La cantina che si fonde con il paesaggio: l’architettura sostenibile di Michele Bevivino conquista il CasaClima Wine Award 2026
Il progetto dell'architetto sfrutta il pendio naturale: uva e mosti si spostano per gravità, senza pompe né macchinari elettrici

SALORNO. “Un riconoscimento d’eccellenza che rispetta appieno i canoni CasaClima fornendo quella spinta in più sul piano dell’innovazione. – rivela l’architetto Michele Bevivino – Trovandosi nel contesto di una tenuta storica, il progetto si distingue per un’integrazione architettonica e paesaggistica di straordinaria armonia”.
Si tratta della Cantina Dornach vincitrice del CasaClima Wine Award 2026 e a parlare è l'architetto che si è occupato del progetto.
Un percorso che inizia nel 2025 quando la tenuta Dornach Patrick Uccelli ha ottenuto la certificazione CasaClima (Classe B / Wine), un passaggio obbligatorio in Alto Adige per le nuove costruzioni e riqualificazioni, ma che per la cantina è stato affrontato come una scelta di reale qualità costruttiva.
L’anno successivo, nel 2026, l’edificio è stato selezionato dalla giuria di esperti tra gli oltre mille progetti certificati in tutta Italia, entrando nella ristretta rosa dei finalisti e aggiudicandosi così il prestigioso Premio Cubo d’Oro: un importante marchio di sostenibilità.
La cantina è immersa perfettamente nel paesaggio della valle dell’Adige e si colloca sulla Strada del Vino. In sintonia con l’intorno storico-ambientale caratterizzato dal Castello in collina della tenuta, la struttura nasce su tre piani ed è caratterizzata da ampie vetrate e terrazze che danno sulla campagna.
Ma la vera intuizione dell’architetto Bevivino sta nel modo in cui l’architettura accompagna il lavoro dell’uomo. Sfruttando il pendio naturale, infatti, i tre livelli dell’edifico sono collegati da un sistema di botole: l’uva, appena raccolta, scende dal punto di vendita superiore verso i livelli intermedi di lavorazione e degustazione, fino a raggiungere la barricaia ipogea, la cantina sotterranea usata per fare invecchiare il vino dentro le piccole botti di rovere.
Tutto avviene per gravità, eliminando la necessità di pompe o macchinari elettrici per lo spostamento dei mosti e abbattendo drasticamente i consumi energetici della produzione.
“Questo approccio naturale – spiega Bevivino – non si ferma solo al lato produttivo, ma è presente in ogni scelta aziendale”. L’impronta ecologica parte, infatti, dalla struttura stessa dell’edificio, progettato con un sistema di isolamento termico per ridurre al minimo i consumi energetici di riscaldamento e raffreddamento.
Una filosofia che si estende coerentemente anche al confezionamento e alla gestione delle risorse: la selezione di bottiglie in vetro più leggero riduce le emissioni legate al trasporto, l’uso di imballaggi di cartone riciclato abbatte gli sprechi e un sistema dedicato permette persino il recupero delle acque piovane, a testimonianza di una sostenibilità pensata a 360 gradi.
L’ecosostenibilità dell’edificio della cantina si sposa con la visione biodinamica dei proprietari Patrick Uccelli e Karoline Terleth. Per la coppia, l’agricoltura biologica non è semplicemente una tecnica da applicare nei campi, ma uno stile di vita quotidiano. Se Patrick si cura del suolo, delle vigne e della trasformazione dell'uva, Karoline è il cuore della biodiversità in tenuta, custode di tutto ciò che fiorisce, produce frutti e dà latte.
“Questa filosofia – rivela Bevivino - trova il suo naturale compimento nell'agriturismo aziendale: un luogo di accoglienza integrato nella struttura, dove la somministrazione dei vini si sposa con una cucina basata sui prodotti a Km 0 della tenuta, offrendo ai visitatori un'esperienza autentica e in totale armonia con la terra”.











