, presidente dell’Union de i Ladis de Anpezo, sui ladini storici nel Bellunese.

 

Un punto che arriva a valle di due avvenimenti recenti che hanno tenuto e terranno sicuramente banco in questi mesi nel Bellunese e oltre confine. Si tratta dell’uscita da parte dei Comuni di Cortina d’Ampezzo, Livinallongo del Col di Lana e di Colle Santa Lucia dalla Federazione delle Unioni ladine del Veneto, come gesto per evidenziare un’identità diversa dall’Agordino e dal Cadore con la conseguente rinuncia anche ai fondi che concede la Federazione.

 

In aggiunta in questi giorni c'è stata l’approvazione nei Consigli comunali di Cortina d’Ampezzo, Livinallongo e lunedì 15 aprile anche di Colle Santa Lucia di un documento che verrà mandato alla regione del Veneto come atto di indirizzo che prevede il riconoscimento da parte della regione di una specificità dei ladini cosiddetti del Sella rispetto a tutti gli altri neo-ladini bellunesi.

Elsa Zardini racconta che “questa presa di posizione è il risultato di numerose vicende che negli anni hanno visto i ladini situati nell’area bellunese essere trattati diversamente da quelli oltre confine che invece godono di tutele, riconoscimento della loro specificità e della valorizzazione della loro identità ladina anche attraverso i mezzi di informazione e l’insegnamento della lingua nelle scuole”.

 

Andando indietro nel tempo, come racconta sempre la presidente, si evidenzia che la frequentazione delle Alpi da parte degli antichi romani e dei Reti ha sicuramente influito sulla formazione di una lingua e un parlato specifico di queste montagne ma solo nell’area ladina, identificata in Badia, Gardena, Fassa, Fodom e Ampezzo, questa identità ha attraversato i secoli perché si è continuato a tramandarne tradizioni, usi e costumi che sono arrivati fino ai giorni nostri.

 

Inoltre, se è pur vero che anche l’Ampezzo è stato parte della Serenissima, questa appartenenza è durata solo da inizio ‘400 al 1511 data in cui l’area è stata annessa all’Impero Asburgico. L'area è rimasta sotto il controllo di Vienna per quasi 500 anni, ma conservando anche in questo periodo le Regole come metodo di gestione del territorio ampezzano attraverso la regolamentazione di un utilizzo collettivo e indiviso del territorio che permane tutt’ora.

 

L’autogoverno, con un capitano nel castello di Botestagno, a nord di Cortina, che si limitava a essere referente di questa signoria, appartenente al Tirolo, giudice nei processi criminali e addetto alla riscossione del pedaggio sulle merci in transito lungo l’antica Strada Regia, fu accordato da Massimiliano d’Asburgo e dai futuri imperatori attraverso i privilegi, cioè dei sigilli conservati oggi in municipio. Questa diversa storia iniziata in questi territori nel 1511 trova riscontro anche oggi a esempio nella sala del consiglio della Magnifica Comunità di Cadore dove, la sedia dedicata all’Ampezzo, è rimasta vuota da allora e anche oggi non viene occupata dal sindaco di Cortina.

 

Nel corso del Novecento ci sono stati due avvenimenti molto tristi per le cinque comunità ladine: nel 1923 la loro tripartizione a opera del governo fascista, che considerava i ladini “una macchia grigia da dover eliminare”, in tre differenti province Belluno, Trento, Bolzano e poi nel 1939 l’inclusione della Ladinia nell’accordo tra Hitler e Mussolini, riferito alle opzioni, che prevedeva che i ladini dovessero optare per la cittadinanza italiana, rimanendo sul loro territorio, o per quella tedesca con conseguente trasferimento nel Reich. Va da sé che questa operazione spaccò le comunità e le famiglie stesse.

 

Finita la seconda guerra mondiale il territorio della Ladinia storica rimase diviso, come da ripartizione del 1923, e vi furono varie proteste in quota per chiederne la riunificazione puntando ad avere pari dignità e tutele che negli anni sono state garantite in Sudtirolo e in modo dignitoso anche in Trentino, grazie all’autonomia legislativa di cui godono, ma che non si vedono in provincia di Belluno.

 

In tempi più recenti, la legge nazionale n. 482 del 1999 ha previsto la tutela della lingua e la cultura delle minoranze dedicando, almeno nei primi anni, anche ingenti fondi per attività volte a praticare questa tutela, ma la sua applicazione si è rivelata un ulteriore smacco per i ladini storici che hanno visto 38 Comuni della parte alta della provincia di Belluno dichiararsi ladini nei rispettivi consigli comunali e entrare tutti a far parte della Federazione delle unioni ladine oltre alla nascita dell’Istitut Ladin de la Dolomites con sede a Borca di Cadore comprendente 34 Comuni, ente provinciale fallito poi nel 2020 a detta di Zardini “per mancanza di una vera identità che invece accompagna per esempio l’Istitut Ladin Cesa de Jan dove la passione e l’appartenenza ladina si riscontrano in ogni collaboratore”.

 

Da qui la volontà di lanciare nel 2007 un referendum coordinato tra Fodom e Ampezzo per chiedere il passaggio dei tre comuni all’Alto Adige, che ha visto poco meno dell’80% votare a favore del passaggio, non per una questione economica ma per una questione identitaria; referendum che da Roma non ha ancora avuto una risposta.

 

Negli ultimi anni vi sono state altre situazioni coerenti con la linea della non tutela dei ladini storici che hanno visto una delegazione bellunese andare due anni fa in Europa con il Bard per parlare di minoranze linguistiche senza coinvolgere i rappresentanti dei ladini del Sella piuttosto che assegnare a Cortina le Olimpiadi del 2026 che gli ampezzani temono possano seguire la linea di quelle del 1956 per le quali il comune di Cortina pagò debiti fino agli anni ‘80.

 

“Dagli anni ‘60 le nostre parrocchie sono state assegnate dalla diocesi di Bressanone a quella di Belluno-Feltre che con la riorganizzazione dei consigli pastorali e la modifica del modo di suonare le campane sul nostro campanile, da modo tirolese a classico, sta contribuendo ad appiattire la nostra identità in direzione opposta a quello che noi chiediamo. Credo che con questi ultimi sviluppi, gli ampezzani che sempre più si aggrappano al nostro ente per mantenere la propria identità, in un ipotetico futuro referendum voterebbero al 100% per il passaggio oltre confine, sicuramente di più che nel 2007. Speriamo che la Regione ascolti il nostro atto di indirizzo che verrà spedito prossimamente. Ovviamente noi siamo disponibili a dialogare con tutti e collaborare anche con le altre aree montane bellunesi che ci aspettavamo di vedere più presenti anche al convegno nazionale dello scorso ottobre ma così non è stato” ha concluso Zardini.

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