''Ci conosciamo dall'asilo, per anni amici e poi è successo quel che forse era scritto da sempre", storia di Edoardo e Martina sulle tracce di Marco Polo con il loro ''Van Brulè''
Conosciuti anche come "Edo&Marti" sui social, i due ragazzi bolzanini con la passione per il viaggio e l'avventura sin da piccoli, percorreranno 8 mila chilometri lungo la Via della Seta a bordo del loro "Van Brulè": "Vogliamo ripercorrere le orme di chi, come Marco Polo è arrivato fin lì"

TRENTO. Dal primo incontro all’asilo a una vita in viaggio a bordo del loro van, ribattezzato “Van Brulè”. Questa è la storia di Edoardo e Martina, conosciuti sui social anche come "Edo&Marti", due ragazzi bolzanini classe 2001, che da due anni raccontano sui social le loro avventure in giro per il mondo.
La passione per il viaggio nasce da piccoli: le escursioni in montagna con le famiglie, le prime gite fuori porta, poi la voglia di condividere tutto online. Dopo aver viaggiato per l’Italia, esplorato l’Europa dell’Est, viaggiato in Indonesia e vissuto un’esperienza intensa in Nuova Zelanda, ora sono pronti per una nuova sfida: percorrere in van gli 8 mila chilometri della Via della Seta, sulle orme di mercanti, scienziati e poeti che per secoli hanno attraversato le rotte dell’Asia Centrale.
Edoardo e Martina, partiamo dal vostro primo incontro. Come vi siete conosciuti? Com'è nata l'idea di viaggiare in van?
Ci siamo conosciuti all’asilo, 22 anni fa. La nostra è sempre stata un’amicizia molto stretta: facevamo tutto insieme e le nostre famiglie si conoscono da una vita. Per anni siamo stati inseparabili. Alle superiori le nostre strade si sono divise, perché abbiamo scelto scuole diverse, ma dopo il liceo ci siamo ritrovati, ed è scattato quello che forse era scritto da sempre. Da lì è cominciato tutto. La nostra relazione è iniziata nel 2020, in piena pandemia. Non si poteva viaggiare, così abbiamo iniziato con escursioni vicino a casa. Quando le restrizioni si sono allentate, abbiamo continuato a fare ciò che amavamo: trekking, gite fuori porta, i primi voli. All’inizio eravamo molto piccoli e con poche disponibilità economiche. Abbiamo iniziato senza soldi, facendo esperienze semplici. Anno dopo anno è cresciuto sia il nostro raggio d’azione sia la possibilità di permetterci viaggi più lunghi. Stiamo insieme da quando avevamo 20 anni e, viaggio dopo viaggio, la passione è aumentata sempre di più. Dalle prime gite vicino a casa, ai weekend in Liguria, poi Napoli, l’Europa dell’Est, l’Indonesia, fino all’esperienza intensa in Nuova Zelanda, è stata un’evoluzione continua. Ogni viaggio ci spingeva a cercare qualcosa di più grande, fino alla “pazzia” di partire con il nostro van verso la Cina.
Com’è nata la vostra pagina social e quando avete capito che poteva diventare qualcosa di più di una semplice passione?
È nata in modo del tutto casuale. Abbiamo sempre scattato foto durante le nostre escursioni e i trekking, ma le tenevamo per noi. A un certo punto Edoardo ha proposto di iniziare a pubblicarle sui social, senza alcuna strategia particolare, semplicemente per condividere ciò che ci piaceva fare. Lo abbiamo fatto per passione, senza immaginare che potesse trasformarsi in un lavoro. Non ci aspettavamo minimamente il riscontro che è arrivato. Ci siamo ritrovati catapultati in queto incredibile mondo del digitale e marketing: collaborazioni, aziende, investimenti, budget importanti. Abbiamo scoperto una realtà enorme, fatta di professionisti e progetti strutturati, entrando in contatto con realtà molto importanti. È stata una crescita molto grande, sia personale che professionale, e ad oggi è diventato un lavoro a tutti gli effetti, con i suoi pro e i suoi contro.
