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Era il birrificio più piccolo d'Italia. Ora esporta in Giappone

Storia di Rethia e dei tre giovani imprenditori-birrai che si sono lanciati in questa avventura. Dopo una sosta forzata per l'ampliamento dell'impianto, sabato sera ha riaperto il birrificio a Vezzano. Festa grande e tanti progetti, tra i quali spicca una nuova birra con materie prime coltivate in Valle dei Laghi

Di Jacopo Tomasi - 05 settembre 2016 - 09:10

Quando è nato, nel giugno del 2014, il birrificio Rethia di Vezzano era tra i più piccoli d'Italia. Adesso, dopo due anni e poco più, si è affermato tra le realtà più interessanti del panorama italiano. Tanto che due importatori giapponesi hanno prenotato 40 ettolitri di birra che nelle prossime settimane saranno distribuiti in alcuni locali di Yokohama.

 

La storia di questo birrificio artigianale è soprattutto la storia di tre ragazzi - Cristiano Faes, 28 anni, Giovanni Perini e Nicola Avi, 25 - che a un certo punto della loro vita da studenti universitari, hanno deciso di rischiare. Anziché andare incontro a un futuro da precari, hanno preferito imboccare una strada diversa. Da imprenditori-birrai. «Ovviamente è stata una scelta consapevole», spiega Cristiano. «Da qualche tempo facevamo la birra in casa e i risultati erano buoni. Così ci siamo guardati e ci siamo detti: "perché non provarci?"». Era il 2014 quando sono andati in Abruzzo a recuperare un piccolo impianto da 100 litri, di seconda mano. «Ci davamo i turni, anche la notte, per fare la birra», racconta Nicola. Ben presto sono arrivati i primi riconoscimenti. La Maria Mata, la loro American Pale Ale, è stata subito premiata al Festival delle birre artigianali trentine nel 2015, oltre a essere citata dal Corriere della Sera tra le 22 birre artigianali da assaggiare in Italia. Una bella soddisfazione in un settore in continua espansione (anche in Trentino), dove la concorrenza di qualità non manca.

 

«Le cose andavano bene e ci siamo resi conto che dovevamo ingrandirci», prosegue Nicola. Quest'anno, per qualche mese, hanno stoppato la produzione. Dedicandosi al nuovo impianto, progettato personalmente da Cristiano assieme a una ditta specializzata di Gardolo. «Il risultato è l'impianto dei nostri sogni, dodici volte più grande di quello di prima, che ci permetterà di produrre circa 110 ettolitri al mese».

 

La riapertura è stata festeggiata sabato sera, a Vezzano, con l'evento "Back to Rethia" che ha richiamato quasi mille persone da tutto il Trentino. Protagoniste le birre Rethia spillate davanti all'ingresso del birrificio (con la bella collaborazione anche da parte di birrai di altri birrifici trentini) e una serie di band che si sono alternate sul palco dalle cinque del pomeriggio a notte inoltrata. «Una festa bellissima», dice raggiante Giovanni.

 

Dopo la festa, si riparte con il lavoro. L'export in Giappone non è l'unica novità della seconda vita del birrificio Rethia. Al Festival Cerevisia 2017 saranno presentate tre nuove birre: una American Pils, una Berliner Weisse e la Black Mama invecchiata in barrique. Ma soprattutto si sta pensando a un progetto che coinvolga il territorio nel quale si trova il birrificio: la Valle dei Laghi. «L'idea - annuncia Cristiano - è quella di fare una birra stagionale utilizzando materie prime coltivate in questa zona: orzo, frumento e farro».

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