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Sexting, in Trentino sempre più diffuso tra i giovani lo scambio in internet di video e foto a sfondo sessuale

I giovani  sottovalutano che una propria foto  messa in circolazione, non solo non è più possibile recuperarla ma chi la riceve potrebbe decidere di pubblicarla online o condividerla con chiunque. Il dirigente della Polizia postale di Trento Sergio Russo: "Ai giovani consigliamo di fondare le proprie emozioni e sentimenti sulla vita reale"

Di gf - 07 febbraio 2017 - 08:12

TRENTOIl cyberbullismo, purtroppo, non conosce freni ma a preoccupare in Trentino è anche il fenomeno del sexting, cioè la condivisione via web di immagini o video a contenuto sessuale. Ad essere coinvolti sono ragazzi e ragazze in età sempre più bassa. Si parte dalla prima media e si arriva ai primi anni delle superiori.

 

Per capire la situazione basta citare alcuni dati relativi al 2016 e riferiti dall’Osservatorio nazionale adolescenza. Su un campione di oltre 7.000 adolescenti provenienti da tutta Italia, il 4% dichiara di “aver fatto sesso” inviando foto e video su WhatsApp, sui social network oppure telefonicamente. Il 6,5% ha fatto sexting e il 2% ha fatto sesso davanti ad una webcam. Il 10%, poi, ha scattato selfie

 

“Il sexting – ha spiegato Sergio Russo, vicequestore e nuovo dirigente della polizia postale di Trento - è uno dei fenomeni che più si stanno diffondendo anche in Trentino. Si tratta della diffusione di immagini che ritraggono adolescenti in particolari situazioni. Si fotografano a qualsiasi ora della giornata ed in determinati atteggiamenti senza poi pensa che problemi potrebbero derivare dalla diffusione di una foto simile. Credono che sia normale”.

 

Parte dei giovani, infatti, non è a conoscenza delle conseguenze del Sexting o le sottovaluta fortemente. Il pericolo maggiore associato allo scambio di foto e video a contenuto sessuale risiede nel fatto che, nel momento in cui una foto è messa in circolazione, non solo non è più possibile recuperarla ma chi la riceve potrebbe decidere di pubblicarla online o condividerla con chiunque generando quindi un vero e proprio bullismo informatico.

 

Il mezzo per entrare nel mondo virtuale scelto dai giovani trentini è soprattutto lo smartphone. “L’età di chi entra in rete si sta sempre più abbassando – ha spiegato il vicequestore Russo – e sicuramente i ragazzi preferiscono connettersi tramite i propri cellulare. Ormai sanno sfruttare benissimo la tecnologia  cosa che invece manca agli adulti che sono più diffidenti, anche se ai giovani manca la spesso la consapevolezza di quello che stanno facendo”.

 

Ecco allora che l’unica strada da seguire è quella di una collaborazione tra le forze di polizia, le famiglie e le istituzioni per mettere in campo percorsi di formazione che possano coinvolgere tutti a parte dai giovani, i genitori fino ad arrivare agli insegnanti.

 

A questo servono i diversi momenti di incontro promossi dalla Polizia postale che nel corso dell’anno scolastico punta sulla prevenzione e sulla consapevolezza di determinati comportamenti e condotte che i giovani possono considerare normale ma che alla fine hanno ricadute importanti sulla vita di altre persone che possono essere anche lontane.

 

Quali sono i consigli che la Polizia postale può dare ai giovani? “Il primo consiglio che possiamo dare ai ragazzi – spiega il vicequestore  Sergio Russo – è quello di fondare le proprie emozioni e i propri sentimenti sulla vita reale. Questo ovviamente non vuol dire non avere un cellulare o una identità virtuale. Non si devono poi assolutamente fare immagini che riguardano propri atteggiamenti intimi e diffonderle perché potrebbero diventare patrimonio di tutti ed avere ricadute, anche pesanti sulle persone”. 

Il consiglio più importante, però, è quello di denunciare. “Chi è vittima di cyberbullismo deve denunciare i fatti. Anche gli insegnanti e i genitori devono avere il coraggio di farlo. Purtroppo  - afferma il vicequestore – c’è un sommerso spaventoso”.

 

I consigli invece dare ad un genitore? “Di tornare – spiega Russo - a rivestire il ruolo dell'educatore, a vigilare su quello che fa il proprio figlio. I genitori devono tornare a fare i genitori ma allo stesso tempo devono anche capire che esiste un mondo di tecnologie che non può rimanere solo appannaggio dei ragazzi”. 

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