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In Trentino l’aspettativa di vita più alta d’Italia, l’Ispat: "Ci sono 154 anziani ogni 100 giovani". Il 35% delle famiglie trentine è composto da single

In Trentino aumentano i residenti che arrivano a 541.098, ma il bilancio fra nascite e decessi rimane negativo. Nell’arco di circa un trentennio la vita media degli uomini e delle donne si è allungata di 10 anni e fra le principali cause di morte ci sono le malattie del sistema circolatorio (33,8%) e tumori (30,7%)

Di Tiziano Grottolo - 09 gennaio 2020 - 16:14

TRENTO. Con l’inizio del 2020 è tempo di statistiche, così dall'Istituto di statistica della provincia di Trento (Ispat) ha elaborato la trentasettesima edizione dell'annuario statistico che raccoglie un quadro completo e aggiornato del quadro ambientale, demografico, sociale ed economico del Trentino.

 

Primo aspetto toccato dal dossier riguarda la popolazione, al 1° gennaio 2019 i residenti in Trentino erano a 541.098 abitanti, di cui 265.497 maschi (pari al 49,1%) e 275.601 femmine. Nel corso del 2018 si è registrato un saldo complessivo positivo pari a 1.200 unità, determinato da un saldo naturale (differenza tra nascite e decessi) che, come l’anno precedente, risulta negativo (-661 persone) e da un saldo sociale (differenza tra iscrizioni e cancellazioni anagrafiche) largamente positivo (2.869 persone).

 

I nati del 2018 sono stati 4.353, 142 in meno rispetto al 2017, ritornando sui livelli di natalità dei primi anni Novanta. Il fenomeno è legato al fatto che le così dette “donne in età feconda”, convenzionalmente quelle tra 15 e 49 anni, sono sempre meno numerose. Ispat infatti sottolinea come stiano progressivamente uscendo dall’esperienza riproduttiva le donne nate negli anni Sessanta, che sono molto più numerose delle generazioni che stanno entrando nella vita riproduttiva: in 10 anni le donne in età feconda si sono ridotte di 8mila unità (-6,7%).

 

Interviene poi un’altra tendenza, l’andamento negativo è rafforzato dal fatto che sta venendo a mancare l’effetto di contro bilanciamento rappresentato dall'alto tasso di fecondità delle donne straniere, in particolare di provenienza africana, che, anche per effetto della crisi economica, risultano meno numerose tra la popolazione residente e che, comunque, con il passare degli anni hanno modificato il proprio comportamento assimilandolo a quello del contesto locale.

 

Il tasso di natalità locale resta comunque ancora maggiore rispetto alla media nazionale, pari al 7,3 per mille, una conferma, visto che da più di un ventennio il tasso di natalità provinciale risulta costantemente superiore al corrispondente valore nazionale. Analogamente il numero medio di figli per donna (pari a 1,45 nel 2018) è superiore al dato medio nazionale (1,29), ma in calo progressivo. L’Ispat fa notare che se, nel 1962 questo indice era pari a 2,47, in circa 60 anni il valore si è ridotto notevolmente. Alla bassa fecondità si accompagna la scelta di rinviare sempre più in là il momento in cui avere figli. L’età media delle madri al parto, infatti, è pari a 32,1 anni (32,0 nel 2017), analoga alla media nazionale (32,0 anni).

 

In Trentino il saldo sociale (o saldo migratorio) risulta positivo fin dal 1972, nel 2018 è stato pari a 2.869 unità: le iscrizioni anagrafiche dall’Italia e dall’estero sono state, ancora una volta, più numerose delle cancellazioni. Occorre sottolineare come buona parte dei movimenti migratori avvenga all’interno della provincia: il 59,3% delle 19.139 iscrizioni e il 70,4% delle 16.270 cancellazioni si verifica, infatti, tra i comuni della provincia. Sono invece 2.891 (il 15,1% del totale degli iscritti) le persone iscritte nelle anagrafi dei comuni trentini provenienti dall’estero, mentre sono 1.749 (il 10,7% delle cancellazioni) i residenti emigrati all’estero.

