“Insieme si può…” presenta il suo bilancio 2024: 151 progetti in 30 Paesi, e crescono le famiglie bellunesi in difficoltà
I numeri sono significativi: 60 gruppi, più di 1000 volontari, oltre 300 portatori di interesse. Ma anche 151 progetti in 30 Paesi, 1.828 bambini del sostegno a distanza, 260 famiglie del territorio aiutate. Il principale destinatario resta infatti l’Uganda, ma crescono gli interventi legati al progetto sulla povertà a casa nostra

PONTE NELLE ALPI. Oltre 2 milioni di euro, 151 progetti in 30 Paesi, 590 persone aiutate in Provincia. Sono solo alcuni dei numeri del 2024 di Insieme si può (Isp), che ha presentato il bilancio sociale. Un bilancio non solo finanziario: “Da quando è nata Isp, abbiamo raccolto e distribuito quasi 60 milioni di euro. Lo ribadisco perché questo è l’anno della speranza e la speranza ha due figli: lo sdegno, da sempre parte dell’attività dell’associazione, e il coraggio, cioè agire per cambiare l’oggetto di quella indignazione. E ogni euro di questo bilancio è importante perché fa la differenza tra la vita e la morte, tra la possibilità di avere una vita dignitosa o non averla” commenta il fondatore Piergiorgio Da Rold.
Com’è andato dunque il 2024? Il conto economico dell’associazione ammonta a 2.321.620,01 di euro. Le entrate sono state pari a 2.069.970 euro, mentre le uscite sono salite a 2.251.828 euro, grazie all’utilizzo di fondi accumulati ma non utilizzabili durante il Covid. Oltre la metà dei sostenitori (60,7%) sono privati, seguiti da fondazioni e associazioni (14,9%) e aziende (9,3%), mentre la quota del 5X1000 pari al 3,4% è in calo rispetto al biennio precedente (64.856 euro contro i 69.624 euro del 2022).
Molteplici i settori di intervento: istruzione, formazione e sviluppo umano (48,3%), ma anche l’infanzia e il sostegno a distanza, povertà locale, sicurezza alimentare, acqua e salute. A livello geografico, invece, oltre la metà dei fondi (53,4%) è destinata all’Uganda, seguita da Italia, Asia, Africa, America Latina e Ucraina.
“In Uganda - spiega Da Rold - un insegnante guadagna mediamente 130 euro al mese, ma sono frequenti storie come quella di Lokirù, che spacca pietre sul monte Moroto per 1 euro al giorno, circa 10 centesimi l’ora. Per renderci conto delle proporzioni, pensiamo di mettere in fila tante monete da 1 euro: mensilmente un italiano avrebbe circa 4 metri di monete, un insegnante ugandese 26 centimetri, Lokirù 7. Al versante opposto, il patrimonio di Trump arriva a 12 mila chilometri, quello di Elon Musk a 700 mila, cioè andata e ritorno sulla Luna. È per questo che ci indigniamo ed è questo che vogliamo cambiare: lasciando perdere i miliardi che arrivano alla Luna, dobbiamo essere orgogliosi di quello che abbiamo fatto e che continueremo a fare”.
Il bilancio sociale: la realtà dietro ai numeri
“Il bilancio sociale - spiega Daniele Giaffredo, direttore di Isp - racconta cosa c’è dietro ai numeri: idee diverse, sforzi diversi, capillarità sul territorio e impegno dei gruppi. Fare questo bilancio è molto più difficile per noi rispetto ad altre organizzazioni perché abbiamo tantissimi progetti piccoli, ognuno dei quali porta con sé molte storie.
Nel 2024, abbiamo realizzato 151 progetti “ufficiali” in 30 Paesi, ma ogni anno lavoriamo su almeno il doppio. Mentre mi trovavo in Uganda, mi sono reso conto di quante attività nessuno racconta ma che ogni giorno cambiano la vita delle persone, come l’erogazione gratuita di acqua a centinaia di persone da un pozzo da noi costruito.
I numeri del 2024 sono comunque significativi: possiamo contare su 60 gruppi e 835 volontari, che superano i 1000 con tutte le persone che aiutano. Abbiamo poi 12 dipendenti qui, 27 collaboratori in Uganda e oltre 300 portatori di interesse. Con il sostegno a distanza siamo arrivati a 1.828 bambini in 12 Paesi e abbiamo fatto 196 incontri di formazione e sensibilizzazione in Italia.
Per il 2025 ci aspettiamo un calo del 5X1000 e del sostegno a distanza, per cui facciamo un appello in tal senso. Rimaniamo atipici nel panorama delle Ong perché solitamente la gran parte delle entrate proviene da enti pubblici o grandi finanziatori, invece per noi la parte più importante sono gruppi, privati e parrocchie. Anche per quest’anno resteranno quindi essenziali da un lato i gruppi, dall’altro le aziende, alcune delle quali hanno fortunatamente già confermato la loro fiducia verso di noi per il 2025”.
In crescita i bisogni delle famiglie bellunesi
Non manca l'attenzione al territorio. Sono state 260 le famiglie bellunesi sostenute nel 2024 con il progetto “La povertà a casa nostra”: erano 168 del 2023. Si tratta di 590 persone totali, distribuite su 22 Comuni bellunesi, delle quali 40 mamme sole con figli (altro dato purtroppo in costante aumento) e 71 studenti per il progetto “Tutti a scuola?!”.
“Su questo fronte - spiega Francesca Gaio, responsabile progetti locali - sosteniamo le famiglie innanzitutto con buoni alimentari, cui si aggiungono le utenze, per le quali lo scorso anno è stato particolarmente impegnativo data la situazione debitoria di molte famiglie in difficoltà per pagare affitti e spese condominiali nelle case popolari. Visto anche il grande problema di residenzialità in provincia di Belluno, abbiamo cercato di aiutarle per evitare che perdessero la casa, punto di riferimento soprattutto per i minori, sui quali siamo intervenuti anche per l’acquisto di materiale scolastico, abbonamenti del trasporto pubblico, mensa e rette scolastiche. Infine ci sono le mamme sole, le cui situazioni di bisogno ci sono segnalate dai servizi sociali o dall'associazione Belluno donna, e il fronte sanitario, dove molte persone hanno dovuto rinunciare a cure e farmaci per incapacità economica.
Tutto questo è possibile grazie a chi crede nel progetto, ma soprattutto alle collaborazioni con servizi sociali ed enti del terzo settore che si occupano di famiglie in difficoltà. Ben radicata è poi la collaborazione con Cortina Banca, che nel mese di dicembre raddoppia ogni bonifico ricevuto a sostegno della povertà locale e ora subentrerà come garante nel tavolo del microcredito, di cui siamo parte. Ci sono infine Lattebusche, che dona ogni anno 3mila pezzi di formaggio per il territorio, la fondazione OneSight EssilorLuxottica, che ha offerto molte visite oculistiche e occhiali su misura, e Confcooperative Belluno Treviso, che ci ha versato l’intero ricavato dello shop solidale di Scoop Cortina”.












