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Un mosaico di tre diverse annate per uno spumante unico: da Milano parte la corsa del Ferrari Perlè Zero

Nato dall’assemblaggio di un vino-base selezionato in tre diverse annate - 2006, 2008 e 2009, tre annate fredde, ideali per le bollicine - ulteriormente suddiviso in quantità fatte fermentare parte in contenitori d’acciaio, altre in botti di rovere è stato presentato nel prestigioso Spazio Turati

Di Nereo Pederzolli - 29 settembre 2017 - 12:09

MILANO. Zero, per un traguardo senza limiti. Gioca la carta del paradosso la ‘maison’ dello spumante più blasonato d’Italia. E davanti ad un parterre d’eccezione presenta il Ferrari Perlè Zero. Parola che evoca un numero, che richiama la rotondità, il concetto di perfezione, il ciclo della rinascita legata ad un vino. Zero come traguardo di un percorso che ha impegnato anzitutto gli enologi di Casa Lunelli, decisi a completare un iter produttivo d’alta scuola enoica. Perché - ribadisce Matteo Lunelli, presidente delle Cantine Ferrari - ottenere questo spumante classico Trento DOC non è stato facile, anzi.

 

E’ un mosaico di tre diverse annate, elaborato con un preciso obiettivo: valorizzare anzitutto l’essenza dello chardonnay di montagna. E imprimere allo Zero caratteri...infiniti. Ricerca e sperimentazione. Con uno stile che solo i più audaci spumantisti possono permettersi. Il Perlè Zero scaturisce infatti dall’assemblaggio di un vino-base selezionato in tre diverse annate - 2006, 2008 e la successiva, tre annate fredde, ideali per le bollicine - ulteriormente suddiviso in quantità fatte fermentare parte in contenitori d’acciaio, altre in botti di rovere, con una piccola percentuale di questa ‘materia prima’ lasciata in grandi bottiglie di vetro. Il tutto, ben amalgamato, è stato messo in bottiglia, per una lenta rifermentazione, durata sette lunghi anni. Dunque una cuvée 2010 che ha visto le prime stappature proprio in questo inizio d’autunno 2017.

 

Presentazione a Milano, Spazio Turati trasformato in una coreografia dove il tondo del numero zero era parte integrante di ogni dettaglio, dalla forma e disposizione dei 230 posti a tavola, all’addobbo delle prime bottiglie stappate per l’occasione. Immediati i consensi, non di circostanza. Perchè il Perlè Zero è davvero una novità più che autorevole nel panorama delle migliori ‘bollicine’, non solo nazionali. Merito di questa insolita tecnica enologica - tre annate diverse per fare un vino che dovrà attendere lunghe stagioni prima di essere valutato - ma anche per le sue intrinseche qualità. Spumante sopraffino, destinato a veri intenditori. Ha nerbo e cipiglio d’assoluta naturalezza. Richiama la finezza e l’eleganza delle Dolomiti, carico in aromi di frutta montanara, con sentori altrettanto suadenti d’erbe d’alpeggio.

 

Si chiama non a caso Zero perché non ha nessuna aggiunta di zuccheri, niente ‘dosaggio’ dunque, quel ‘liquore’ che solitamente viene messo per rendere lo spumante leggermente amabile. Elaborato in oltre 20 mila esemplari, proposto ad un prezzo altrettanto importante, che al ristorante potrà sfiorare i 100 euro la bottiglia. Altrettanto stellare la cena di presentazione. Con Alfio Ghezzi e Norbert Niederkofler impegnati a ’quattro mani’ per presentare una Tartare di coregone, squame croccanti e olio al levistico. Antipasto seguito da Ravioli d’anatra con salsa ai funghi koji. Decisamente appagante il Filetto di vitello, foglioline di cavolo, nasturzio e zuppetta di porcini. Con un dessert - abbinato però ad uno spumante chiamiamolo dolce, il Demi sec … - con noci, rabarbaro e polline.

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