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| 13 maggio | 19:26

48 anni fa la legge Basaglia e oggi? “La fascia giovanile è in sofferenza e c'è bisogno crescente tra adulti e anziani. Ma non ci sono investimenti e i servizi arrancano''

“Lo psicologo dovrebbe agire prima, assieme ai medici di medicina generale e ai pediatri della scienza, ma ora siamo previsti solo in presenza del disagio”. A quasi cinquant’anni dall’approvazione della Legge Basaglia l'allarme dell'ex presidente dell'ordine degli psicologi Roberta Bommassar. Tra i temi da affrontare anche quello del disagio psichico di molti immigrati che per arrivare nel nostro Paese hanno affrontato esperienze drammatiche e traumatiche

di Margherita Tomadini

TRENTO. “Mancano le risorse necessarie per garantire un adeguato sostegno ai servizi dedicati alle persone con disagi psichici. La legge Basaglia ha fortunatamente rivoluzionato le modalità di trattamento, ma ad oggi i continui tagli e la mancanza di personale stanno mettendo in crisi la rete nata per sostituire gli ospedali psichiatrici”. E' Roberta Bommassar, psicologa ed ex presidente dell'Ordine degli Psicologi della Provincia di Trento a lanciare l'allarme nel giorno che ricorda la legge 180. Il 13 maggio 1978, quarantotto anni fa, infatti, il Parlamento italiano riformò l’assistenza psichiatrica, chiudendo definitivamente i manicomi e riconoscendo anche al malato mentale libertà e diritti. Un cambiamento epocale quindi, che portò con sé la nascita di nuovi servizi sul territorio del Paese e offrì un approccio di cura diverso nei confronti della persona con disturbi.

 

La miseria dei nostri pazienti è parte della miseria del mondo. Quando diciamo no al manicomio diciamo no alla miseria del mondo” sosteneva lo psichiatra e neurologo Franco Basaglia. Fu infatti grazie ai suoi studi e alle sue intuizioni che, all’epoca, nacque l’ispirazione per la realizzazione di una delle riforme più rivoluzionarie e innovative nel campo della psichiatria. “La legge Basaglia ha abolito gli ospedali psichiatrici e quindi anche quel tipo di internamento coatto che era risposta ordinaria, normale, alla malattia mentale. Non c’erano processi, né diritti. Una volta, se una persona dimostrava di avere un comportamento fuori dalla norma, poteva essere internata per tutta la vita – racconta Bommassar -. Ad oggi, fortunatamente, la situazione è diversa. Grazie alla legge Basaglia del ‘78 si è chiuso quel capitolo e sono state aperte strutture alternative. È stato riconosciuto il fatto che alcuni comportamenti dovevano essere gestiti e controllati in maniera diversa e sono stati aperti servizi territoriali per non privare del diritto di libertà i soggetti con disturbo. Oggi, nel caso si dovesse intervenire per limitare la libertà di un individuo, esistono passaggi ben precisi, regole prescrittive e studi, non si tratta di una decisione automatica come invece avveniva in passato”.

L’approvazione di questa legge ha portato ovviamente ad un cambiamento molto significativo ma i problemi permangono anche oggi e le soluzioni proposte non sembrano all'altezza: “Si deve investire. Abbiamo bisogno di più investimenti nei servizi per riuscire ad intercettare il disagio – dice l’ex presidente dell’Ordine degli Psicologi della Pat -. Siccome ci sono condizioni psichiatriche gravi che vanno seguite, bisogna riuscire a mantenere un alto livello dei servizi esistenti, non è possibile che le risorse economiche ed il personale vengano continuamente tagliate. Ad oggi in linea generale, manca la gestione del malato grave e la rete dei servizi è stata impoverita, ma andrebbe mantenuta e ripotenziata”.

Rems (Residenze per l'Esecuzione delle Misure di Sicurezza) e Spdc (Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura) sono strutture sanitarie presenti e attive su più territori, ma come si sente molto spesso ribadire dagli esperti e dalla stessa dottoressa Bommassar, sono ridotte all’osso: “Bisognerebbe adeguare queste strutture al loro principio fondativo. I disegni e i pensieri alla base di queste strutture sono buoni, ma mancano, di fatto, le risorse necessarie per agire in maniera adeguata”. Oggi stiamo assistendo ad una trasformazione significativa della realtà e delle sue sfaccettature: “Con l’imprevedibilità degli eventi nazionali e internazionali e i giovani che fanno fatica ad affrontare le sfide, non è un momento semplice. Il cambiamento epocale riguarda anche il piano delle professioni. Crescere è complicato, come lo è anche trovare una collocazione: si è notato un aumento degli accessi al Pronto Soccorso e un aumento di ricoveri nei reparti di neuropsichiatria – prosegue Bommassar -. La fascia giovanile è in sofferenza, come di conseguenza lo è anche quella dei genitori. Senza dimenticare la fascia che riguarda cronicità e demenze senili. Abbiamo bisogno di un occhio di riguardo in più, di investimenti che possano intercettare il disagio che si avverte. Lo psicologo dovrebbe agire prima, assieme ai medici di medicina generale e ai pediatri della scienza, ma ora siamo previsti solo in una fase successiva. C'è bisogno di uno sguardo diverso che punti sull’investimento precoce''.

E poi c'è il fenomeno dell'immigrazione che troppo spesso, purtroppo, è associata a disagi psichici molto importanti in persone che hanno affrontato dei viaggi spaventosi per arrivare in Italia, che hanno subito vessazioni e violenze o scappano da scenari di guerra e privazioni e una volta qui vanno gestiti. “Questa è una piaga sanguinante – chiarisce la psicologa -. Le patologie mentali o i disturbi del comportamento in questi casi sono legati a situazioni traumatiche. Se solo provassimo ad immaginare ciò che hanno vissuto queste persone e al trauma del loro viaggio, potremmo capire l’importanza di dover garantire loro un certo tipo di sostegno. Inoltre, il loro inserimento spesso non viene nemmeno preso in considerazione e vedono nella maggior parte dei casi un rifiuto di tutte quelle che sono le loro aspirazioni e aspettative: l'accumularsi di tutto ciò non può che svilupparsi in un disagio. Le sofferenze in qualche modo si esprimono, soprattutto se non si è accettati dalla società, ma se gli investimenti non li fanno nemmeno per noi, non so cosa possiamo aspettarci”.

Da un lato, è importante riconoscere il cambio di paradigma segnato dalla legge Basaglia e gli straordinari passi avanti che essa ha reso possibili nel nostro Paese; dall’altro, resta imprescindibile continuare a interrogarsi e discutere su concetti fondamentali come cura, diritti e società. 

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