Mauro e Icaro, il gufo reale diventato star dei social: “Un imprinting potente, ha sempre pensato che fossi la sua mamma”
Una storia d'amore fuori dal comune che dura ormai da 16 anni quella tra Mauro Lampo e Icaro, un gufo reale, che nel tempo, è diventato una vera e propria star dei social

LONGARONE. Una storia d’amore fuori dal comune, che dura ormai da 16 anni, quella tra Mauro Lampo e Icaro, un gufo reale che, nel tempo, è diventato una vera e propria star dei social. Mauro è un pastore evangelico e un artigiano del legno, e gestisce una bottega a Longarone, in provincia di Belluno.
La sua passione per gli animali è profonda, ma il suo legame speciale è con i rapaci: "Un giorno, un falconiere mi ha chiesto di prendermi cura di un gufo reale che aveva problemi gravi e non poteva più tenere. L'animale non riusciva a vivere serenamente nell'ambiente notturno a cui era abituato. Così, l'ho accudito per dieci anni, ed è stato proprio in quel periodo che mi è venuta l’idea di allevare un esemplare".
L’arrivo di Icaro però non ha avuto una storia molto semplice: “Un mio amico falconiere un giorno mi comunica che una coppia di gufi aveva deposto 3 uova. Durante la schiusa, l’uovo di Icaro era in ritardo, e la madre decise di rifiutarlo, con il rischio che venisse mangiato dai fratelli”.
Le probabilità di sopravvivenza erano basse, ma la determinazione di Mauro è stata quella che gli ha salvato la vita, dopo ore di attesa e cura, il piccolo gufo venne al mondo: “L’ho messo nell’incubatrice per otto ore - racconta il padrone - e, appena nato, l'ho accudito per sei giorni a casa, nutrendolo con le pinzette e tenendolo separato dalla madre. Era fondamentale che lei lo riconoscesse, altrimenti non sarebbe sopravvissuto. Dopo averlo rimesso in forze, la madre finalmente ha accettato Icaro”.
Da quel momento il legame tra Mauro e Icaro è diventato indissolubile: “L’imprinting è stato talmente potente che Icaro ha finito per considerare Mauro come la sua vera madre. “Dico sempre di essere la sua mamma - racconta Mauro - ma il legame è talmente profondo che a volte sembra geloso come se fossi sua moglie. In passato ho anche provato a farlo accoppiare con una gufa femmina, ma non c’è stato nulla da fare: lui si era già affezionato troppo a me”.
Mauro descrive Icaro come un animale estremamente delicato e affettuoso nei suoi confronti, tanto da non rendere necessario nemmeno l’uso del tradizionale guanto da falconiere. Ma il rapporto con la moglie Manuela è stato, almeno inizialmente, molto più complicato: “Quando Manuela ha conosciuto Icaro, tra loro c’era un buon feeling - spiega l’artigiano - arrivava persino a pettinarle i capelli, quasi come se stesse sistemando le piume a un suo simile. Ma un giorno ha assistito a una nostra effusione, e da lì sono iniziati dieci anni difficili: quando rimanevano da soli, Icaro le faceva ogni tipo di dispetto”.
Una gelosia, quella del gufo, che ha reso la convivenza complicata per diverso tempo: “Alla fine le cose si sono riequilibrate - aggiunge Mauro - ma è comprensibile, mi ha sempre considerato come sua moglie, e Manuela, in un certo senso, era vista come una rivale. Ha dovuto sopportare per anni i suoi piccoli dispetti”.
Crescere un gufo non è un’impresa semplice: richiede tempo, dedizione e un’attenzione costante all’alimentazione. Essendo nato in cattività, Icaro, come tutti i rapaci allevati, non sa cacciare, e quindi si nutre esclusivamente di prede morte: “Un gufo inghiotte la preda intera – spiega Mauro – Il suo stomaco è in grado di digerire carne e interiora, ma non le ossa. Per eliminarle, deve formare una pallina compatta che poi rigurgita. Ed è fondamentale che la preda abbia anche pelo o piume, altrimenti il processo si blocca. Se gli dessi quaglie da macelleria, senza piume, rischierei seriamente la sua salute, fino a perderlo”.

Oltre a una dieta equilibrata, un gufo ha bisogno di spazio, tranquillità e condizioni climatiche adatte. Non tollera il caldo eccessivo, predilige le altitudini e ama molto l’acqua. Per questo, Mauro si affida a fornitori specializzati di mangimi per rapaci, che consegnano prede già congelate e pronte per l’uso, dopo essere state scongelate con largo anticipo.
Ogni giorno, Icaro accompagna Mauro in negozio dove ha la sua voliera, trasportato nel suo trasportino. Lì si muove liberamente, docile e curioso, ma sotto attenta supervisione: “All’inizio lasciavo che le persone si avvicinassero, ma molti lo trattavano come un cane, lo accarezzavano ovunque. In realtà, bisogna conoscerlo, si può toccare solo sotto la barba bianca, e mai ritirare bruscamente la mano. Per lui è un linguaggio importante”.
La presenza sui social di Icaro è nata quasi per gioco, a Cortina, con una pagina inizialmente privata. Poi il fenomeno è esploso, e oggi Icaro ha una vera e propria community di fan.
Con il suo successo, però, sono arrivati anche i giudizi e le critiche, ma Mauro ha imparato a rispondere con trasparenza: “A chi critica, invio un documento in cui racconto tutta la storia di Icaro. Alla fine, quasi tutti si scusano, perché non conoscono davvero la sua storia. Ma, spesso, sono gli stessi fan a intervenire prima di me. Icaro ha il microchip, il dna tracciato, i certificati di origine e residenza, oltre al passaporto europeo Cites, obbligatorio per le specie protette. È un animale regolarmente registrato in ogni dettaglio”.
Un legame profondo che dura da ben 16 anni, e che promette ancora molti anni insieme: questa specie di rapace, infatti, può vivere fino a 50 anni. Mauro lo descrive con affetto come “un bel ragazzone nel pieno delle forze” e, parlando di lui, non ha dubbi: “Icaro è diventato a tutti gli effetti un compagno di vita, quasi come un figlio”.











