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Arriva la primavera e oltre il 20% dei trentini ritorna a soffrire le allergie

I periodi più critici sono febbraio-marzo e maggio-giugno. La realtà provinciale è in linea con quella italiana. Romano Nardelli (direttore di pneumatologia di Arco): "Importante diagnosticare le allergie in autunno per avere un quadro migliore e intervenire in modo efficace" 

Di Luca Andreazza - 08 April 2017 - 19:30

TRENTO. Il freddo sembra ormai alle spalle e in tanti salutano l'arrivo della primavera per il bel tempo e le temperature gradevoli. La 'Primavera non bussa, lei entra sicura' cantava Fabrizio De Andrè e un periodo dell'anno piacevole per alcuni si trasforma in incubo a causa delle allergie. Si stima che per quasi un trentino su tre la dolce stagione è sinonimo di problemi alle vie respiratorie a causa del proliferare dei pollini.

 

"La realtà trentina è sovrapponibile a quella italiana - spiega Romano Nardelli, direttore di pneumatologia di Arco - il 25% della popolazione soffre di una forma di allergia e quasi l'85% manifesta sintomi quali asma e infiammazioni. I dati indicano che circa il 40% dei bambini presenta una forma allergica, mentre la concentrazione si abbassa in modo fisiologico per adulti e anziani".

 

Nocciolo, frassino, pioppo e carpino, tanti i pollini che tra febbraio e marzo e maggio e giugno attanagliano oltre tre milioni di italiani, tra i quali circa uno su dieci è malato grave: "Sono inoltre in crescita le patologie legate al cipresso e alla tuia - dice il direttore - si tratta di allergie emergenti, come il caso delle betulle. Piante e arbusti utilizzati per il decoro cittadino, ma che sono fortemente allergizzanti. Si stima che il 20% dei medagliati olimpici è allergico e un trattamento corretto non inficia la prestazione".

 

Il trend è simile a quello dei paesi occidentali e le allergie sono in aumento: "I fattori sono diversi - prosegue il dottore - sicuramente la componente genetica dell'ereditarietà è un elemento chiave. Si registra però una crescita del cosiddetto 'primo caso in famiglia'. Questo sembra essere dovuto alla questione igienica: il sistema immunitario difende in modo diverso il nostro corpo. Anche se nei paesi in via di sviluppo come in Africa e Medio oriente, dove l'attenzione legata all'abitudine di vita è minore, si evidenzia un aumento di soggetti allergici con il medesimo andamento: uno squilibrio tra i due tipi di risposta immunitaria linfocitaria (Th1 e quella Th2, ndr)".

 

La risposta dovrebbe essere maggiormente orientata verso il Th1 nei confronti di virus e batteri, ma per varie ragioni questa scivola verso la prevalenza Th2, tipica delle malattie allergiche. "Questo - aggiunge - comporta una reazione più forte e un'iperattività allergica. Esiste un vaccino che desensibilizza il corpo e quindi comporta sollievo alla persona che soffre di allergia. Il problema è che rispetto al passato il paziente è polisensibile: questo significa che una singola persona soffre per la presenza di agenti diversi e quindi una cura risulta più complicato. Fermo restando che non esiste una terapia definitiva". 

 

Una sintomatologia difficilmente prevenibile e dove diventa fondamentale conoscere gli allergeni "per evitare e ridurre il contatto. E' importante - conclude Nardelli - diagnosticare gli agenti a distanza dal momento critico, come il periodo autunnale. Questo consente di abbattere le liste di attesa e intervenire con maggiore precisione e trattare la sintomatologia in anticipo. Purtroppo le persone si attivano solo nel momento apicale dell'allergia perché sparito il problema tende a dimenticarsi".  

 

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