Tre sorelle e la missione più bella: salvare una vita. Storia di come Margherita ha donato il midollo osseo: ''Ci siamo strette forte. Tutte estremamente orgogliose''
Nel giorno del suo compleanno, le sorelle di questa giovane ragazza vogliono festeggiare lei e il suo gesto con il racconto della sua donazione. Tutto è cominciato iscrivendosi ad Admo Trentino e poi con la tipizzazione

TRENTO. “Vi raccontiamo la storia di una giornata speciale, dedicata agli altri, al senso del volontariato che molte persone hanno dentro nel cuore. Vi raccontiamo la decisione per il bene supremo: la vita”. Inizia così la lettera delle sorelle maggiori di Margherita (nome di fantasia, ndr), che riferisce di una giornata speciale, una piccola avventura vissuta con grande emozione, un viaggio verso la donazione di midollo osseo a uno sconosciuto con cui era stata riscontrata la sua (rarissima) compatibilità.
Margherita si iscrive ad Admo Trentino durante un incontro di sensibilizzazione alla donazione di midollo osseo nella sua scuola superiore, consapevole che, se verrà chiamata per la donazione, dovrà superare le sue paure. Il fine però è quello più grande: nel caso di compatibilità con un paziente affetto da una malattia del sangue e in attesa di trapianto di midollo osseo, sarà probabilmente proprio lei l’unica persona al mondo che gli potrà donare una reale speranza di vita.
Dopo l’iscrizione, si sottopone alla tipizzazione, un piccolo prelievo di sangue che le permette di essere inserita nel Registro dei donatori di midollo osseo Ibmdr. Nel giorno del suo compleanno, le sorelle di Margherita vogliono festeggiare lei e il suo gesto con il racconto della sua donazione.
“Un giorno arriva la chiamata, un momento pensato a lungo. Inizia un percorso di visite, analisi, raggi, ecografie, a seguire qualche giorno di piccole punture nella pancia. Il pensiero è agitato, non nervoso, ansioso sì, un poco, però la consapevolezza c’è, è qualcosa di buono. Arriva poi il giorno fatidico. Il viaggio in macchina, con noi due sorelle più grandi, sorrisi incoraggianti e tanti chilometri che diminuiscono un po’ alla volta. L’automobile è piena di borse, sembra un trasloco, ciascuna di noi con una borsa piena di cose per scacciare la noia durante la procedura o, meglio, per allontanare l’agitazione.
Oggetti cari, libri per aiutare Margherita a far trascorrere il tempo. Portiamo cibo come se non ci fosse un domani, come se nel posto in cui stiamo andando facessero patire la fame. Arriviamo all’ingresso dell’Ospedale Borgo Roma di Verona (dove i donatori effettivi trentini effettuano la donazione, ndr) e troviamo un dolce ragazzo: è il ragazzo Margherita, che le porta una rosa, un piccolo dono per il gesto nobile che sta per fare. Varcata la soglia è difficile non perdersi tra mille scale, corridoi e corsie differenti. Molte persone di buon passo che corrono avanti e indietro, ma sempre con il tempo per un dolce sorriso. Appare poi il cartello “Centro Trasfusionale”, siamo arrivate. Un po’ di agitazione inizia a farsi sentire, ma il forte legame tra noi sorelle aiuta a mantenere l’equilibrio e ristabilire la pace. Entriamo tutti assieme in carovana e veniamo accolti con sgomento, un gruppo esageratamente numeroso e pieno di bagagli.
Margherita viene accompagnata nella sua stanza e tutta la sua carovana viene fatta accomodare in corridoio. Sono tutti in attesa delle analisi per capire se si può iniziare subito con la donazione. Dopo mezz’ora Margherita viene chiamata, per le esigenze del ricevente è necessaria un’ulteriore iniezione (un booster che stimoli maggiormente il midollo osseo a produrre cellule staminali, ndr) e la donazione dev’essere rimandata di tre ore. I medici suggeriscono di non uscire dall’ospedale, ci avviamo verso la caffetteria dell’ospedale. Margherita è un po’ preoccupata, cerca di capire perché la donazione è stata rimandata, vuole ritornare in stanza per riposare. Tra preoccupazione e un po’ di lacrime, veniamo raggiunte da un signore che porge a Margherita una borsa blu con scritto Adoces Verona. Con dolcezza, profonda empatia e gli occhi lucidi e gonfi di lacrime, la ringrazia di cuore per il grande gesto che cambierà la vita di una persona.
