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| 14 dic 2018 | 05:01

Sono più i morti dei nati, nel 2017 il tasso di natalità più basso degli ultimi 60 anni e gli anziani sono più dei giovani

Alcuni dati evidenziano un ritorno agli anni '90. Solo la Provincia di Bolzano presenta un saldo naturale positivo in Italia. La maggior parte degli stranieri è europeo, gli asiatici sono più dei cittadini provenienti dal Maghreb. Crescono le famiglie monogenitoriali, mentre le donne straniere si adattano a quelle trentine

Sono più i morti dei nati, nel 2017 il tasso di natalità più basso degli ultimi 60 anni e gli anziani sono più dei giovani

TRENTO. La popolazione trentina cresce, ma è ancora negativo il saldo naturale. Un trend di questi ultimi tre anni che prosegue anche nel 2017, i decessi superano i nati in modo forte e deciso: -567 persone. Il tasso di natalità è il più basso registrato negli ultimi 60 anni. A tamponare il dato interviene il saldo sociale, cioè la differenza tra iscrizioni e cancellazioni anagrafiche, largamente positivo a quota 2.931 unità. I residenti in Trentino ammontano così a 539.898 abitanti, 267.700 maschi e 275.198 femminile, rispettivamente 49 e 51%. Solo la Provincia di Bolzano presenta ancora un saldo naturale positivo, mentre tutte le altre regioni, da anni, evidenziano saldi naturali negativi.

 

Questo quanto emerge dall'annuario dell'Istituto provinciale di Statistica. I nati del 2017 sono stati 4.495, 147 in meno rispetto al 2016: si è praticamente ritornati ai livelli di natalità dei primi anni '90. Non solo, le donne in età feconda, convenzionalmente quelle tra 15 e 49 anni, sono sempre meno numerose.

 

E' evidente che stanno, infatti, progressivamente uscendo dall’esperienza riproduttiva le donne nate negli anni '60, molto più numerose delle generazioni che si affacciano alla vita riproduttiva. Questo significa che in 10 anni le donne in età feconda si sono ridotte di 7 mila unità, che si traduce in -5,1%.

 

Un andamento che non viene, inoltre, controbilanciato dall'alto tasso di fecondità delle donne straniere, in particolare di provenienza africana, che, anche per effetto della crisi economica, risultano meno numerose tra la popolazione residente e che, comunque, con il passare degli anni hanno modificato il proprio comportamento assimilando quello del contesto locale.

 

La conseguenza è la forte riduzione del tasso di natalità: il rapporto tra il numero dei nati vivi residenti e la popolazione media residente, che si attesta nel 2017 a 8,3 nati per mille abitanti, è lievemente inferiore a quello dell’anno precedente (8,6 nati per mille abitanti) e molto più basso del valore di 10,5 nati ogni mille abitanti di dieci anni fa. E' il tasso più basso registrato negli ultimi 60 anni.

 

Un quadro comunque migliore rispetto alla media nazionale: il tasso di natalità in Italia è del 7,6 per mille, i figli per donna in Trentino si attestano nel 2017 intorno a 1,49, sempre in calo, mentre nel resto del Paese siamo solo al 1,32. Nel 1962 questo indice era pari a 2,47.

 

Aumenta anche l’età media delle madri al parto32 anni nel 2017 e 31,9 nel 2016, superiore alla media nazionale di 31,9 anni. Un indice che risulta ancora più elevato, 32,7 anni, se si considera la sola componente italiana, mentre quella straniera si aggira intorno a 29 anni.

 

Il numero di morti in Trentino nel 2017 ammonta a 5.062 unità, 103 in più del 2016, e il tasso di mortalità provinciale (rapporto tra il numero dei morti residenti e la popolazione media residente) risulta intorno 9,4 per mille, superiore all’anno precedente (9,2 per mille), ma ancora inferiore alla media nazionale di 10,7 per mille.

 

Il tasso di mortalità provinciale negli anni '90 era sempre leggermente superiore a quello nazionale, nell’ultimo ventennio è calato e il divario si è ampliato nel tempo. In Trentino il saldo sociale risulta positivo fin dal 1972 e nel 2017 è di 2.931 unità: le iscrizioni anagrafiche dall’Italia e dall’estero sono state, ancora una volta, più numerose delle cancellazioni.

