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Trentini e bolzanini sono gli italiani che muoiono più tardi, fanno più figli ed emigrano di più

I dati Istat sugli indicatori demografici mostrano un regione in salute, l'unica al vertice di quasi tutte le voci. A livello nazionale in un anno si sono perse 100.000 persone e solo l'arrivo degli immigrati non ha fatto precipitare ulteriormente i grafici

Di Luca Pianesi - 08 febbraio 2018 - 13:27

TRENTO. I trentini e gli altoatesini ai vertici nazionali per longevità, prolificità ed emigrazione. E' un territorio in salute quello descritto dai dati sugli indicatori demografici pubblicati dall'Istat: il Trentino Alto Adige, infatti, è una delle pochissime regioni dove la popolazione cresce (del 2 per mille in provincia di Trento e del 7,1 per mille in provincia di Bolzano). A livello nazionale al 1° gennaio 2018 si stima, invece, che la popolazione italiana ammonti a 60 milioni 494 mila residenti, dunque quasi 100 mila in meno rispetto all'anno precedente (per un calo medio dell'1,6 per mille).

 

 

 

La crescita della popolazione nella nostra regione è data senza dubbio dall'apporto degli stranieri che giungono nelle due provincie ma anche dal fatto che "con 1,75 figli per donna la Provincia di Bolzano si conferma nel 2017 la regione più prolifica del Paese - si legge nel rapporto dell'Istat - seguita piuttosto a distanza dalla Provincia di Trento (1,50), dalla Valle d’Aosta (1,43) e dalla Lombardia (1,41). All’opposto, le aree del Paese dove la fecondità è più contenuta sono tutte nel Mezzogiorno, in particolare Basilicata (1,23), Molise (1,22) e Sardegna (1,09)".

 

E un altro importante dato viene dalla longevità: in regione si muore più tardi rispetto al resto d'Italia. "Tra le residenti nella Provincia di Trento - prosegue l'Istat - le più longeve nel 2017 con 86,3 anni di vita media, e le residenti in Campania, che con 83,3 anni risultano in fondo alla graduatoria, corre una differenza di tre anni esatti di maggior sopravvivenza. Tra gli uomini il campo di variazione è più contenuto, e pari a 2,7 anni: come per le donne, la differenza che intercorre tra la vita media dei residenti in Provincia di Trento (81,6) e i residenti in Campania (78,9)".

 

A livello di tenuta demografica solo l'arrivo di stranieri permette di non veder crollare i grafici nazionali in maniera ancora più netta. L'Istat spiega che le regioni che accolgono più immigrati, a prescindere dalla cittadinanza, sono quelle del Nord che attraggono 6,4 neocittadini ogni mille residenti, contro una media nazionale del 5,6 per mille. "Tra le regioni del Nord - spiega lo studio - il massimo si riscontra nella Provincia di Bolzano (7,8 per mille). Nelle regioni del Centro il tasso di immigrazione dall’estero risulta pari al 6,1 per mille e il massimo si riscontra in Toscana (7,3 per mille). Il Mezzogiorno, infine, presenta una capacità attrattiva minore (4,2 per mille) rispetto al resto del Paese, con l’eccezione di Calabria (6 per mille) e Molise (8,5 per mille) nelle quali il tasso immigratorio dall’estero supera il valore medio nazionale".

 

Al Nord arrivano più stranieri ma sono maggiori anche i flussi in uscita in rapporto al numero di residenti (3 per mille, 2,5 a livello nazionale). "Le regioni dalle quali si emigra maggiormente per l’estero sono quelle del Nord-est: la Provincia di Bolzano (5,1 per mille), il Friuli-Venezia Giulia (3,5) e la Provincia di Trento (3,2). Nel Centro e nel Mezzogiorno, invece, le emigrazioni per l’estero risultano inferiori in termini relativi, rispettivamente pari a 2,3 e 2 per mille residenti. Ai livelli minimi si collocano, in particolare, la Campania (1,4 per mille), la Puglia (1,8) e la Basilicata (1,8)".

 

 

Insomma lo standard regionale resta molto alto e anche il fatto che si vada di più all'estero rispetto ad altri territori può va letto solo in senso negativo (della serie che qui c'è poco lavoro e allora si è costretti ad emigrare). Al contrario segnala che ci sono le risorse per andare all'estero e le capacità per andare a fare esperienze importanti in grado di arricchire professionalità e competenze. 

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