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Il raduno dei Bondoneri dal primo 'sliton' per turisti dei Graffer ai ricordi della signora Zanlucchi guardando al domani

L'ottavo raduno dei Bondoneri, un momento conviviale all’insegna dei ricordi, ma senza rimpianti o retorica. Solo per custodire la memoria, per non disperdere le storie di vita alpina, le gesta dei pionieri dello sci e le prime strutture turistiche. Il merito di questa 'chiamata' è di Lino Nicolussi, storico maestro di sci, nato sulle pendici della 'sua montagna' e da quasi 70 anni indomito operatore turistico

Il gruppo dei 'Bondoneri' in piazzetta a Vason (foto Daniele Mosna)
Di Nereo Pederzolli - 09 ottobre 2017 - 10:29

TRENTO. Per antonomasia è la montagna di Trento. Il Bondone che proprio per questo vuole 'dire la sua' sui progetti di sviluppo turistico-funiviari, mentre riscopre i legami con quanti lo hanno reso simbolo di una comunità montanara sospesa tra Adige e Palon.

 

Artefici e contemporaneamente custodi di questa epopea sono i Bondoneri. Gruppo eterogeneo composto tutt’altro che da nostalgici di una montagna ostile, scarsamente ospitale. Perché i Bondoneri recuperano certe vicissitudini del passato per spronare mirati, sostenibili interventi in favore di una montagna che deve essere di tutti. Di Trento, soprattutto.

 

Così hanno dato vita all’ottavo raduno dei Bondoneri, animando il Bondone con un momento conviviale all’insegna dei ricordi, ma senza rimpianti o retorica. Solo per custodire la memoria, per non disperdere le storie di vita alpina, le gesta dei pionieri dello sci, le prime strutture alberghiere, tra rifugi, malghe e la manutenzione delle strade che portavano ad una Trento Alta per certi versi un confine quasi irraggiungibile.

 

Il merito di questa 'chiamata bondonera' è del patriarca del Bondone, Lino Nicolussi, storico maestro di sci, nato sulle pendici della 'sua montagna' (a Sardagna) e da quasi 70 anni indomito operatore turistico in quel di Vason.

Dove continua a suggerire migliorie strutturali, senza mai smettere di rievocare episodi di sport, di fatiche montanare, di vere sfide di vita. Lo ha fatto anche raggruppando quasi 200 Bondoneri. Persone che in comune hanno proprio il monte Bondone, in quanto – per essere veri ‘bondoneri’ – bisogna essere nati nei paesi sulle pendici della montagna, centri abitati tra Sardagna, Garniga, Lagolo e i paesini sul versante verso Cavedine. Ma non i trentini di Trento. Orgoglio e identità, senza alcuna contrapposizione. Permettendo un simpatico confronto tra le famiglie che hanno davvero fatto la storia di questa Trento Alta.

 

Come i Graffer, i primi in Europa a sperimentare un rudimentale trasporto in quota di sciatori: usavano il cosiddetto ‘sliton’, enorme slitta trainata con una fune sul fianco del Mugòn, archetipo di uno skilift. Tutto questo nell’inverno del lontano 1935. Ingegno e coraggio che consentiranno al Bondone – grazie ai Graffer – di essere all’avanguardia nell’offerta dello sport bianco.

 

Gente d’impresa, ma anche ‘bondoneri’ d’estrema umiltà. Come Bepina Zanlucchi, oggi ultranovantenne, che per anni saliva a piedi dal suo paese, Garniga, portando viveri ai rifugi. Lo faceva anche d’inverno, con nevicate memorabili – 16 metri di coltre nel 1950 – sfruttando il manto soffice nel viaggio di ritorno, verso casa, per ‘sganciarsi’ dalla teleferica, scendendo (si fa per dire) da quasi tre metri d’altezza, quando la fune sfiorava la neve. Un tuffo spericolato, per alleviare la fatica.

 

Alcuni di questi Bondoneri sono stati premiati. Personaggi come Arrigo Pisoni, vignaiolo di Pergolese da sempre presente a Lagolo. Poi imprenditori legati allo sviluppo del Bondone. Tra questi, citazione doverosa per uomini come i Lunelli dello spumante Ferrari, ma anche i dirigenti della Scuderia Trentina, sportivi del calibro di Roberto Bob Moggio, inventore della Marcialonga e tra i primi ha scommettere sulle potenzialità per lo sci da fondo nella conca delle Viote.

 

Un manipolo di volontari di un sodalizio chiamato Orsa Maggiore, che allora - negli Anni ’60 – offrivano bevande calde o sommaria ospitalità a quanti, a piedi, salivano in Bondone per compiere una sciata dopo aver ‘battuto’ la pista.

 

Adesso si guarda al domani, ai progetti di un collegamento funiviario con Trento, le opzioni legate ad un turismo sempre più ecocompatibile. Per tutelare un Bondone come ambito montanaro ricco di storie, indispensabili per garantirne il suo futuro.

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