 

Il saldo sociale del 2017 risulta in crescita rispetto all’anno precedente (+1.182 unità) per effetto di un consistente incremento delle iscrizioni (+1.353 unità), di molto superiore all’aumento delle cancellazioni (+171 unità). Occorre sottolineare come buona parte dei movimenti migratori avvenga all’interno della provincia: circa il 59% delle 18.867 iscrizioni e il 70% delle 15.936 cancellazioni si verifica, infatti, tra i comuni della provincia.

 

Sono invece 3.451 (il 18,3% del totale degli iscritti) le persone iscritte nelle anagrafi dei comuni trentini provenienti dall’estero, mentre sono 1.704 (il 10,7% delle cancellazioni) i residenti emigrati all’estero.

 

Degli iscritti dall’estero, l’88,7% ha cittadinanza straniera (era l’86,9% nel 2016 e il 50% nel 1990), mentre dei cancellati per l'estero il 60,9% sono cittadini italiani. Il 19,7% dei cittadini stranieri iscritti nel 2017 nelle anagrafi dei comuni trentini proviene da Paesi europei dell’Unione europea (erano il 27,2% nel 2016).

 

Tra gli iscritti da Paesi europei extra Ue (16,7%) prevalgono i cittadini albanesi (7%), mentre gli stranieri con cittadinanza africana iscritti nelle anagrafi trentine sono il 33,4% (erano il 22,2% l’anno precedente), quindi i cittadini asiatici, australiani e americani rappresentano il 30,6%.

 

Gli stranieri residenti in Provincia di Trento sono 46.929 (21.891 maschi e 25.038 femmine) e rappresentano l’8,7% della popolazione residente in Trentino (erano lo 0,6% nel 1992 e l’8,6% nel 2016). Rispetto all’anno precedente si registra un incremento di 473 unità, equivalente a una crescita relativa dell’1%. Nel confronto con il resto del Paese, il Trentino si colloca ad un livello analogo alla media nazionale.

 

In Italia, infatti, gli stranieri sono l'8,5% della popolazione residente, mentre nella provincia di Bolzano sono il 9,1% e nella ripartizione Nord-Est il 10,5%. L'incidenza maggiore si registra in Emilia-Romagna, con il 12%.

 

I nati residenti con cittadinanza straniera nel 2017 sono 698 (48 in meno rispetto al 2016): il tasso di natalità è pari a 14,9 nati per mille residenti stranieri, in diminuzione sia rispetto all’anno precedente (15,7 nati per mille residenti stranieri), sia rispetto ai valori raggiunti alcuni anni fa (24,2 nel 2000).

 

Il tasso di natalità degli stranieri residenti è il doppio di quello degli italiani (pari a 7,7 nati ogni mille abitanti) e poco meno del doppio di quello della popolazione residente complessiva (con 8,3 nati per mille residenti). La quota di nati stranieri sul totale dei nati risulta in calo e ammonta nel 2017 al 15,5% (16,1% nel 2016), comunque un livello molto superiore rispetto al 2% del 1995.

 

La popolazione straniera residente in provincia di Trento è nettamente più giovane di quella italiana ed è quindi soggetta a una mortalità molto più bassa: il numero dei morti stranieri residenti ammonta, infatti, a sole 63 unità (72 nel 2016), con un tasso di mortalità dell’1,3 per mille.

 

In conseguenza dell’alta natalità e della bassa mortalità, il saldo naturale (eccedenza o deficit di nascite rispetto ai decessi) è chiaramente positivo (+635 unità), anche se in calo di 39 unità rispetto all’anno precedente. Il saldo migratorio o sociale (calcolato come differenza fra le iscrizioni per immigrazione e le cancellazioni per emigrazione) presenta un valore positivo pari a 2.610 persone e risulta superiore di 945 unità rispetto a quello dell'anno precedente, per effetto di un aumento delle iscrizioni ed una contemporanea riduzione delle cancellazioni. 

 

Le acquisizioni di cittadinanza italiana sottraggono 1.916 persone alla quota totale degli stranieri residenti. Rispetto al 2016 si registra una riduzione delle acquisizioni di cittadinanza, pari a 1.545 unità (-44,6%). Il tasso di acquisizione della cittadinanza italiana (rapporto tra le acquisizioni della cittadinanza italiana e la popolazione straniera residente a inizio anno) nel 2017 è risultato di 41,2 per mille (71,4 nel 2016), quasi il triplo di quello che si registrava a metà degli anni Novanta.

 

Nel corso del tempo si è assistito ad un cambiamento sostanziale della distribuzione degli stranieri per cittadinanza: mentre, infatti, all’inizio degli anni Novanta i cittadini appartenenti ai 28 Paesi dell'Unione europea costituivano circa la metà degli stranieri residenti, ora la loro quota si è ridotta a circa un terzo.