 

Degli iscritti dall’estero, l’85,3% ha cittadinanza straniera (era l’88,7% nel 2017 ed il 50% nel 1990), mentre dei cancellati per l'estero il 62,9% sono cittadini italiani. Il 25,4% dei cittadini stranieri iscritti nel corso del 2018 nelle anagrafi dei comuni trentini proviene da Paesi europei facenti parte dell’Unione Europea (erano il 19,7% nel 2017); fra gli iscritti da Paesi europei non facenti parte dell’Unione Europea (19,6%) prevalgono i cittadini albanesi (9,3%). Sempre nel corso del 2018 gli stranieri con cittadinanza africana iscritti nelle anagrafi trentine sono il 23,3% (erano il 33,4% l’anno precedente) del totale mentre i cittadini asiatici, australiani e americani sono il 31,7%.

 

Gli stranieri residenti in provincia di Trento al 1° gennaio 2019 sono 47.393 (22.143 maschi e 25.250 femmine) e rappresentano l’8,8% della popolazione residente in Trentino (erano lo 0,6% nel 1992 e l’8,7% nel 2017). Rispetto all’anno precedente si registra un incremento di 464 unità, equivalente a una crescita relativa dell’1%. Nel confronto con il resto del Paese, la provincia di Trento si colloca ad un livello analogo alla media nazionale. In Italia, infatti, gli stranieri sono l'8,7% della popolazione residente, mentre nella provincia di Bolzano sono il 9,5% e nella ripartizione Nord-Est il 10,8%.

 

La popolazione straniera residente in provincia di Trento è nettamente più giovane di quella italiana ed è quindi soggetta a una mortalità molto più bassa: il numero dei morti stranieri residenti ammonta, infatti, a sole 87 unità (63 nel 2017), con un tasso di mortalità dell’1,8 per mille. In conseguenza dell’alta natalità e della bassa mortalità, il saldo naturale (eccedenza o deficit di nascite rispetto ai decessi) è chiaramente positivo (+607 unità), anche se in calo di 28 unità rispetto all’anno precedente. Il saldo migratorio o sociale (calcolato come differenza fra le iscrizioni per immigrazione e le cancellazioni per emigrazione) presenta un valore positivo pari a 2.218 persone e risulta inferiore di 392 unità rispetto a quello dell'anno precedente, per effetto di un calo delle iscrizioni ed un contemporaneo aumento delle cancellazioni.

 

Le acquisizioni di cittadinanza italiana sottraggono 1.552 persone alla quota totale degli stranieri residenti. Rispetto al 2017 si registra una riduzione delle acquisizioni di cittadinanza, pari a 364 unità (-19,0%). Il tasso di acquisizione della cittadinanza italiana (rapporto tra le acquisizioni della cittadinanza italiana e la popolazione straniera residente a inizio anno) nel 2018 è risultato pari al 33,1 per mille (41,2 per mille nel 2017 e 71,4 per mille nel 2016), il doppio di quello che si registrava a metà degli anni Novanta.

 

Nel corso del tempo si è assistito ad un cambiamento sostanziale della distribuzione degli stranieri per cittadinanza: mentre, infatti, all’inizio degli anni Novanta i cittadini appartenenti ai 28 Paesi dell'Unione Europea costituivano circa la metà degli stranieri residenti, ora la loro quota si è ridotta a circa un terzo. Oggi le presenze più rilevanti sono quelle dei cittadini originari dell’Europa Centro-Orientale (32,1% degli stranieri residenti); acquisiscono sempre più rilevanza anche i cittadini di origine asiatica (13,7%) che hanno ormai superato le persone provenienti dal Maghreb (11,2%). In costante crescita risulta il numero delle famiglie.

