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San Martino, l'agonia di un quartiere lasciato al suo destino

I commercianti "Il comune ci aiuti, i locali sfitti dell'Itea siano dati a giovani artigiani”

Di Giuseppe Fin - 22 settembre 2016 - 08:12

TRENTO. Una dopo l'altra le serrande si abbassano e sempre più di frequente compaiono i cartelli “Affittasi” oppure “Vendesi”. La via centrale è attraversata di fretta da qualche persona e quando si fa sera e le poche attività che ancora resistono spengono le luce, tutto si ferma.

 

“Qui tutto è un disastro, questo quartiere sta morendo, serve subito fare qualcosa” è il grido di aiuto che arriva da Fulvio Lenzi, titolare dell'Osteria di San Martino. Andare avanti non è semplice, soprattutto quando si fa sempre più sentire l'isolamento dal centro storico.

 

Il quartiere di San Martino è tra le più antiche zone di Trento. La sua storia inizia intorno al 1500 quando alcuni gruppi di edifici iniziano ad essere edificati all’esterno delle mura della città, in quel piccolo lembo di terra schiacciato tra l’onda dell’antico corso del fiume Adige e la collina.

 

E' negli anni Settanta che il piccolo quartiere inizia a ospitare una grande varietà di esercizi commerciali e pubblici, diventando in poco tempo tra le zone più fiorenti a livello commerciale della città.

 

Via San Martino

“Sono ormai troppe – spiega Lenzi – le attività chiuse in questo quartiere. La sera non c'è più nessuno per strada. Sono due le ragioni che hanno portato a tutto questo: la prima è che tutto ormai è focalizzato verso il Muse e il piano urbanistico messo in campo è stato disastroso. La seconda ragione è che questo quartiere, accanto a uno dei monumenti più importanti del Trentino, il castello del Buonconsiglio, non è adeguatamente valorizzato”.

 

Negli scorsi mesi sono state raccolte 95 firme per chiedere di risollevare la zona. “Con queste firme – ha spiegato il titolare dell'osteria di San Martino – abbiamo voluto chiedere un miglior utilizzo di piazza Mostra che, almeno nel periodo natalizio, potrebbe ospitare delle attività capaci di attirare persone nella via. Si potrebbe anche liberare la zona dalle auto se solo l'Autosilo fosse più valorizzato e con tariffe accessibili ai residenti”.

 

A sottolineare le difficoltà del quartiere sono anche i responsabili di un'altra attività di via San Martino, il Bar dei Cavai. “Qui ormai si fa fatica ad andare avanti – ci spiegano – e riusciamo a farlo organizzando alcune serate ma ormai lo fanno tutti. Noi di San Martino siamo appena fuori dalla porta del centro storico ma comunque pur sempre fuori e nessuno sta cercando di darci una mano”.

 

Non tutto però sembra essere perso. Molti dei negozi che oggi sono sfitti nel quartiere di San Martino sono di proprietà dell'Itea ed è a quest'ultima che gli abitanti dell'antico rione si rivolgono. “Il Comune – spiegano alcuni abitanti – potrebbe fare da mediatore con l'Itea per arrivare ad un accordo affinché questi locali sfitti siano dati a giovani artigiani per valorizzare le loro passioni”.

 

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