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Vinitaly, lo stand del Trentodoc preso d'assalto. Ma la ressa si estende anche al reparto grappe

Sulla manifestazione veronese l'ombra della Brexit, tema affrontato anche dai cantinieri trentini. Si fanno notare le piccole cantine trentine e altoatesine

Di Nereo Pederzolli - 10 aprile 2017 - 19:29

VERONA. Brexit, uno spauracchio che per gli enofili più coscienziosi allarma come tracce di  Brettanomyces nel vino. Brexit che fa rima con Brett, vale a dire lieviti che alterano l’aroma del vino (rosso) scatenando variegate tesi sull’analisi organolettica di quanto si beve.

 

A Vinitaly gli operatori stranieri ( i bene informati giurano che nel tourbillon fieristico se ne vedono pochini) stimano le ripercussioni sul mercato del vino verso la Gran Bretagna, le scelte antieuropeiste inglesi e le possibili contaminazioni con altri limitrofi mercati. Tema affrontato anche dai cantinieri trentini, in vista di prossimi appuntamenti commerciali con Londra e le piazze inglesi dedite al vino italiano.

 

Inglesi che amano le bollicine, indipendentemente se ottenute con il classico metodo della rifermentazione in bottiglia o ‘spumantizzate’ massicciamente Prosecco style. Proprio per questo si cercano strategie spumantistiche alternative. Come il recupero di una DOC finora poco valorizzata: Garda.Veneto e Lombardia ‘spingono’ per una sinergia con il Trentino e proporre – tra un paio di vendemmie – un corale spumeggiante Garda, per fare concorrenza – anche nel prezzo - al prosecco e a certi vinelli frizzanti.

 

Intanto Trentino e Alto Adige scommettono su varietà a bacca rossa decisamente stanziali: Teroldego Rotaliano e Lagrein. Presentando gli esiti del primo Concorso riservato a questi due vitigni, appena andato in scena alla Fondazione Mach. Che stamane, nel suo stand, ha reso noto la classifica. Con il Clesurae della Cantina Rotaliana – una Teroldego corposo, vero protagonista della nuova frontiera  enologica – e il Lagrein Taber della Cantina Bolzano assoluti vincitori nelle rispettive categorie.

 

Con piazzamenti e riscontri eccellenti anche per la minuscola azienda Cipriano Fedrizzi di Mezzolombardo, nonché Agraria Riva, Bellaveder, De Vescovi, Dorigati, Casata Monfort e Mori tra le trentine senza dimenticare l’ottima performances del gruppo Mezzacorona, con il Nos e il Lagrein Castel Firmian. Nettamente in evidenza le riserve di Lagrein altoatesino, con Cantina San Michele Appiano, la San Paolo, la Waldgries e Novacella tra i doc in concorso per l’Alto Adige.

 

Torniamo alla rassegna, rimanendo – ancora per oggi – in Trentino. Lo spazio riservato al Trentodoc è quasi preso d’assalto. Un successo ogni previsione, ribadiscono sia il presidente dell’Istituto spumante classico che la responsabile Sabrina Schenk.

 

Brindisi festosi pure per alcune aziende che si avvicinano alle ‘bollicine’ timidamente ( Pravis con il Blau Dorè, un classico da sole uve di pinot nero ) o con lo spumante da sole uve resistenti alle malattie ( varietà solaris) elaborato – con tanto di caratteristico, naturale, residuo sul fondo della bottiglia – dal duo Pojer & Sandri.

 

Poi un’incredibile lunghissima sequenza di novità. Dal Ritratto della Lavis – senza l’immagine di un dipinto di Segantini –alla bottiglia d’oro di Mezzacorona, per i 40 anni di Rotari. Buone nuove pure in casa Cavit, come per Endrizzi, Letrari, Zeni ( che offre anche una singolare birra) senza tralasciare il vino in anfora – vaso vinario in terracotta opera dei Tava di Mori – presentato dalla locale cantina moriana.

 

Citazione doverosa per l’esclusivo, importantissimo premio conquistato dai Guerrieri Gonzaga, assegnato all’azienda italiana che ha reso famoso un suo vino nel mondo, appunto il San Leonardo.

 

La ressa è incessante anche negli stand riservati alla grappa, vanto di un comparto trentino troppo spesso dimenticato. Mastri distillatori che convincono e coinvolgono i consumatori più attenti. Quelli che qui a Verona vengono per assaporare vini energici nella loro leggerezza, decisamente vitali doverosamente autentici.

 

Gustando senza rispettare assurdi tecnicismi legati al sorso, senza tanti gerghi di parole per iniziati, con derive d’analisi preudo-oggettive. Ma assaggiare incoraggiati da empirici approcci empatici, per ridurre – se non eliminare completamente – la distanza tra produttori di vino e consumatori. Una sfida che dovrà caratterizzare il dopo Vinitaly.

 

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