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Lo chef Alfio Ghezzi alla ''Salewa Ironfly'': 450 chilometri tra parapendio, corsa in montagna e i più grandi campioni

Intervista al bistellato trentino della Locanda Margon che a maggio si ''concederà'' una pausa dai fornelli per una maratona di hike & fly con i più grandi del settore: da Aaron Durogati a Nicola Donini. "Ho iniziato a volare in modo pionieristico, quando praticavo l'alpinismo e sentivo parlare dei primi voli planati dalle montagne con una specie di paracadute. Poi ho conosciuto i migliori e da loro ho cercato di imparare"

Pubblicato il - 26 aprile 2018 - 12:35

TRENTO. Oltre 450 chilometri da percorrere in massimo una settimana. tra cielo e terra, tra vela e sentieri che si inerpicano su per le montagne. E tra i protagonisti di questa spettacolare gara ci sarà anche il cuoco stellato trentino della Locanda Margon Alfio Ghezzi grande appassionato di parapendio che l'anno scorso avevamo seguito assieme al roveretano Moreno Parmesan nell'avventura della Dolomiti Super Fly (trecento chilometri tra corsa e parapendio in regione). Questa volta il viaggio si annuncia più lungo e avrà da cornice le Alpi e Prealpi lombarde e piemontesi.

 

Si tratta della prima edizione di Salewa Ironfly, la gara di hike & fly, di corsa in montagna e volo in parapendio, organizzata dal Parapendio Club Scurbatt con Salewa come title sponsor, in programma dal 12 al 19 maggio. Una competizione lunga 458 chilometri, con partenza dal lungolago di Lecco e arrivo a Suello, seguendo un percorso indicativo, da concludere nel tempo massimo di 1 settimana, con 4 boe obbligatorie sul Monte Cornizzolo (LC), a Macugnaga (VCO), a Bormio (SO) e al Passo della Presolana (BG).

 

Oltre a Ghezzi si contendono la vittoria, atleti italiani e internazionali, tra cui il meranese Aaron Durogati, vincitore della Red Bull Dolomitenmann e della World Paragliding Cup 2016, lo svizzero Christian Maurer, che ha conquistato per 5 volte la Red Bull X-Alps, Nicola Donini, vicecampione del Mondo classe 1996 di Molveno, e i “portabandiera” del Club Scurbatt Fabio Zappa, Filippo Gallizia, Roberto Alberti, Dario Frigerio, Giovanni Gallizia e Roberto Marchetti

 

Ghezzi al via ci sarà perché "l'alta cucina è una prima donna, esigente, che lancia continuamente nuove sfide e io ci dedico tutta la mia vita ma almeno una volta l'anno sento la necessità di ricaricare, di fare il pieno di energia". E allora ecco la Salewa Ironfly, "un'avventura estrema - spiega - che abitua a mantenere un livello di sfida altissimo, dove devi continuare a superare te stesso per raggiungere quello stato che ti permette di avere una visione e un controllo completo in ogni nuova situazione, nella vita, nel lavoro ed anche nello sport".

 

 

Alfio Ghezzi, chef di Locanda Margon di Casa Ferrari, unico due stelle della storia dell'alta cucina trentina, vola per ritrovare un equilibrio e per sfidare sé stesso e i propri limiti e, se c'è un legame che tutte le cose unisce, chi vive di passioni, tra i blu più limpidi ed i sapori più unici, non può che intrecciarle.

 

Alfio, c'è una relazione tra la cucina e il volo?

Certo. Il volo è conoscenza nella relazione intima con l'ambiente; è scuola di vita e di carattere perché ci insegna a coltivare i valori della passione, della determinazione e dell'audacia; è equilibrio e armonia; ed è bellezza e coraggio perché rappresenta una rottura degli schemi e ci spinge ad uscire dalla consuetudine. Tutti questi valori io li trovo riflessi nella cucina, in quello che faccio tutti i giorni, nella creazione di un piatto, nelle difficoltà che condivido con i miei ragazzi, nella ricerca dei prodotti migliori e nell'uso della tecnologia.

 

Cosa cerchi nella cucina? Che cosa nel volo?

In cucina cerco la libertà, l'intuizione che arriva dalla sintonia con un luogo, con un prodotto, con la cultura, la possibilità cioè di poter creare attraverso una visione semplice che rispetti il mondo. Nel volo e nella montagna cerco l'armonia con me stesso e cerco la forza, non per essere superiore ma poter controllare e gestire il mio nemico più grande: i miei limiti, i dubbi ed i timori che ogni tanto arrivano e ti invadono.

