"Si era innamorato del Trentino. Dopo aver ottenuto la cattedra nella sua regione, aveva deciso di tornare qui, tra le montagne". Il ricordo dei colleghi di Antonio Toscani
"Era una persona estremamente empatica - ricordano Leonardo e Virginia, gli altri due insegnanti di educazione fisica dell'istituto "La Rosa Bianca" di Cavalese, dove il 32enne insegnava da tre anni -, bravissimo a rapportarsi con tutti gli studenti, indipendente dagli indirizzi e dalle età. Con lui avevamo sviluppato alcuni progetti, come ad esempio quello legato all'arrampicata: avevamo portato i ragazzi a cimentarsi in parete e, anche in quella circostanza, avevamo apprezzato la sua preparazione e il fatto che fosse estremamente prudente"

CAVALESE. Antonio Toscani era nato a Giulianova, con il mare davanti agli occhi, ma si era innamorato del Trentino e delle Dolomiti.
A tal punto che, dopo essere diventato insegnante di ruolo in Abruzzo (la stessa professione dei genitori, che vivono ancora nel Teramano), aveva chiesto il trasferimento in Provincia di Trento, che aveva già conosciuto durante la sua esperienza da supplente. Detto e fatto: gli avevano assegnato la cattedra all'istituto "La Rosa Bianca" di Cavalese, dove insegnava educazione fisica da tre anni.
La notizia della tragica morte di Antonio Gianni Toscani (Qui articolo) ha scosso profondamente l'intero capoluogo della val di Fiemme: il 32enne è precipitato dalla parete che stava affrontando assieme ad un amico. E' caduto per 30 metri, finendo su alcune rocce sottostanti. Quando i soccorritori, allertati dal compagno di arrampicata, lo hanno raggiunto, Toscani era già morto.
Cavalese è sotto choc per la scomparsa di un ragazzo di 32 anni innamorato della montagna e di tutte le attività sportive ad essa direttamente connesse. Ma non solo perché, oltre all'arrampicata in falesia e in parete artificiale (e aveva iniziato a praticare anche quella su ghiaccio), allo sci alpinismo e allo sci alpino, il professore amava anche camminare e andare in bici.
Uno sportivo a tutto tondo, insomma, bravissimo nel suo lavoro, aperto al confronto e alla collaborazione.
Leonardo e Virginia, i due colleghi di educazione fisica di Antonio Toscani all'istituto "La Rosa Bianca", una volta appresa la terribile notizia, sono saliti a Pozza di Fassa, dove è stata trasportata e ricomposta la salma dell'amico e collega, recuperata dall'elisoccorso dopo aver ottenuto il nulla osta da parte dell'autorità giudiziaria.
"Con Antonio avevamo costituito un bellissimo team di lavoro - raccontano a due voci -. Era una persona umile, che sapeva valorizzare gli altri, estremamente rispettoso. Con lui si era creato uno splendido rapporto: chiedeva e suggeriva, era pronto a dire la sua e, se c'era da dare una mano, non si tirava mai indietro. E poi era una persona estremamente empatica, bravissimo a rapportarsi con tutti gli studenti, indipendente dagli indirizzi e dalle età. Con lui avevamo sviluppato alcuni progetti, come ad esempio quello legato all'arrampicata: avevamo portato i ragazzi a cimentarsi in parete e, anche in quella circostanza, avevamo apprezzato la sua preparazione e il fatto che fosse estremamente prudente".
La terribile caduta che ha provocato la morte è stata frutto, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, di una tragica fatalità.
"Lo ribadiamo - concludono i colleghi -: Antonio era molto attento ai rischi e sempre pronto ad intervenire quando vi erano situazioni potenzialmente pericolose. Non sappiamo cosa sia accaduto in parete ("è precipitato per una trentina di metri, oltrepassando nel proprio volo il compagno che lo stava assicurando in sosta e andando a sbattere contro le rocce" recita la nota ufficiale del Soccorso Alpino Trentino, ndr), ma lui non era certamente una persona spericolata, anzi, tutt'altro. In questi anni si è fatto voler bene da tutti. Sembra banale dirlo adesso, ma lui era veramente una persona speciale. Sì, era innamorato del Trentino e aveva voluto tornare qui, nonostante avesse ottenuto la cattedra in Abruzzo, anche per poter praticare quello che sport che tanto amava, l'arrampicata. Il giorno libero, un ponte, un week end favorevole: per lui ogni occasione era buona per salire in montagna e dedicarsi a ciò che più gli piaceva".
Anche per Michele Malfer, consigliere provinciale di Campobase e vice dirigente dell'istituto, la notizia della scomparsa del giovane insegnante è stata un "pugno nello stomaco".
"Una tragedia - commenta Malfer -, un'immane tragedia. L'avevo visto qualche giorno fa in occasione della partita di pallavolo disputata a Cavalese dalla nazionale italiana di pallavolo contro la Turchia. Antonio era una ragazzo per bene, uno di quegli insegnanti che ha il dono di entrare in sintonia con tutti gli alunni, indipendentemente dall'indirizzo e dall'età. E qui, dove insegnava ormai da tre anni, era diventato di casa, un ragazzo che amava la nostra terra e le montagne, pur arrivando da lontano. La notizia è stata choccante, veramente".