L’arrivo di questo gentile signore è un segno lampante di quanto, nonostante le paure, il gesto sia un dono enorme e questo calma gli animi e dà la forza per far passare queste ore. Alle 12.30 arriva il momento: sono passate tre ore, i livelli di cellule staminali dovrebbero essere al massimo, il dottore decide che si può partire. Ai noi famigliari viene chiesto di uscire e Margherita viene fatta sdraiare per prepararla all’inizio della procedura: c’è un grande macchinario al suo fianco, con una serie di tubicini e cavi a cui dovrà essere collegata. Il macchinario emette diversi rumori, il suo Din Don sembra il segnale di partenza del treno alla stazione. Il medico conferma che va tutto bene.
La procedura sarà lunga, 4 ore di chiacchiere e barzellette per far scorrere il tempo veloce. Passano le mezz’ore, infermiera e medico sono sempre di passaggio per porgere con garbo e cura, una parola gentile o una spiegazione di quanto sta accadendo. La sacca pian piano si sta riempiendo. Il dottore descrive in modo chiaro il funzionamento di questo macchinario. Il tempo sembra scorrere molto lentamente per Margherita. Riflettiamo sul motivo da cui tutto è iniziato. Da un semplice “dai, proviamo” durante un incontro informativo di Admo Trentino alle superiori, poi la tipizzazione e poi nulla per tre anni, fino a quando quel grandissimo database di dati internazionale ha trovato una compatibilità tra Margherita e una persona sconosciuta che aveva fortemente bisogno per sopravvivere, di cellule provenienti dal midollo.
Ore 17.42, la macchina emette l’ultimo Din Don, la procedura è terminata: sorelle fuori, medico e infermiera in brevissimo tempo tolgono i tubicini e sistemano Margherita. Dopo tutta questa preziosa fatica, l’infermiera annuncia di aver preparato un ottimo banchetto per le ragazze. Tiriamo un sospiro di sollievo, ci guardiamo, siamo orgogliose e grate di aver condiviso quest’esperienza così grande. Piccola sorella ma grandi insegnamenti. Ci abbracciamo, la sorella media fa pat pat sulla spalla - non esageriamo con le manifestazioni di affetto! –. Ci stringiamo forte, siamo stanche ma contente e tutte estremamente orgogliose. Partiamo per il viaggio di ritorno, arrivate a casa parcheggiamo e decidono di passeggiare per riordinare i pensieri dopo una giornata così emozionante.
Il fresco dell’aria pungente fa venire la pelle d’oca, si sente forte il rumore dell’acqua del torrente e le urla dei ragazzini sui monopattini che scorrazzano loro attorno si fanno più forti. Respirano. Si conclude così la cronaca di una giornata donata. Se ancora non si fosse capito, Margherita ha eseguito la donazione del midollo osseo, la quale può avvenire con prelievo diretto dal midollo oppure tramite prelievo da sangue periferico. La donazione, in questo caso, è avvenuta da sangue periferico, la quale prevede la somministrazione, nei giorni precedenti alla donazione, di un farmaco che promuove la crescita delle cellule staminali nel midollo osseo e il loro passaggio al sangue periferico. Tale tipologia di prelievo, indicata come aferesi, si avvale dell’utilizzo di separatori cellulari: il sangue prelevato da un braccio attraverso un circuito sterile entra in una centrifuga dove la componente cellulare utile al trapianto viene isolata e raccolta in una sacca, mentre il resto viene reinfuso nel braccio opposto. Al donatore, tramite questa procedura, vengono quindi prelevate le cellule staminali dal flusso sanguigno. Il ricevente nel periodo successivo subirà, dapprima l’eliminazione di tutte le sue cellule staminali malate, e successivamente sempre tramite trasfusione riceverà le cellule staminali nuove. E sì, c'è lo siamo chieste anche noi, da quel giorno Margherita condividerà una piccola parte del suo DNA con uno sconosciuto, come se avesse un consanguineo in più”.
Nell’86%, la donazione di midollo osseo avviene nella procedura qui descritta. Nei restanti casi, la donazione avviene nella modalità tradizionale, un prelievo dalle creste iliache in anestesia totale. Con la donazione di midollo osseo, Margherita ha regalato una nuova speranza di vita e la possibilità di guarire da una grave malattia del sangue a una persona sconosciuta, donandole reale speranza di vita.
Tutte le persone tra i 18 e 35 anni, che pesano almeno 50 chili e sono in buona salute, possono entrare a far parte del Registro dei donatori di midollo osseo Ibmdr. Considerata la compatibilità rarissima – 1 su 100.000 - più siamo e più persone ammalate possono sperare di avere un futuro, nonostante la malattia. Per iscriversi ad ADMO Trentino ed essere così contattati per fissare un appuntamento per la tipizzazione, è possibile contattare la segreteria scrivendo a info@admotrentino.it.