 

Qual è il piacere più grande che provi nel cucinare? E nel volare?

Cucinare è un atto di generosità, il piacere più grande è sapere che attraverso il cibo possiamo regalare ai nostri ospiti un momento di benessere fatto di gusto, di colori, di profumi che un piatto ed un ambiente trasmettono. Nel volo invece è un piacere più intimo, è la consapevolezza di poter andare oltre, perché tutte le volte che muovo il primo passo nel vuoto so che di lì in poi ci potrà essere un rischio, ma di sicuro ogni momento che avrà sarà un intenso regalo di energia, armonia e bellezza.

 

In cucina hai avuto come maestri Gualtiero Marchesi e Andrea Berton. C'è tra i piloti qualcuno da cui hai imparato o da cui hai preso esempio?

Ho iniziato a volare in modo pionieristico, quando praticavo l'alpinismo e sentivo parlare dei primi voli planati dalle montagne con una specie di paracadute. Per fortuna subito dopo ho capito che avrei dovuto affrontare questa attività in modo diverso e mi sono avvicinato al mondo del volo e delle competizioni dove ho conosciuto Jimmy Pacher, Cristian Biasi e Luca Donini. Da ognuno di loro ho cercato di cogliere qualcosa: da Jimmy l'armonia e l'eleganza, da Cristian la tenacia e da Luca, con cui ho condiviso più tempo in volo, il giusto mix fra follia e sensibilità. Non ho mai raggiunto le loro abilità ma con loro ho condiviso momenti straordinari e indimenticabili. Il volo di pendio, volare con gli amici, o in solitaria attraverso le Alpi, la natura come unica compagna, e, ora, una nuova sfida: "Salewa Ironfly", gara di hike & fly lunga 458 chilometri, tra le montagne lombarde e piemontesi, cornice meravigliosa.

 

Perché hai deciso di partecipare a "Salewa Ironfly"?

L'alta cucina è una prima donna, esigente, che lancia continuamente nuove sfide. Io ci dedico tutta la mia vita ma almeno una volta l'anno sento la necessità di ricaricare, di fare il pieno di energia. Un'avventura estrema come la "Salewa Ironfly" abitua a mantenere un livello di sfida altissimo, devi continuare a superare te stesso per raggiungere quello stato che ti permette di avere una visione ed un controllo completo in ogni nuova situazione, nella vita, nel lavoro ed anche nello sport.

 

Come ti stai preparando alla gara?

Cerco sempre di mantenere una base di allenamento con la corsa ma nei due mesi che precedono la gara mi organizzo in modo più metodico lavorando sulla mobilità attraverso stretching e pilates, poi la forza con esercizi anaerobici ed infine la resistenza con sedute più lunghe. Un paio di volte al mese se riesco faccio un lungo da una trentina di chilometri sommando la corsa ai roller-blade. Tuttavia, trovare il tempo per allenarsi, con il mio lavoro, diventa sempre più difficile e quest'anno sto faticando a trovare la giusta forma ma so di poter contare su una buona dose di tenacia e determinazione.

 

Che dieta seguirai nei giorni della competizione?

Circa due anni fa ho cambiato completamente il mio stile di vita ed anche l'alimentazione. Ho eliminato completamente gli zuccheri semplici, ho limitato i carboidrati in generale, favorendo solo quelli ricchi di fibre ed ho invece rivalutato i grassi. Anche per la gara, come già fatto in passato, mi preparerò dei pasti che confeziono in porzioni sottovuoto ed Andrea Signoretto, il mio supporter, me li preparerà rigenerandoli semplicemente in acqua bollente. Fra questi piatti non mancano mai le barrette a base di olive e pasta di kamut soffiata, il formaggio di farro che ottengo attraverso la fermentazione del farro, molte verdure con erbe aromatiche, semi di zucca e girasole, gnocchi di canapa, della trota essiccata e la "slenzega" con diaframma di yak della Val d'Ambiez che mi preparo io.

 

Se dovessi dedicare un piatto a "Salewa Ironfly", quale sarebbe e che nome gli daresti?

Probabilmente un piatto semplice che racconti i territori alpini, la fatica di chi vive in una terra marginale, ma anche lo spirito e la sensibilità delle genti di montagna, probabilmente: gnocchi di canapa, graukäse, gin e gemme di pino e lo chiamerei "Oltre".

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