Latteria di Frontin, cent'anni di storia fra tradizione e nuove idee: “Chi viene qui sa cosa trova, dopo il bambino ricoverato per il formaggio a latte crudo pastorizziamo tutto”
La Latteria di Frontin ha quasi cent’anni e, in occasione della rassegna “Latterie aperte” nella quale presenterà due nuovi yogurt tutti locali, Il Dolomiti ha incontrato il suo presidente Fabio Schiocchet per farsi raccontare come sopravvive oggi una piccola realtà produttiva in un mercato dominato sempre più dai grandi numeri

BORGO VALBELLUNA. “Abbiamo ottime mele e altri prodotti a due passi e possiamo far conoscere il territorio anche a chi non è mai venuto. Ci sono infatti molti turisti e chi è di passaggio vuole provare, ad esempio di recente abbiamo mostrato il laboratorio a una comitiva di Malta: siamo una piccola latteria, ma sempre in fermento. E poi i giovani che abbiamo qui portano continuamente idee nuove”.
La Latteria di Frontin ha quasi cent’anni di vita e il suo presidente oggi è Fabio Schiocchet, titolare dell’azienda agricola Faldine: il Dolomiti lo ha incontrato per farsi raccontare come sopravvive oggi una piccola realtà produttiva in un mercato dominato sempre più dai grandi numeri.
Nata nel 1930 come latteria turnaria, questa struttura si è trasformata in cooperativa sociale nel 1988. “Era partita con 52 soci - spiega Schiocchet - che negli anni Settanta sono diventati circa 120. Oggi siamo in tre, ma lavoriamo quasi il doppio del latte: da 10 quintali al giorno siamo a circa 18. Quando è nata, infatti, lo scopo per ogni socio era lavorare il latte delle proprie mucche, magari due e tre: produrlo ognuno a casa propria non era perciò pensabile”.
Delle quattro latterie allora presenti a Trichiana, oggi restano Sant’Antonio Tortal e Frontin. “A turno i soci venivano ad aiutare il casaro e producevano un solo tipo di formaggio e il burro - prosegue - mentre oggi vendono il latte alla latteria, che lo paga e poi produce e vende il prodotto finito”. E l’offerta si è ampliata: circa 15 mila forme l’anno di formaggio, più burro, caciotte, mozzarelle, yogurt: un totale di oltre 15 prodotti, per incontrare le richieste dei clienti tra cui, da tre anni, un formaggio senza lattosio.
A questi se ne aggiungeranno presto altri due. È partita infatti la 18esima edizione di “Latterie aperte”, la rassegna della Valbelluna che porta alla scoperta di prodotti del territorio con visite guidate, degustazioni e approfondimenti culturali. La Latteria di Frontin sarà come sempre presente e si occuperà di lavorazione delle mozzarelle, oltre a degustazioni di ricottine (per l’occasione a forma di cuore) e due nuovi yogurt. “Domenica 31 maggio - spiega Schiocchet - faremo i primi assaggi di uno yogurt alla mela realizzato in collaborazione con l’associazione Mele a Mel. È interamente locale, con latte dei nostri soci e le mele dell'azienda Venturin che ci fornisce una sorta di purè fatto a sua volta sul territorio, a Cesiomaggiore. In più abbiamo un altro yogurt, simile a quello greco: è cremoso e si ottiene lasciandolo riposare qualche giorno in più”.
Una realtà dunque in cui passato e futuro si compenetrano davvero. Se da un lato Schiocchet ci mostra una cantina di stagionatura che ha quasi cent’anni, dall’altro i macchinari sono moderni e tutto il prodotto viene pastorizzato. “Dopo l’ultimo caso di un bambino in Trentino ricoverato per aver mangiato un formaggio a latte crudo - nota Schiocchet - la normativa si è fatta più stringente e i controlli rendono difficile mantenere quel tipo di produzione. Noi fino a cinque anni fa lavoravamo metà del latte come crudo, poi abbiamo deciso di pastorizzare tutto. Abbiamo fatto bene altrimenti sarebbe dura oggi”.
E sul fronte delle quote latte, visto il rialzo dei prezzi sul mercato (qui l’intervista)? “Noi riusciamo a gestirci - risponde - perché lavoriamo solo il latte dei soci, perciò al momento non incide sulla nostra realtà. Possiamo dire che, a livello vendite, il 2025 è stato un anno ottimo, con un buon incremento rispetto ai precedenti e costi rimasti stabili. I primi mesi del 2026 sono in linea come vendite, ma pesa l’incognita della guerra in Medio Oriente: se va avanti così non sarà facile gestire gli aumenti di gasolio, energia e dei prodotti per fare il formaggio”.
Ad oggi, comunque, anche una piccola realtà può funzionare, nonostante un mercato dominato dall’industria lattiero-casearia. “Funziona - sottolinea - perché facciamo un prodotto diverso, artigianale. Vendiamo la maggior parte del formaggio qui allo spaccio, in più riforniamo alcuni supermercati locali e siamo conosciuti anche nella zona pedemontana. Chi viene qui, però, non lo fa solo per acquistare un prodotto ma perché sa cosa trova”.
“Di fatto - conclude - non facciamo pubblicità, se non qualcosa sui social. Ci siamo fatti conoscere in passato con le fiere, ma si tratta sempre di rapporti interpersonali: accade ancora come nei negozi di alimentari di un tempo, dove il cliente si fidava di chi c’era dall’altra parte. Ora però dovremo pubblicizzare il nuovo yogurt e mi piacerebbe puntare sulla persona che lo produce, facendo vedere chi c’è dietro quella lavorazione e rendendo davvero l’idea che sia qualcosa di locale”.