Qual è stato il viaggio che vi è rimasto nel cuore finora ?
Abbiamo visitato diversi paesi, ma non così tanti come si potrebbe pensare. La nostra idea di viaggio è sempre stata quella di scegliere poche mete e viverle davvero, fermarci più a lungo ed entrare in profondità nello spirito del luogo, senza limitarci a “spuntare” una destinazione sulla mappa. All’inizio non era così, studiavamo e lavoravamo, quindi riuscivamo a partire solo nei weekend o nei giorni liberi. Erano viaggi brevi ma che oggi non sentiamo più nostri. Con il tempo, e con maggiori possibilità, abbiamo capito che preferiamo vedere meno posti, ma conoscerli meglio. Il viaggio che più ci è rimasto nel cuore è stato quello in Islanda, raggiunta con il nostro van pochi mesi dopo aver terminato i lavori. È stata un’esperienza incredibile, tre mesi di viaggio, di cui uno interamente trascorso lì, vivendo il paese giorno dopo giorno. L’Islanda è un luogo che, secondo noi, andrebbe visto almeno una volta nella vita. Racchiude tutto ciò che si può immaginare e ci ha colpiti così tanto che quest’anno torneremo, organizzando un secondo viaggio di gruppo.
Come avete progettato e preparato il vostro van per un viaggio così impegnativo?
Prima ancora di acquistarlo abbiamo dedicato sei o sette mesi solo allo studio. Abbiamo letto articoli, comprato libri, seguito tutorial su YouTube: volevamo capire ogni dettaglio, dagli impianti alla disposizione degli spazi. Abbiamo fatto quasi tutto da soli, chiedendo un piccolo aiuto al papà di Edoardo solo per alcuni lavori più specifici. Per affrontare un itinerario con molto sterrato abbiamo sostituito le gomme, che prima erano esclusivamente stradali. Abbiamo cambiato ammortizzatori e balestre e migliorato l’impianto idraulico, che inizialmente era piuttosto artigianale. Abbiamo cercato di curare ogni aspetto per prepararci al meglio. Un po’ di agitazione è inevitabile, il timore che qualcosa possa non funzionare c’è sempre. Però abbiamo fatto tutto il possibile per mettere il mezzo nelle condizioni migliori per affrontare questo percorso. Siamo consapevoli che non è un vero overland né un 4x4. Ma la nostra filosofia è questa: non vogliamo aspettare di avere il mezzo perfetto o il budget per un van capace di attraversare il deserto. Altri viaggiatori hanno affrontato itinerari simili con mezzi come il nostro. Noi arriveremo dove riusciremo ad arrivare. Proveremo a raggiungere la Cina ora che abbiamo il tempo, la voglia e l’energia giusta. È per questo che abbiamo deciso di partire.

Come state pianificando questo viaggio? Quanto durerà e quali saranno le tappe principali?
Partiremo tra pochissimo, circa una settimana. L’itinerario è ancora in fase di definizione perché si tratta di un percorso molto lungo e complesso, dobbiamo studiare con attenzione otto o nove paesi. In totale prevediamo circa tre mesi di viaggio verso est e un mese per il rientro. Il tragitto dovrebbe portarci ad attraversare Grecia, Turchia e Georgia, poi la Russia, per la quale abbiamo dovuto richiedere il visto in consolato con numerose informazioni. Proseguiremo poi in Kazakistan, Uzbekistan e Kirghizistan. Infine ci sarà la Cina, che rappresenta un capitolo a parte, soprattutto dal punto di vista burocratico. L’ingresso via terra in alcuni paesi è più complesso rispetto a quello aereo, quindi la parte legata ai confini e ai documenti richiede molta attenzione. È stato impegnativo pianificare tutto e sappiamo che l’imprevisto può essere sempre dietro l’angolo, però ci sentiamo pronti, ci siamo informati, abbiamo studiato e stiamo cercando di prepararci nel modo più accurato possibile.