 

Oggi le presenze più rilevanti sono quelle dei cittadini originari dell’Europa Centro-Orientale (33,1% degli stranieri residenti); acquisiscono sempre più rilevanza anche i cittadini di origine asiatica (13,3%) che hanno ormai superato gli stranieri del Maghreb (11,2%).

 

In costante crescita risulta il numero di famiglie. La popolazione trentina nel 2017 è suddivisa in 235.216 famiglie (1.132 in più rispetto all’anno precedente), con un numero medio di componenti per famiglia di 2,3, ma nel 1951 tale valore era pari a 3,9.

 

Circa il 33% delle famiglie è costituito da coppie con figli mentre il 22% sono coppie senza figli. Il 10% delle famiglie sono formate da un solo genitore con figli mentre i single (giovani o anziani) sono il 35% delle famiglie trentine. Nell’ultimo decennio si è ridotta l’incidenza delle coppie, con o senza figli, mentre è aumentata l’incidenza delle famiglie monogenitoriali.

 

Le migliori condizioni di vita e la riduzione dei tassi di mortalità hanno determinato un allungamento della vita media. Anche nel 2017 si conferma il fenomeno, in atto ormai da molti anni in tutti i paesi europei, dell’invecchiamento progressivo della popolazione.

 

L’età media della popolazione trentina è di 43,9 anni (42,4 anni per i maschi e 45,3 per le femmine), mentre nel 1981 si attestava a 36,6 anni. Dopo la riduzione della speranza di vita alla nascita dovuta alla componente femminile, registrata nel 2015 per effetto di un aumento della mortalità in quell’anno, nel 2017 la speranza di vita si conferma in leggera crescita passando da 83,8 a 83,9 anni.

 

La speranza di vita per i maschi si attesta a 81,6 anni, con un incremento di 0,2 anni rispetto al 2016, mentre quella femminile risulta stabile a 86,3 anni. Per entrambe le componenti si tratta dei valori più elevati raggiunti nel contesto nazionale, a testimonianza degli elevati livelli di qualità della vita raggiunti in Trentino.

 

L’indice di vecchiaia (rapporto tra la popolazione di 65 anni e oltre e quella fino a 14 anni) ha raggiunto il valore di 149,7, in crescita rispetto all’anno precedente, quando era pari a 145,9 (al censimento del 1981 l’indice era pari a 71,9; al censimento del 1991 era pari a 109,5). Questo valore indica che attualmente nella popolazione trentina ci sono circa 150 anziani ogni 100 giovani, mentre a livello nazionale lo stesso rapporto è di circa 169 anziani ogni 100 giovani.

 

Questo indice è molto diverso per genere: nel 2017 in Trentino è pari a 126,8 per i maschi e 174,0 per le femmine. Il progressivo invecchiamento della popolazione è confermato anche dall’incremento dell’età media alla morte: nel 1980 l’età media alla morte era pari a 71,2 anni, mentre nel 2017 è pari a 81,4 anni (81 anni nel 2016).

 

Elevato il divario tra i due generi: l’età media alla morte dei maschi è passata da 68,2 anni del 1980 a 78 anni del 2017; per le femmine è salita da 74,9 anni del 1980 a 84,4 anni del 2017. Nell’arco di circa 30 anni la vita media degli uomini e delle donne si è allungata di circa 10 anni.

 

Le principali cause di morte vengono confermate anno dopo anno: le malattie del sistema circolatorio risultano la causa più rilevante con il 36,1% dei decessi, seguite dai tumori con il 29,6%. La mortalità per tumori non ha sostanzialmente modificato la rilevanza nel tempo (nel 1990 il 30,6% dei decessi era causato da tumori), si è ridotta l’incidenza della mortalità per malattie dall’apparato circolatorio, pur confermandosi ancora come la prima causa.

La popolazione giovane (classe 0-14 anni) ammonta nel 2017 a 78.351 unità, cioè il 14,5% della popolazione residente, mentre nel 1981 tale proporzione era del 19,9%. Negli ultimi anni la quota di popolazione giovane si riduce progressivamente, mentre continua ad aumentare l’incidenza delle persone di 65 anni e oltre: oggi sono 117.280 e rappresentano il 21,7% della popolazione residente; nel 1981 erano il 14,3%. I grandi anziani (80 anni ed oltre) rappresentano nel 2017 il 6,7% della popolazione residente, in crescita rispetto al 2,5% del 1981.

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