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In Trentino la parete più difficile d'Italia: Stefano Ghisolfi libera "Erebor"

Arco aumenta la sua fama di "home of climbing" con l'aggiunta di "Erebor". La via liberata da Stefano Ghisolfi è stata gradata 9b/+, rendendola la più difficile d'Italia e una delle più impegnative del mondo 

Di Mattia Sartori - 15 gennaio 2021 - 12:10

ARCO. Si aggiunge un nuovo gioiello alla corona di Arco e della Valle del Sarca in tema di arrampicata sportiva. Alle 600 vie attrezzate e 16 falesie presenti nel progetto Outdoor Park Garda Trentino si somma “Erebor”, una nuova via presente nella falesia Eremo di San Paolo appena liberata dal climber Stefano Ghisolfi.

 

Stefano, torinese di nascita e arcense d’adozione è riuscito a liberare Erebor venerdì 8 gennaio 2021. La via è stata gradata 9b/+, uno dei livelli più difficili che si possano affrontare in questo sport. Questo la pone al terzo posto nella classifica personale di Stefano, che aveva già affrontato Change (9b+, Flatanger, Norvegia) e Perfecto Mundo (9b+, Margalef, Spagna). Non solo, ma risulta anche essere la parete più difficile d’Italia e una delle più impegnative del mondo. Un grande orgoglio per tutto il territorio del Garda Trentino e in particolare per la zona di Arco che conferma ulteriormente la sua fama di “home of climbing”.

 

"Dopo aver chiodato la via, ho impiegato circa sei mesi per raggiungere l’obiettivo prefissato - commenta Ghisolfi -. Prima del 2020 non avevo scalato molto all'Eremo di San Paolo: sono riuscito a riscoprire un posto bellissimo e suggestivo, proprio dietro casa mia, trovando una via nuova che in realtà avevo sotto gli occhi da sempre, ma che non avevo mai notato”.

 

 

Ghisolfi ha iniziato i tentativi di scalata su Erebor dopo il lockdown primaverile e dopo aver liberato “The Bow”, una via estremamente impegnativa di grado 9a+, sempre nelle vicinanze di Arco. In estate i tentativi sono stati sospesi per affrontare la parete “Change” in Norvegia, dove si è aggiudicato la prima ripetizione del percorso liberato dal climber ceco Adam Ondra.  “Erebor è alta circa venti metri e composta da movimenti estremi - prosegue Ghisolfi -. Il punto più difficile in realtà si trova all’inizio, anche se negli ultimi mesi continuavo a fallire proprio nell'ultima parte”.

 

Dopo essersi messo alla prova numerose volte nel corso dei mesi autunnali, il climber è riuscito nell’impresa nonostante il pungente freddo di questi giorni: “Portare a termine questo progetto nel Garda Trentino è stata una doppia soddisfazione, sia per aver chiodato per la prima volta una via sia per averla liberata. Ora mi piacerebbe che qualcuno la provasse e riuscisse a ripeterla, penso che Adam si divertirebbe”, conclude Stefano.

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