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Sondrio
16 settembre | 18:05

Storia di una piastrina di un soldato italiano riemersa nel terreno dove un tempo si trovava un campo di concentramento in Polonia

Grazie a Facebook e al post del recuperante, un cittadino polacco, sulla pagina Internati Militari Italiani il tamtam della rete ha permesso di arrivare fino ai parenti del soldato Guglielmo Salvi

SONDRIO. ''Salvi Guglielmo di Giovanni fu Visconti Ernesta, il 1915 Colico, Sondrio''. Questo si legge sulla piastrina di un soldato italiano riemersa dalla terra dove durante la Seconda Guerra Mondiale si trovava il campo di prigionia di Prostken. Siamo in Polonia e due giorni fa delle persone hanno fatto riemergere quella targhetta che in pochi attimi ha riaperto un vaso di Pandora di ricordi ed emozioni. Il post è stato caricato ieri dal recuperante Stefan Marcinkiewicz sulla pagina Facebook IMI-Internati Militari Italiani e in un attimo è cominciata la ricerca dei parenti.

 

''Ieri - si legge nel post - sul campo per Stalag e B Kommando Prostken (Bogusze, Polonia), è stata trovata un piastrina di un soldato italiano. Non lo abbiamo trovato in Bad Arolsen e Lebi. Stiamo cercando un contatto con la famiglia. Soldat Salvi Guglielmo di Giovanni fu Visconti Venosta nato nel 1915 a Colico in provincia di Sondrio''. Il post merita alcune spiegazioni per i non addetti ai lavori: il Bad Arolsen è il più grande archivio digitalizzato sulla deportazione nazista mentre il LeBI, è la banca dati on-line degli Internati Militari Italiani portati nei lager nazisti fra il 1943 e il 1945. Insomma il signor Marcinkiewicz sui questi due importanti archivi non era riuscito a trovare Salvi Guglielmo di Giovanni fu ''Visconti Venosta'' anche perché il nome della madre del soldato, a leggerlo bene, era Ernesta e non Venosta.

 

Il campo citato nel post, poi, era il sottocampo per prigionieri di guerra di Bogusze nel distretto amministrativo di Prostki dipendente dallo Stalag I-B. Lo Stalag I-B fu fondato nel 1939 per ospitare i soldati polacchi catturati nel corso della campagna di settembre ma col tempo fu ampliato per ospitare anche soldati belgi, francesi, italiani, serbi e sovietici. Il campo e i sottocampi furono falcidiati da morti per epidemie di tifo, malnutrizione e maltrattamenti. Si stima che tra lo Stalag I-B e i suoi sottocampi vi passarono 650.000 persone. Di questi tra 50.000 e 55.000 furono sepolti in 500 fosse comuni nel vicino cimitero di Sudwa.

 

Tornando al post sulla piastrina questo ha cominciato a rimbalzare sui gruppi di appassionati ed esperti per finire sulla pagina Facebook ''Colico info...''. Qui la figlia del proprietario della piastrina si è palesata: ''Era del mio papà'', ha scritto. Una grande emozione. E così i familiari del soldato italiano che era internato a Bogusze in Polonia nel campo di concentramento nazista sono entrati in contatto con un pezzo di storia del loro genitore. Per la cronaca il soldato Guglielmo Salvi tornò a casa dopo la prigionia e morì comunque giovane nel 1958. Ora la speranza è che chi ha trovato la piastrina possa farla riavere ai familiari

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