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Bolzano
09 giugno | 17:37

In Alto Adige si muore più di quanto si nasce, la popolazione aumenta solo grazie ai migranti

I dati dell'istituto di statistica descrivono una terra a natalità zero dove il deficit tra culle e decessi viene azzerato solo dagli ingressi, permettendo un guadagno di oltre 2.400 abitanti

BOLZANO. I numeri non lasciano spazio a grandi interpretazioni: l'Alto Adige continua a crescere, ma lo fa solo grazie a chi decide di trasferirvisi. I dati provvisori pubblicati dall'ASTAT sul bilancio demografico del 2025 mostrano come al 31 dicembre scorso i residenti in provincia abbiano raggiunto quota 542.134 persone. Rispetto all'anno precedente si contano 2.455 abitanti in più, un incremento pari al 4,5 per mille che però nasconde un netto sbilanciamento interno. Se si guarda infatti alla dinamica naturale della popolazione, cioè al puro rapporto tra nati e decessi, la tendenza è di segno opposto. Nel corso dell'anno le nascite si sono fermate a 4.650 a fronte di 4.753 decessi, lasciando un passivo di 103 unità e un saldo naturale negativo del -0,2 per mille.

 

La crescita complessiva è quindi interamente figlia di un saldo migratorio positivo del 4,7 per mille. L'Alto Adige, in sostanza, aumenta di numero perché resta un territorio fortemente attrattivo, dove l'età media ha raggiunto i 44 anni e il 56,5% della popolazione continua a vivere nelle zone rurali. Un contesto in cui si registra comunque un'ottima qualità della vita, se si pensa che l'aspettativa alla nascita è di 82,7 anni per gli uomini e 86,4 anni per le donne, circa un anno sopra la media nazionale italiana.

Scendendo nel dettaglio delle singole aree, la mappa provinciale si spacca. La Val Venosta si conferma l'eccezione felice sul fronte della natalità, registrando il tasso più alto della provincia con 10,0 nati ogni mille abitanti. Al polo opposto c'è Bolzano. Il capoluogo non solo mostra il tasso di natalità più basso in assoluto, fermandosi a un asfittico 7,4 per mille, ma si prende anche la maglia nera della mortalità con 10,1 decessi ogni mille residenti, superando tutte le altre comunità comprensoriali. Il posto dove si muore di meno? Salto-Sciliar, con un tasso di mortalità che si ferma al 7,6 per mille.

 

La frammentazione diventa ancora più evidente scendendo a livello comunale. Su 116 municipi altoatesini, la crescita non è stata affatto omogenea: 88 hanno visto aumentare i propri residenti, uno è rimasto in perfetta parità e 27 hanno perso abitanti. Bolzano e i centri con più di 10.000 abitanti rientrano nella quota di quelli che crescono, ma anche per loro vale la stessa spietata regola: l'incremento è dovuto solo ai flussi migratori, perché i saldi naturali interni sono tutti in rosso. In totale, i comuni con una bilancia delle nascite negativa sono saliti a 39 (cinque in più rispetto all'anno precedente) e nove di questi stanno soffrendo una doppia crisi, perdendo contemporaneamente pezzi sia sul fronte naturale che su quello migratorio. Nei piccoli centri si registrano le oscillazioni più violente: le flessioni più pesanti colpiscono Anterivo con un drammatico -22,9 per mille, seguito da Proves a -20,4 e Predoi a -15,6. Al contrario, i boom demografici più vistosi si concentrano a Ponte Gardena, che schizza a un +76,6 per mille, seguita da Cermes a +42,0 e Fortezza a +29,4.

 

Allargando l'orizzonte al resto d'Italia, lo studio ASTAT, che riprende le stime ISTAT, evidenzia come l'Alto Adige si muova in un contesto nazionale asimmetrico. Nel 2025 la popolazione italiana è rimasta sostanzialmente stabile solo perché il pesante deficit naturale nazionale del -5,0 per mille è stato compensato al millimetro da un saldo migratorio speculare del 5,0 per mille. Ma gli incrementi demografici complessivi sono un'esclusiva del Nord, mentre il Centro e il Sud continuano a svuotarsi. Tutte le regioni italiane hanno il saldo naturale in passivo, con la Liguria che registra il crollo più spaventoso toccando il -8,6 per mille. In questo scenario, il confronto con i vicini di casa è emblematico: se l'Alto Adige cresce complessivamente del 4,5 per mille forte del suo piccolissimo passivo naturale (-0,2), il Trentino tiene il passo a +3,9 per mille solo grazie a un saldo migratorio formidabile del 6,6 per mille, necessario a compensare un inverno demografico interno ben più rigido del nostro, che segna un saldo naturale del -2,7 per mille.

 

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