Le granfondo sono in crisi? Marcialonga: "Il mondo bike cresce ma la gara non basta più". Top Dolomites: "Oggi si cercano esperienze e qualità"
Si respira da qualche anno un po' di stanchezza nel mondo delle gare amatoriali. Ma più di una crisi delle granfondo, gli organizzatori di Marcialonga e Top Dolomites parlano di un profondo cambiamento del modello. A funzionare la diversificazione

TRENTO. Le granfondo di ciclismo sono in crisi? Non necessariamente, anche se soprattutto dopo l'emergenza Covid si è passati da un'espansione di questo segmento a un ridimensionamento delle gare. Le iscrizioni sono generalmente calate e molti eventi, in particolare quelli minori, che costellavano un calendario molto intenso sono stati chiusi. Faticano alcuni appuntamenti, nonostante marchio e posizionamento, altri sono stati annullati.
Più che di crisi delle granfondo, il cambiamento riguarda il modello: il ciclista amatoriale cerca altro e, infatti, resistono quelle organizzazioni che propongono una formula più strutturata e che si appoggiano al volontariato ma la base è ormai professionale.
"I numeri ci sono ancora, anzi sono cresciuti negli ultimi anni", dice Tazio Palvarini, organizzatore tra gli altri eventi della Colnago Lake Garda a Desenzano e di Top Dolomites in Trentino. "La difficoltà riguarda in parte il mondo delle gare, cioè quelle manifestazioni che non hanno compiuto il salto verso un'offerta più strutturata. Oggi non è più una questione di posizionare un arco di partenza e di arrivo, qualche striscione e aprire le iscrizioni. Le persone cercano un'esperienza e soprattutto la qualità".
Un'evoluzione rapida in questo senso che ha compiuto Top Dolomites, la manifestazione guidata da Giovanni Danieli nel giro di poche edizioni si è trasformata da una gara di ciclismo a Festival outdoor. Si è aggiunta una competizione di trail running ma in generale la proposta spazia dalle esperienze sul territorio agli appuntamenti per famiglie
"La gara da sola non è più sufficiente perché il partecipante è più esigente", aggiunge Palvarini. "Il mercato richiede un'esperienza completa, servizi e la possibilità di vivere il territorio. Alla Top Dolomites, per esempio, ci siamo orientati fin da subito sull'ampliare la proposta e intercettare una fetta più ampia di interessati, una fonte di attrazione anche dall'estero".
E il passaggio più grande è sul "professionismo" del settore. "Oggi gli organizzatori sono società e agenzie perché questi eventi sono un prodotto turistico capaci di mettere in rete e valorizzatore i punti di forza di un territorio", continua Palvarini. "Un evento richiede forza economica, esperienze e competenze: non c'è più improvvisazione e non basta più la semplice passione".
La scelta resta ampia, ma in molti casi di crisi per alcune gare incidono costi elevati tra iscrizioni, viaggi e pernottamenti, la percezione di una scarsa sicurezza sulle aperture o chiusure delle strade e un cambio di preferenza verso altre discipline, sempre nel mondo bici: e-bike, mountain bike e gravel ma il cicloturismo.
Una trasformazione che Marcialonga è riuscita a intuire in anticipo. Forte - fortissima - della skiing, ecco circa 25 anni fa la running e qualche anno dopo la versione cycling. Una scelta che paga, anche se con risultati diversi rispetto alle aspettative.
"Tra gli obiettivi di questa diversificazione c'era quello di riuscire a intercettare i migliaia di iscritti della skiing sulle manifestazioni estive", commenta Davide Stoffie, direttore generale di Marcialonga. "Oggi possiamo affermare che si tratta dell'1% in quanto i mercati sono molto diversi. Ma questa strutturazione funziona e comunque porta soddisfazione. L'organizzazione è collaudata, anche se c'è sempre qualcosa da migliorare ogni anno".
Un cambio di modello ma anche di approccio, per Marcialonga, che regge meglio di altri e già da tempo ha avuto l'intuizione di diversificare e di strutturarsi con un Comitato improntato alla professionalità. I volontari restano una parte fondamentale ma districarsi tra i vari impegni e nella pianificazione per allestire una competizione, come una burocrazia sempre più stringente, è un lavoro.
"Sicuramente in molti casi il carico di responsabilità e la burocrazia si sono rivelati un problema per molte organizzazioni", continua Stoffie. "A cambiare più in generale è stato l'approccio verso gli eventi. Il mondo bike non è in crisi. Anzi, la sua dimensione è cresciuta e ci sono più possibilità rispetto al passato".
Bisogna andare più in profondità. "Si respira un po' di fatica sul fronte delle gare perché a nostro avviso è cambiata la percezione verso il format: in alcuni casi c'è un'esasperazione dell'agonismo e un partecipante si può sentire nel posto sbagliato se non ha l'ultimo modello di bici e un certo portamento", spiega Stoffie. "Magari ai punti ristoro trova poco o nulla e arriva mentre si smonta l'allestimento. Preferisce il divertimento e la possibilità di godere del panorama all'assillo di non perdere un minuto e non rischiare di restare indietro e correre sulle strade riaperte".
Conta l'atmosfera generale e la diversificazione è strategica. "La skiing è una festa della comunità e molto attesa dai residenti. Inoltre consente di poter sciare per 70 chilometri in un contesto unico e sostanzialmente irripetibile nell'arco della stagione invernale. E' più complesso trasferire questi aspetti sulle manifestazioni estive ma l'attenzione è sul mantenere questo spirito positivo. Attualmente i numero della cycling sono stabili mentre sul running ora abbiamo un +40% di iscritti rispetto alla scorsa edizione", conclude Stoffie.