C'è un paese che siete particolarmente curiosi di scoprire?
Siamo molto affascinati dall’Asia Centrale e da tutti gli "stan" che attraverseremo. Abbiamo visto immagini e ascoltato racconti meravigliosi che ci hanno fatto venire ancora più voglia di partire. In particolare Kazakistan e Kirghizistan, dal punto di vista naturalistico, dovrebbero avere dei paesaggi straordinari e poco toccati dal turismo di massa. Per noi che amiamo stare immersi nella natura, saranno tappe speciali che non vediamo l'ora di vedere. Anche l’Uzbekistan ci incuriosisce moltissimo. È una meta più legata alla storia e alla cultura, con città simbolo della Via della Seta. Per il nostro progetto, “Sulla Via della Seta in van”, sarà una tappa centrale perché attraversare luoghi che per secoli hanno visto passare mercanti e viaggiatori ci incuriosisce molto. E infine la Cina, che sarà il traguardo simbolico. Sappiamo che entrare con un mezzo straniero non sarà semplice e probabilmente potremo fermarci poco. Ma arrivarci significherà aver completato il nostro percorso, ripercorrendo idealmente le orme di chi, come Marco Polo, è arrivato fin lì.
Avete una strategia per il viaggio? E come vi siete preparati ai possibili imprevisti?
Edoardo è il "problem solving" della coppia, mantiene sempre la calma e affronta ogni situazione cercando la soluzione migliore. Abbiamo cercato di pianificare il viaggio nel modo più accurato possibile, prevedendo rischi e imprevisti, ma sappiamo che non tutto può essere controllato. Abbiamo portato pezzi di ricambio per il van e tutti gli attrezzi che potrebbero servirci in caso di problemi lungo il percorso. Inoltre, avremo a disposizione un collegamento satellitare per contattare i soccorsi in caso di emergenza e un’assicurazione medica completa. Cerchiamo di essere preparati al massimo, senza però perdere lo spirito dell’avventura.
C’è qualcosa che avete imparato viaggiando e che vi sarà utile per questo nuovo viaggio?
Senza dubbio, l’importanza di condividere esperienze e rimanere in contatto con altri viaggiatori. Nel tempo, questo ci ha permesso di creare legami bellissimi e una vera rete di supporto, se dovessero esserci problemi lungo il percorso, sappiamo di poter contare su persone che possono aiutarci, e viceversa. Secondo noi, gran parte delle difficoltà del viaggio si affrontano proprio grazie a questa rete di viaggiatori. Poi abbiamo imparato a non avere pregiudizi. La prima volta che siamo stati a Bali avevamo un po’ di timore, ma abbiamo trovato persone incredibilmente gentili e accoglienti. Questo ci ha insegnato che spesso le paure iniziali non hanno fondamento, bisogna approcciarsi alle persone e alle culture senza avere pregiudizi. Abbiamo parlato con due ragazzi che hanno fatto lo stesso viaggio che andremo ad affrontare, con le stesse modalità, e oltre a scoprire di avere valori e modo di viaggiare simili, ci hanno dato dei consigli pratici, precauzioni e ci hanno segnalato possibili problemi lungo il percorso. Questo è un esempio concreto di quanto costruire una rete di viaggiatori sia utile, oltre che bellissimo.
Per concludere, c’è un messaggio finale che volete lasciare a chi vi segue o vi scopre adesso?
Non aspettare il momento perfetto per fare qualcosa. La vita è una sola e vale la pena buttarsi, anche se ci sono paure o pregiudizi. Noi ci siamo lanciati senza certezze, e a volte serve un pizzico di follia e di irrazionalità per vivere avventure come questa, senza però farsi prendere dall’ansia. I soldi vanno e vengono, ma il tempo no. Può sembrare un concetto banale, ma per noi racchiude tutto il senso del nostro pensiero.












