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L'Admo di tutta Italia per la prima volta a Trento: "In 68 hanno completato il percorso, donando il proprio midollo. Speriamo di tipizzare tutti"

Si è riunito a Trento il 49esimo Consiglio nazionale dell'associazione donatori midollo osseo, che ha raccolto i rappresentanti di tutte le delegazioni regionali per confrontarsi sulla strada fatta e su quella ancora da percorrere. Il Trentino si conferma, nonostante le piccole dimensioni, un esempio virtuoso

Di Cinzia Patruno - 08 ottobre 2017 - 17:44

TRENTO. Sono 68 i donatori trentini che hanno completato il loro percorso donando il proprio midollo osseo e salvando la vita a pazienti affetti da leucemia, linfoma, mieloma o altre neoplasie del sangue. Questo il numero presentato dall'Admo Trentino. Ogni anno, infatti, in ottobre, le delegazioni delle Admo regionali si riuniscono per fare un bilancio e discutere insieme di come lavorare al meglio. Quest'anno, è toccato proprio a Trento: da venerdì 6 a domenica 8 ottobre, il 49esimo Consiglio nazionale di Admo Federazione si è riunito con l'obiettivo di eleggere la giunta che ha il compito di coordinare a livello nazionale tutte le sedi regionali e provinciali. Ogni singola Admo è molto autonoma nel prendere le decisioni, nella gestione del bilancio e nell'implementazione delle sue attività.

 

"Quest'anno – spiega la responsabile della comunicazione dell'Admo Trentino Monica Fantini – abbiamo deciso di ospitare il consiglio nazionale Admo qui a Trento. E' stata un momento molto importante, nel quale non solo è stata eletta la giunta della federazione a livello nazionale, ma tutte le delegazioni regionali hanno potuto scambiarsi risultati e opinioni, per migliorare insieme". Una buona occasione, questa, per tornare a parlare dell'importanza della donazione del midollo osseo, delle modalità per accedere al registro dei 'donatori di vita' e dei dati che riguardano le attività di Admo Trentino, un ottimo esempio per tutta Italia, con 750 iscrizioni nel 2016.

 

Admo Trentino, che ha recentemente festeggiato i 25 anni di attività con il cambio sede in vicolo San Marco, ha molto da insegnare. Pur essendo una piccola delegazione, sono 8.000 le persone che vi hanno aderito dal 1992. La compatibilità è rarissima e l'obiettivo è quello di raccogliere un numero sempre maggiore di potenziali donatori. Di questi 8 mila iscritti, 68 hanno completato il percorso, donando il proprio midollo osseo e salvando la vita di pazienti affetti da leucemia, linfoma, mieloma o altre neoplasie del sangue. Il primo passaggio è semplicissimo: una formale iscrizione all'associazione e l'accesso alla cosiddetta tipizzazione, un'analisi del sangue che si effettua all'ospedale Santa Chiara di Trento che permette di entrare a tutti gli effetti nel registro dei donatori attraverso l'attribuzione di un codice identificativo. Se questo rivela la compatibilità del volontario con un paziente in attesa di trapianto si procede con ulteriori analisi fino all'effettiva donazione, effettuata dalle ossa del bacino. L'iscrizione è effettuabile dai 18 ai 35 anni e la donazione può avvenire entro il 55esimo anno di età. "Il fine ultimo - completa Fantini - è tipizzare tutti. Speriamo di riuscirci".

 

Al di là dei numeri, l'attività di Admo Trentino si biforca in due rami: da un lato, la campagna di sensibilizzazione alla donazione del midollo osseo come effettiva possibilità di salvare una vita, dall'altra una vera e propria raccolta fondi per sostenere l'azienda sanitaria che non sarebbe in grado di farsi carico della tipizzazione.

 

"Per quanto riguarda l'opera di sensibilizzazione – prosegue Fantini - partiamo dalle scuole in tutto il Trentino, che rappresentano il nostro bacino più importante. E' possibile entrare nel registro con la maggiore età e quindi partiamo dalle classi quarte con gli studenti prossimi al compimento dei 18 anni. Analoghe attività di sensibilizzazione sono state svolte anche in alcune aziende, come La Sportiva e Bauer".

 

I fondi, invece, provengono per lo più dal ricavato di campagne come "Un panettone per la vita", che riprenderà a breve in occasione del periodo natalizio, e che ha fruttato negli anni oltre 400.000 euro. "Il problema comune a tutte le regioni – spiega Monica Fantini - è che il sistema sanitario nazionale non ha i fondi per tipizzare tutti i potenziali donatori, cioè fare loro il prelievo di sangue che consente di estrarre le caratteristiche genetiche per cui al donatore viene dato un codice e diventa rintracciabile e potenziale donatore in Italia in primis e poi a livello internazionale". I soldi raccolti vengono poi devoluti da Admo Trentino all'azienda sanitaria provinciale, per consentirle di farsi carico delle spese relative alla tipizzazione dei potenziali donatori. "Su base annuale viene erogata una borsa di studio di 20.000 euro per un biologo che si occupa della tipizzazione". Inoltre, consentono di aiutare le delegazioni in difficoltà, di sostenere l'ospedale con attrezzature sanitarie e le famiglie che, per condizioni economiche, non riescono a provvedere al benessere dei loro malati. 

 

Una 'call to action', quella di Admo, che non può essere ignorata.

 

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