 

La popolazione trentina nel 2018 è suddivisa in 236.620 famiglie (1.404 in più rispetto all’anno precedente), con un numero medio di componenti per famiglia di poco inferiore ai 2,3; nel 1951 tale valore era pari a 3,9. Circa il 33% delle famiglie è costituito da coppie con figli mentre il 22% sono coppie senza figli. Il 10% delle famiglie sono formate da un solo genitore con figli mentre i single (giovani o anziani) sono il 35% delle famiglie trentine. Nell’ultimo decennio si è ridotta l’incidenza delle coppie, con o senza figli, mentre è aumentata l’incidenza delle famiglie monogenitoriali e soprattutto dei single.

 

Le migliori condizioni di vita e la riduzione dei tassi di mortalità hanno determinato un allungamento della vita media. Anche nel 2018 si conferma il fenomeno, in atto ormai da molti anni in tutti i Paesi europei, dell’invecchiamento progressivo della popolazione. L’età media della popolazione trentina risulta essere di 44,6 anni (43,2 anni per i maschi e 46,0 per le femmine); in occasione della rilevazione censuaria del 1981 risultava pari a 36,6 anni.

 

La speranza di vita per i maschi si attesta a 82 anni, con un incremento di 0,4 anni rispetto al 2017, mentre quella femminile risulta in leggera flessione a 86,1 anni (0,1 anni in meno). Per entrambe le componenti si tratta dei valori più elevati nel contesto nazionale, a testimonianza dei significativi livelli di qualità della vita raggiunti in Trentino. L’indice di vecchiaia (rapporto tra la popolazione di 65 anni e oltre e quella fino a 14 anni) ha raggiunto il valore di 153,7, in crescita rispetto all’anno precedente, quando era pari a 149,7 (al censimento del 1981 l’indice era pari a 71,9; al censimento del 1991 era pari a 109,5).

 

Questo valore indica che attualmente nella popolazione trentina ci sono circa 154 anziani ogni 100 giovani; a livello nazionale lo stesso rapporto è di circa 173 anziani ogni 100 giovani. Ciò significa che la popolazione trentina, nonostante il continuo invecchiamento, si mantiene ancora tra le realtà regionali più “giovani” (nel Nord-ovest l’indice di vecchiaia è pari a 183,4, nel Nord-est a 176,8, al Centro a 182,3, al Sud e nelle Isole a 158,0). Il progressivo invecchiamento della popolazione è confermato anche dall’incremento dell’età media alla morte: nel 1980 l’età media alla morte era pari a 71,2 anni, mentre nel 2018 è pari a 81,4 anni. Nell’arco di circa 30 anni la vita media degli uomini e delle donne si è allungata di circa 10 anni.

 

Le principali cause di morte vengono confermate anno dopo anno: le malattie del sistema circolatorio risultano la causa più rilevante con il 33,8% dei decessi, seguite dai tumori con il 30,7%. Le prime sono la causa principale di decesso per le donne (il 37,1% dei decessi femminili è riconducibile alle malattie dell’apparato circolatorio), mentre per i maschi sono i tumori la causa principale (36,5% dei decessi maschili), in particolare quelli a trachea, bronchi e polmoni.

 

Da osservare infine, che mentre la mortalità per tumori non ha sostanzialmente modificato la rilevanza nel tempo (nel 1990 il 30,6% dei decessi era causato da tumori), si è ridotta l’incidenza della mortalità per malattie dall’apparato circolatorio, pur confermandosi ancora come la prima causa. Nel 1990 rappresentava il 40,9% dei decessi. Considerando le singole cause di decesso, si riscontra un aumento pressoché generalizzato dell’età alla morte: di tumore nel 1980 si moriva mediamente a 67,6 anni, nel 2016 a 75,9; per malattie del sistema Annuario Statistico anno 2018 Edizione 2019 10 respiratorio nel 1980 la morte avveniva a 74,3 anni, nel 2016 a 85,1 anni; per le malattie del sistema circolatorio, l’età media alla morte è di 85,2 anni, contro un valore del 1980 pari a 81,3 anni.

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